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"Alemán è un criminale, Ortega non ha mai creduto alla democrazia"

Nicaragua: offensiva gringa

Gli Stati Uniti hanno aperto il fuoco sul Nicaragua e l'hanno fatto nel modo che meglio conoscono.
6 ottobre 2005 - Giorgio Trucchi

Azioni dirette e intimidatorie, aiuti economici vincolati in modo ricattatorio, disprezzo dell'autonomia e della sovranità di un Paese, linguaggio minaccioso e per nulla diplomatico.
L'ormai classico "Con noi o contro di noi" ha prevalso ancora una volta nel discorso del Vice Segretario di Stato, Robert Zoellick, faccia già conosciuta in Nicaragua per essere stato il principale negoziatore del Trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Centroamerica-Repubblica Dominicana (Cafta).
La crisi istituzionale che si trascina da circa un anno in Nicaragua, ha portato il Presidente Bolaños, completamente solo a livello politico all'interno del paese, a cercare disperatamente aiuto al di fuori dei confini nazionali ed ha trovato negli Stati Uniti il suo principale alleato.
E' evidente che l'unico obiettivo dell'amministrazione Bush sia quello di impedire una vittoria elettorale del Frente Sandinista il prossimo anno e per fare questo, ha messo in campo tutti i suoi metodi più retrogradi, invasivi e antidemocratici dei quali è una gran conoscitrice.
Agli Stati Uniti fa ancora molto male il trionfo elettorale sandinista durante le passate elezioni municipali (87 comuni dei 152 esistenti e l'amministrazione comunale del 73 per cento della popolazione nicaraguense) e sanno perfettamente che senza una ricomposizione della destra nicaraguense, o per meglio dire dell'universo antisandinista, la vittoria della Presidenza della Repubblica da parte di Daniel Ortega diventa, se non certa, almeno possibile.

Accantonata la ex Ambasciatrice Barbara Moore, colpevole di non essere riuscita in questo intento e di avere quindi permesso la vittoria sandinista nel 2004, l'amministrazione Bush ha prima inviato l'ex Ambasciatore Oliver Garza (diplomatico di basso profilo, ma gran conoscitore della realtà nicaraguense, basti ricordare le trame tessute per cercare di far dichiarare incostituzionale la Legge 364, che permette ai bananeros del Nemagón di denunciare le multinazionali nordamericane e la sua sospettosa presenza all'interno del Centro nazionale di Raccolta Voti durante le elezioni presidenziali del 2001) per cercare di convincere i membri del Partido Liberal Constitucionalista (Plc) ad abbandonare il proprio leader, Arnoldo Alemán e riunirsi con il Presidente Bolaños.
Fallito in parte questo obiettivo, gli Stati Uniti hanno inviato il nuovo Ambasciatore, Paul Trivelli, con il solo ed unico obiettivo di garantire gli interessi nordamericani in questo spicchio di mondo che è il Centroamerica.
La cosa che più spaventa è che il Centroamerica possa essere "contagiato" da quella ventata di nuove amministrazioni democratiche sorte negli ultimi anni in America del Sud e la figura di Daniel Ortega e dei dirigenti del Frente Sandinista, sempre vicini a Cuba e al Venezuela di Chávez, rappresentano ancora per gli Stati Uniti uno spauracchio che potrebbe innestare una reazione a catena in questa parte del continente americano.

