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Brasile : 10 lezioni che insegna la crisi politica

17 agosto 2005 - Emir Sader
Fonte: ALAI, América Latina en Movimiento


La profondità e l’estensione della crisi attuale possono essere rivelate dalla piena smentita di certe supposte verità che tentano di essere inculcate, con la loro ripetizione, nella testa delle persone, attraverso i grandi gruppi monopolisti dei media privati. Ecco alcune menzogne che la crisi permette di rivelare.

1. Il governo Lula è il governo della nuova destra. Chi faceva affermazioni come questa, non riesce a spiegare perché la destra unita, senza che nessuno dei suoi settori resti al di fuori, attacca con virulenza il governo Lula. Chi confonde i governi di Cardoso e Lula, non riesce a capire perché la destra unita predica il ritorno del blocco PSDB-PFL. Politica estera, politica educativa, politica culturale sono almeno tre elementi di rottura con la politica liberista e proUSA del governo FHC. E, oltre a questo, quel che la destra unita desidera, non è tanto la sconfitta del governo Lula, ma la sconfitta della sinistra, con i progetti storici, di lunga durata. Le posizioni di estrema sinistra avevano anche detto che l’URSS era diventata una potenza capitalista – e anche imperialista – simile o addirittura peggiore degli USA, il che non spiega perché è stato necessario abbattere il regime sovietico perché il capitalismo trionfasse in Russia.

2. La crescita economica garantirà la rielezione. Se é certo che l’espansione economica ha perduto la lena e che la crescita sostenuta era più una balla dall’equipe economica, poiché si trattava di un recupero ciclico di corto respiro, anche così non si può dire che viviamo in una congiuntura di crisi economica. Tuttavia, dato il carattere selettivo dell’espansione, sostenuta centralmente sull’esportazione e sul consumo di lusso, i suoi effetti non si traducono in miglioramenti sociali per la massa della popolazione, che non sente che le politiche governative siano a suo favore, mentre il grande capitale desidera ardentemente la conservazione del modello economico. Se fosse necessario fornire un esempio, l’economia peruviana continua a crescere, ma la popolarità di Alejandro Toledo è all’ 8%. Questo per dimostrare che non è un’espansione qualsiasi che migliora la vita del popolo.

3.La crisi rivela il carattere democratico dei media brasiliani. Questo è uno dei maggiori inganni diffusi durante la crisi. La dittatura dei media monopolistici privati è e continua ad essere un ostacolo a che il Brasile sia una democrazia. L’unanimità della grande stampa, scritta e televisiva, rivela il totalitarismo che la destra impone alla formazione dell’opinione pubblica. Basta vedere come il processo contro Henrique Meirelles, presentato alla Giustizia dalla Procura Generale della Repubblica, sostenuto da chiare prove dei crimini, incluso l’arricchimento illecito e l’evasione dell’imposta sul reddito, tra gli altri, non è stato oggetto di nessuna indagine da parte della grande stampa monopolista privata, per la quale Meirelles é un “caro”; è trattato quindi in forma completamente diversa da quanto i media fanno quando si tratta di accuse contro un membro del PT o di qualche altra forza di sinistra.

4. Le CPI (Commissioni parlamentari di inchiesta) sono strumenti efficienti per scoprire e punire i colpevoli di corruzione. Si tratta di spettacoli televisivi nei quali l’esibizionismo di chi sa che cosa viene inquadrato dalle telecamere, utilizza la logorrea demagogica per fare spettacolo per la TV, senza che i lavori abbiano nessun rigore nell’appurare la verità. L’episodio dell’offerta della ex-segretaria di Marco Valerio di posare nuda per Playboy, secondo lei per finanziare la sua campagna elettorale come candidata del PSDB o del PFL, rivela chiaramente il carattere esibizionista dei 15 minuti di gloria dei protagonisti delle CPI.

5. La corruzione e l’immoralitò sono un’esclusiva della destra. Le denunce rivelano in modo eloquente che dirigenti del PT hanno praticato sistematicamente atti di corruzione, sia per comprare voti alleati, sia per benefici personali, materiali o di influenza personale e politica. E’ certo che i voti comprati lo sono stati in genere per votare progetti favorevoli alla destra, ma sono stati crimini commessi da dirigenti del più importante partito di sinistra del Brasile. La vigilanza etica deve essere un’ attitudine permamente della sinistra, soprattutto e ancor di più su se stessa.

