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Venezuela: Bush-Chavez, ora è guerra elettronica

La Camera Usa approva una radio-tv per portare in Venezuela un'informazione «obiettiva e completa». E' la risposta «imperialista» a Telesur, in onda dal 24 luglio. Ma non solo
24 luglio 2005 - Maurizio Matteuzzi
Fonte: Il Manifesto

Gli Stati uniti di Bush non danno tregua al Venezuela di Chavez (che si avvia sempre più a diventare un Fidel ma con un mare di petrolio). Senza vergogna e anche con una notevole dose di stupidità. L'ultimo capitolo - anzi il più recente perchè di certo non sarà l'ultimo - della guerra fra Washington e Caracas è l'annuncio, martedì, dell'approvazione da parte della Camera dei reappresentanti Usa di un emendamento che autorizza l'amministrazione «a inziare trasmissioni radio-televisive che garantiranno una fonte altamente accurata, obiettiva e completa di notizie al Venezuela», per mezz'ora al giorno. Insomma un'altra radio e tv «Martì», quella fonte «accurata e obiettiva» di notizie con cui da anni gli Usa cercano invano di svegliare i cubani dal torpore e dalle menzogne del castrismo per indicargli la retta via della democrazia e della libertà. A proporre l'emendamento alla legge che finanzia tramissioni radio-televisive finanziate dal governo nord-americano è stato il repubblicano della Florida Connie Mack, sostenuto da altri congressisti che devono il loro seggio all'esilio anti-castrista di Miami, come l'assatanata Ileana Ros-Lehtinen (che ha già annunciato ulteriori iniziative). «Questa è la strada giusta - ha detto l'on. Mack - perché Chavez è chiaramente un'influenza negativa sull'emisfero e così noi mandiamo a dire a lui e ai suoi accoliti che lo teniamo d'occhio».

La «Martì» venezuelana nelle intenzioni dovrebbe contrapporsi a Telesur, la emittente televisiva voluta da Chavez che comincerà a trasmettere il suo segnale domenica 24 luglio, il giorno della nascita del libertador Simon Bilivar. A Telesur, che vuole essere una sorta di Cnn dell'America latina, partecipano diversi paesi del Cono sud: il Venezuela per il 51%, l'Argentina di Kirchner per il 20%, Cuba per il 19% e l'Uruguay di Tabaré Vazquez per il 10%. Ma anche il Brasile di Lula partecipa all'impresa di avere una informazione «alternativa» a quella che viene dal nord. La sua sede centrale sarà a Caracas e ha aperto redazioni a Buenos Aires, Brasilia, Montevideo, l'Avana, Città del Messico e Bogotà. Dovrebbe essere ascoltata e vista in tutta l'America latina e anche nel sud degli Stati uniti dove ormai la comunità ispano-parlante è maggioritaria. Ciò che renderà più complicato stopparla con le (prevedibili) interferenze.

Chi ha invece assicurato che riuscirà a rendere inascoltabile e invisibile la «Martì» venezuelana è stato Chavez. Mercoledì, il giorno dopo l'emendamento (che dovrà ora passare al senato Usa), è apparso sulla Venezolana de Television, l'unico canale statale (gli altri sono tutti privati e ferocemente anti-chavisti), per dire che se i gringos voglio «la guerra elettronica», lui è pronto e la «nuova «aggressione al Venezuela» non passerà. «Se Fidel è riuscito a neutralizzare il segnale di Radio Martì, noi faremo altrettanto». Chavez è stato come al solito torrenziale: «E' finito il tempo in cui ce ne stavamo zitti e buoni e porgevamo l'altra guancia come diceva Gesù Cristo... Risponderemo e la risposta sarà durissima... Ci sarà una guerra elettronica e se ne pentiranno perché la loro aggressione genererà nuova cosciena in America latina»... il Venezuela «non è isolato» mentre «il gigante imperialista sta entrando nella disperazione».

L'iniziativa del Congresso Usa, su cui non si è ancora espressa la Casa bianca (anche se non c'è motivo di dbitare che l'approvi), oltre che l'ennesima prova di arroganza neo-coloniale è anche stupida. Primo perché anche in Venezuela la radio-tv «obiettiva e completa» (che, sullesempio di Radio Martì dovrebbe chiamarsi Radio Bolivar) c'è già, ascoltabilissima, ed è la Voz de America di cui sarà un (costoso) duplicato. Poi perché la (chimiamola) Radio Bolivar andrebbe a fare una concorrenza involontaria ai media radiotelevisivi locali che sono tutti tranne uno in mano all'opposizione.

In Venezuela, con i tradizionali partiti d'opposizione ormai allo sbando, l'opposizione in questi anni è stata incarnata dai giornali, dalle radio e dalle televisioni private, che si sono spinti oltre ogni limite di decenza. Per cui è molto difficile sostenere che in Venezuela «non esiste liberta di stampa» anche se è vero che la maggioranza chavista del Congresso ha approvato una nuova legge che dà al governo ampi poteri di intervento.

Quello che Bush e il Congresso Usa non possono sopportare di Chavez sono gli stretti legami con Cuba, le sue alleanze con paesi come Cina e Iran, i progetti d'integrazione dell'America latina (e d'opposizione all'Alca). La Petrosur, con Brasile e Argentina, la Petrocaribe, con 13 paesi caraibici, la Petroandina, con la Comunità andina. E ora Telesur. Petrolio (di cui il Venezuela copre il 15% del fabbisogno Usa) e telecomunicazioni, troppo per lasciarli nelle mani di Chavez.

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