La visita di tre giorni del numero due della diplomazia nordamericana ha quindi un triplice obiettivo.
Da una parte porre un ultimatum ai seguaci dell'ex Presidente Alemán, dimostrando loro che non ci saranno margini di trattativa con l'ex cavallo vincente degli Stati Uniti durante le elezioni del 1996. A loro la scelta. Seguire il proprio leader e finire con lui nel baratro o abbandonarlo e riunirsi con il Presidente Bolaños, appoggiando il candidato che gli Stati Uniti stimeranno più conveniente nella disputa con Ortega per la fascia presidenziale .
Per questo motivo Zoellick si riunirà con i due precandidati filogovernativi, Eduardo Montealegre e Antonio Alvarado di estrazione liberale e con l'ex sindaco di Managua, Herty Lewites, che è stato espulso dal Fsln.
Si riunirà anche con il "Movimiento por Nicaragua", fautore di marce chiamate Anti-Patto, ma sempre più filogovernativo e sempre meno credibile essendo espressione diretta dell'Impresa privata nicaraguense.
Lewites non potrà mai essere il "candidato nordamericano", ma rischia di essere utilizzato dall'amministrazione Bush per dividere il voto sandinista.
Per il momento, l'ex sindaco è riuscito a riunire intorno a sé figure storiche del sandinismo da anni fuori dal partito e dalla politica attiva, come gli ex Comandanti della Rivoluzione, Victor Tirado, Henry Ruiz "Modesto" e Luis Carrión, l'ex Ministro degli Esteri Victor Hugo Tinoco, l'ex Vicepresidente della Repubblica, Sergio Ramírez e proprio in questi giorni, Monica Baltodano, René Vivas, Julio López e il direttore di Radio La Primerisima, William Grigsby che formano parte del movimento Izquierda Democrática.
Anche la comandante Dora María Tellez e il suo partito Movimiento de Renovación Sandinista (Mrs) hanno alla fine deciso di abbandonare la Convergencia Nacional, alleata del Fsln, e di unirsi a Lewites.

Il secondo obiettivo di Zoellick è sicuramente quello di far sapere ai nicaraguensi che cosa succederebbe se Daniel Ortega e il Frente Sandinista vincessero le elezioni.
La strategia di creare la paura, il terrore tra la gente, far rivivere le immagini della guerra, del blocco economico, delle lunghe file per poter prendere i pochi prodotti di un'economia di guerra, è uno strumento già utilizzato con successo dagli Stati Uniti nelle passate elezioni presidenziali e sicuramente verrà ripreso ed incentivato durante i prossimi mesi.
La popolazione nicaraguense, dopo lunghi decenni di guerre fratricide e di aggressione che hanno provocato più di 80 mila morti, la disillusione di una Rivoluzione mai terminata e quindici anni di neoliberismo sfrenato, ha dimostrato più volte di essere stanca e demotivata nei confronti della politica, dei politici e di quello che ha a che fare con le Istituzioni.
La stessa politica del Frente Sandinista degli ultimi anni, molto più rivolta alle lotte all'interno del Parlamento che a quelle popolari, ha in un certo senso impedito il rinvigorimento della coscienza e dell'organizzazione popolare, la quale non ha avuto tra le sue mani quegli strumenti istituzionali per poter far valere quel potere che avrebbe dovuto trasmettergli la Rivoluzione.
Per questi motivi e per molti altri, il popolo nicaraguense che si identifica con il Frente Sandinista ma che non ne è militante attivo, è da molti anni in balia del ricatto nordamericano e quindi suggestionabile al momento del voto.
E' anche evidente che un'ennesima candidatura (sarebbe la quinta) di Daniel Ortega, ormai certa, non farà altro che facilitare questa strategia nordamericana, ma allo stesso tempo potrebbe permettere al Fsln di mantenere un discreto bacino di voti (fino ad oggi si parla di uno zoccolo duro intorno al 20-23 per cento che si amplia fino al 40 per cento grazie ai voti non militanti) che lo renderebbe ancora una volta in grado di "governare dal basso" e con una grande influenza all'interno dei Poteri dello Stato (salvo un grosso successo elettorale di Lewites che, per il momento, non è ipotizzabile).