6. Il popolo brasiliano non ha memoria. Le ricerche di opinione continuano a collocare FHC come l’eventuale candidato alla presidenza con maggiore tasso di rigetto. Poiché lui è uscito dal governo risparmiato dai media rispetto alle accuse relative a atti di corruzione che il suo governo ha commesso come nessun altro nella storia del paese, è stato un altro il fattore che giustifica il suo rigetto: il fallimento nel piano sociale. Non importa che Cardoso abbia contenuto l’inflazione, al prezzo di moltiplicare per 11 il debito pubblico, che diceva che avrebbe combattuto, l’importante è che ha reso il popolo più miserabile. Non a caso il problema più importante e costante segnalato nelle ricerche di opinione, è la disoccupazione.
Anche così i grandi media monopolistici privati fanno tutto quel che possono per favorire l’amnesia del popolo, per poter riscattare i loro nuovi supereroi, Severino Cavalcanti e Roberto Jefferson.

7. Sinistra e destra sono uguali, fanno le stesse politiche e praticano la stessa corruzione. Altro inganno: i dirigenti del PT coinvolti nella corruzione sono il prodotto della mentalità mercantile che la direzione del partito è andato assumendo negli ultimi anni, la stessa che si esprime nella politica economica del governo – si ricordi che Meirelles e Palocci sono anch’essi accusati – e che è in contraddizione frontale con le idee di sinistra. La politica economica è ereditata da FHC e la mentalità mercantile è sua sorella gemella. La sinistra privilegia il sociale e l’etica; ci sono dirigenti del Pt e di altri partiti di sinistra che esprimono questo, così come governi, qui e in altri luoghi che privilegiano questi temi. La destra - da Pinochet a Salinas de Gortari, da Menem a Fujimori, da Collor a FHC, da Carlos Andrés Perez a Sanchez de Losada – esprime con la corruzione la sua mentalità privatizzante in relazione allo Stato e ai beni pubblici.

8. Abbattere il governo Lula è una cosa buona per la sinistra. La destra sa che abbattere il governo è buono per lei, perché sa che l’alternativa oggi sono loro, la destra. La sinistra deve sapere che, male con Lula, peggio senza di lui. Perché significherebbe il ritorno della politica di sottomissione all’egemonia imperiale statunitense, con molte gravi conseguenze per il Brasile, l’America Latina e il Sud del mondo. Significherebbe il ritorno al privato nell’educazione, alla privatizzazione della Petrobras, della Banca del Brasile, della Cassa Economica, tra le altre cose.


9. L’etica giustifica l’alleanza con la destra per denunciarla. Niente giustifica alleanze con la destra, con ACM – padre e nipote -, con Álvaro Dias, con Artur Virgílio, con César Maia Filho, etc. Chi fa questo fa il gioco della destra, si lascia manipolare da lei. Che c’è di meglio di una voce proveniente dalla sinistra per condannare un governo eletto dalla sinistra? Triste spettacolo di parlamentari che sostengono di essere di sinistra, che non si differenziano in niente dalle denunce e dal vocabolario dei tradizionali parlamentari della destra! Per la sinistra, l’etica è tanto importante che non può essere manipolata dalla destra, protagonista dei più grandi casi di corruzione della storia brasiliana, nemmeno ricordati da questi parlamentari che provengono dalla sinistra, oggi parte del blocco di opposizione egemonizzato dalla destra.

10. La soluzione alla crisi è mettere insieme più forze di centro e di destra. Il governo sta mettendo in pratica questa soluzione, nominando ministri del PP e del PMDB, il che si rivela non risolvere niente. Perché la crisi del governo non è frutto di una mancanza di sostegno del centro e della destra, ma della mancanza di appoggio popolare. Se godesse dell’appoggio sociale, il governo potrebbe affrontare questa crisi, nonostante i suoi errori, sconfiggere la destra, epurare i suoi quadri coinvolti nella corruzione, e uscirne rafforzato. Non è certo il fantasma del “chavismo” che danneggia il governo. Il governo di Hugo Chavez promuove semplicemente la priorità sociale, nella forma possibile in un paese petrolifero: l’investimento del 25% dei profitti del petrolio nel sociale. In Brasile, diminuendo subito il superavit fiscale a 3,75, aumentando il salario minimo a 400 reais, cambiando l’equipe economica, il governo può tornare a conquistare l’appoggio dei movimenti sociali e del popolo. La soluzione della crisi è di sinistra o non si tratta di una soluzione.

Note:

http://alainet.org/active/8978〈;=es

traduzione di Serena Romagnoli

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