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Nicaragua: Stampa minacciata


Conferenza stampa al Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (Cenidh) del giornalista de El Nuevo Diario minacciato per il caso del "Bananazo"
4 settembre 2005 - Giorgio Trucchi



Si è svolta la conferenza stampa del corrispondente de El Nuevo Diario, Róger Olivas, che durante la manifestazione indetta dal deputato sandinista Marcelino García sul caso del "Bananazo", è stato minacciato da uno dei manifestanti che è poi scappato facendo perdere le proprie tracce.
Non è il primo caso di minacce o di attentati a giornalisti in Nicaragua.
Solo negli ultimi anni è da ricordare l'omicidio di Carlos Guadamuz, ex direttore della Radio Ya, davanti agli studi del Canale 23 dove lavorava negli ultimi tempi .
L'uccisione della corrispondente de La Prensa, Maria Josè Bravo, durante il conteggio dei voti a Juigalpa nelle ultime elezioni municipali del 2004.
L'omicidio ad Estelí del giornalista locale e parente dello stesso Róger Olivas, Adolfo Olivas, avvenuto solo poche settimane fa.
Proprio a seguito di questi avvenimenti, le varie associazioni di giornalisti presenti nel paese hanno immediatamente reso pubblico la loro preoccupazione e dato il loro appoggio a El Nuevo Diario e al suo giornalista.

Durante la conferenza stampa ha raccontato i fatti (file audio in www.itanica.org )
"Il 21 agosto si è realizzata una marcia a Chinandega organizzata dal deputato Marcelino García Quiroz, il quale ha lanciato un discorso violento contro El Nuevo Diario. Aveva convocato una marcia a sostegno di Trabanic S.A. e per discutere sulla vendita di una proprietà chiamata "El Trianon" per la quale ha consegnato 120 dollari ad ogni socio (circa 4 mila), mentre era stato incassato circa un milione di dollari.
Alla fine della manifestazione stavo intervistando un socio di Trabanic che mi stava raccontando come Marcelino García non gli aveva mai dato niente in questi anni, quando all'improvviso un individuo alto, robusto, scuro di carnagione e con baffi ha chiesto chi fossero i giornalisti de El Nuevo Diario.
Siccome tutti ci conoscono, ci hanno indicati e lui si è avvicinato cercando di strapparmi la macchina fotografica e insultandomi dicendomi che ero un cane, un avvoltoio e usando altre parole sconce.
Per fortuna un collega giornalista mi ha difeso e subito dopo, un dirigente di Trabanic l'ha chiamato, ma lui è scappato su una macchina.
Mi chiedo che cosa sarebbe potuto succedere se quest'uomo avesse avuto un'arma...forse a quest'ora sarei al cimitero...
Pochi giorni dopo è inoltre stato esposto uno striscione all'entrata del mercato di Chinandega con altre minacce e dicendo che sono 4500 uomini e donne implacabili nel combattimento e che sono figli di Sandino.
Anche questa cosa l'ho vissuta come minaccia, soprattutto per me che lavoro a Chinandega e che tutto i giorni percorro molta strada a piedi anche fuori dalla città...
Non sono ancora riuscito a scoprire le generalità della persona che mi ha aggredito e sono qui oggi al Cenidh per presentare una denuncia e per chiedere protezione perché mi sento minacciato".

Sono poi intervenuti altri organismi per denunciare l'episodio e per dare il proprio appoggio al giornalista.
Ana Quirós della ong nicaraguense Cisas, che sta partecipando a varie attività in appoggio ai bananeros ammalati per il Nemagón ed è anche tra le organizzatrici delle marce contro il "Patto" od alleanza tra Plc e Fsln (quelle che Daniel Ortega chiama "las marchas blancas" per l'evidente partecipazione e finanziamento da parte dell'impresa privata e dell'oligarchia nicaraguense), ha denunciato la presenza, durante la marcia di Trabanic, di cartelloni e striscioni contro la sua persona, raffigurandola come un serpente e tacciandola di mercenaria, sentendosi a sua volta minacciata.
Il vicedirettore de El Nuevo Diario, Francisco Chamorro ha detto "che il giornale sta seguendo con preoccupazione i fatti, soprattutto perché non hanno sentito ancora nemmeno una parola da parte del deputato Marcelino García e dei suoi responsabili politici per svincolarsi da questi episodi. Come giornale diamo un appoggio assoluto al nostro corrispondente per le minacce subite, che sono minacce anche contro l'intero giornalismo nazionale e contro questa democrazia che è costata così tanto costruire".
La direttrice del Cenidh, Vilma Nuñez de Escorcia, ha dichiarato che "ancora una volta il Cenidh, con molta preoccupazione ma anche con molto coraggio, raccoglie questa denuncia e consideriamo che questo caso trascende già la minaccia a un singolo appartenente al mondo del giornalismo, ma si estende al giornale El Nuevo Diario nel suo complesso.
Siamo di fronte a un tentativo di minaccia e intimidazione con il proposito di zittire l'opinione pubblica e le vittime di questo caso (del 25 per cento del banano n.d.r.).
Riceveremo la denuncia e l'inoltreremo alla Comisión Interamericana de Derechos Humanos (Cidh) e alla Polizia nazionale".
Anche il Centro Humboldt ha voluto dare il suo appoggio al giornalista con le parole di Julio Sanchez "il Centro Humboldt è una delle organizzazioni che ha appoggiato gli ammalati del Nemagón nella difesa dei diritti che gli sono stati strappati. Crediamo che qualsiasi atto di censura e che impedisca di poter esprimere un'opinione in difesa di settori vulnerabili, rappresenti non solo una violazione alla libertà d'espressione, ma anche una violazione ai diritti umani.
E' importante ricordare che tutti i mezzi d'informazione svolgono il compito di portare la verità su cosa accade in Nicaragua. Se noi permettiamo che si censuri una problematica che è una realtà del paese, stiamo dando lo spazio per assassinare la democrazia che tanto è costata.
Condanniamo energicamente qualsiasi atto che implichi mettere in pericolo persone o organizzazioni che hanno svolto un ruolo importante per risolvere un problema come è quello dei compagni e compagne del Nemagón, che stanno portando avanti una lotta giusta e non violenta e che sono un esempio a tutti i livelli".
La conferenza stampa si è conclusa con l'intervento di Victorino Espinales, presidente della Asotraexdan (organizzazione dei bananeros afectados por el Nemagón). "Anche noi vogliamo solidarizzarci con Róger Olivas, con El Nuevo Diario e con Ana Quiróz e vogliamo denunciare ai mezzi di comunicazione che queste minacce sono la risposta alle denunce del grande assalto milionario che i poveri lavoratori delle bananeras hanno subito, lavoratori sfruttati affinché solo poche persone si potessero arricchire.
La soluzione che usano è quella di minacciare i messi di comunicazione che hanno divulgato le nostre denunce e uccidere qualcuno per spaventare gli altri.
Siamo solidali con i compagni che sono stati minacciati e non ci ritireremo dalla lotta e non ci resta che dire ni un paso atrás".

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