Il terzo obiettivo nordamericano è infine quello di permettere a Bolaños di arrivare sano e salvo alle prossime elezioni.
L'attuale Presidente è riuscito in soli 4 anni a inimicarsi le due principali forze politiche del Paese, la Chiesa cattolica e tutti gli altri Poteri dello Stato.
Ha rifiutato qualsiasi tipo di dialogo, rinchiudendosi in un mondo tutto suo e difendendo il proprio governo calpestando anche la stessa Costituzione nicaraguense.
La sua amministrazione ha brillato per il docile rispetto di tutto ciò che chiedevano gli Organismi finanziari internazionali, l'impresa privata e il governo Bush e non ha minimamente cambiato la situazione disastrosa in cui vive oltre il 70 per cento dei nicaraguensi.
Ha trasformato il Nicaragua in un'enorme Zona Franca e la cocciuta determinazione nel voler firmare il Cafta rischia di portare il Nicaragua verso l'abisso.
Grazie a queste posizioni è però riuscito ad avere l'appoggio incondizionato degli Stati Uniti e degli altri Paesi centroamericani, che sono stati il suo solo ed unico appiglio per potersi salvare dal disastro istituzionale interno.
Per gli Stati Uniti, il Presidente Bolaños è diventato il perno centrale su cui contare per potersi inflitrare nuovamente nella vita politica nazionale, eliminare definitivamente Alemán (ormai bruciato a livello internazionale per gli innumerevoli reati di corruzione), respingere l'ipotesi di un governo sandinista e avere un fedele alleato sulle tematiche commerciali messe in crisi dal fallimento dell'Area de Libre Comercio de las Americas (Alca).
I possibili candidati della destra, Montealegre e Alvarado, non sono altro che l'ennesima espressione della élite criolla che storicamente ha controllato il Nicaragua.
E' quindi chiaro che per gli Stati Uniti è necessario che Bolaños possa concludere il proprio periodo presidenziale senza intoppi e stanno intervenendo ancora una volta in modo più che violento per impedire che l'alleanza tra i due partiti maggioritari (Plc e Fsln) lo destabilizzi prima delle prossime elezioni.

Un accenno a parte merita l'Organizzazione degli Stati Americani (Oea).
Dopo l'elezione del suo Segretario generale lo scorso anno, il cileno Miguel Insulza e la sconfitta in queste elezioni del candidato che godeva dei favori degli Stati Uniti, la Oea ha mantenuto un atteggiamento poco invasivo nella crisi istituzionale nicaraguense.
In Nicaragua è arrivato un emissario di Insulza, l'argentino Dante Caputo, il quale ha svolto un fitto e proficuo lavoro con le varie parti in conflitto, ma che alla fine si è scontrato contro l'ottusa chiusura del Presidente Bolaños e la consapevolezza dei due partiti maggioritari di avere in mano il controllo dei restanti Poteri dello Stato.
In un'ultima lettera inviata pochi giorni fa, Insulza ha ribadito la necessità di creare un clima di dialogo e che alla fine dovranno essere gli stessi nicaraguensi a risolvere i propri problemi, mentre la Oea potrà essere solo uno strumento di accompagnamento ed aiuto.
Ha inoltre fatto riferimento alla necessità di sospendere temporaneamente la vigenza delle riforme costituzionali (che sono alla base del conflitto tra Potere Esecutivo e Legislativo) e di garantire elezioni "pulite" e senza inibizioni ai candidati alla Presidenza della Repubblica.
Forse per la prima volta la Oea è riuscita a mantenere un atteggiamento abbastanza distaccato dai voleri di Washington e questo si spera possa permettere un riavvicinamento tra le parti e l'inizio di un vero dialogo.

L'offensiva gringa
Dopo che il Parlamento ha tolto l'immunità a sei ministri e funzionari del Governo, per poter essere ascoltati ed eventualmente processati per gli ormai famosi Delitti elettorali della Campagna Presidenziale del 2001, il Presidente Bolaños ha messo in scena l'ennesimo show della sua amministrazione ed ha inviato questi ministri a Washington per poter presentare una denuncia presso la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Cidh) e la Oea.
Sono stati accompagnati fin sull'aereo dal Presidente e questo nonostante il giudice incaricato del caso avesse già emesso il divieto di abbandonare il paese.
Al loro ritorno, i sei ministri sono stati nominati Ambasciatori presso la Oea in modo da garantire loro un'altra immunità.
Chiaramente, l'intero viaggio e il soggiorno è stato pagato con fondi dello Stato, così come gli stipendi di cui goderanno come ambasciatori.
Questo spettacolo è stato sostenuto e spalleggiato dal nuovo Ambasciatore nordamericano, Paul Trivelli, il quale ha messo subito in chiaro quale sarà il suo ruolo da qui in avanti.
Durante una inaspettata conferenza stampa, Trivelli ha annunciato la visita di Robert Zoellick ed ha aggiunto che "queste azioni (del togliere l'immunità ai funzionari del Governo) dei membri del Patto mandano un allarme rosso alla comunità internazionale sul fatto che la Legge è in una situazione di debolezza. Queste azioni dei membri del Patto hanno poca base legale, anzi hanno una base legale nulla. Per questo possiamo concludere che il Potere Giudiziario nicaraguense è politicizzato e malleabile. I membri del Patto sono più che mai vicini e se le elezioni fossero oggi, un voto per i liberali sarebbe un voto per il sandinismo.
Direi che il sinverguenzometro politico ha raggiunto livelli mai visti..."
L'Ambasciata nordamericana ha inoltre continuato a privare un'infinità di personaggi politici liberali e sandinisti del visto d'entrata negli Stati Uniti.
Negli ultimi giorni sono stati sospesi i visti al Fiscal General de la Republica e ai due figli di Arnoldo Alemán per essere coinvolti in reati di corruzione.
Parallelamente, il Washington Post ha pubblicato in prima pagina un editoriale dal titolo "Nicaragua: Colpo di Stato al rallentatore", in cui si fa un'analisi evidentemente molto parziale della situazione in Nicaragua, facendo enfasi sullo spauracchio-Daniel Ortega che se vincesse le prossime elezioni "amplierebbe l'alleanza di Stati non democratici fino ad ora composta da Cuba e Venezuela".
In altre parti dell'articolo (chi fosse interessato me lo può richiedere), il Washington Post annuncia possibili brogli durante le prossime elezioni ed accusa il presidente venezuelano, Hugo Chávez, di essere pronto a dare molto denaro ai sandinisti per affrontare il processo elettorale.
Infine rimprovera a Bush di aver adottato misure troppo deboli in Nicaragua e si augura che l'arrivo di Robert Zoellick dia una svolta all'impegno degli Stati Uniti per impedire la vittoria elettorale dei sandinisti.

Come già detto, la visita del Vice Segretario di Stato, Robert Zoellick, ha raccolto pienamente gli inviti del giornale nordamericano e della destra retrograda nicaraguense.
Durante il suo intervento di circa 15 minuti, Zoellick ha mostrato tutto il repertorio classico dell'invadenza e senso di superiorità della politica nordamericana nei confronti di quel territorio che continuano a considerare come il proprio "cortile di casa".
Parole secche, pronunciate senza la minima emozione che hanno riscosso lo sconsiderato applauso e i sorrisi dell'entourage di Bolaños e dello stesso Presidente.
"Credo che il popolo del Nicaragua si trovi davanti a un bivio. Da una parte rischiare la democrazia, la lotta contro la povertà e i buoni rapporti con gli altri paesi democratici della regione.
Il Nicaragua si trova in questo momento con elementi molto validi in mano. Il condono del Debito estero, l'approvazione del Cafta che i suoi vicini hanno già approvato, la donazione di 175 milioni di dollari frutto della Cuenta del Milenio.
Ma c'è un altra strada, quella che sta minacciando questo futuro con un colpo di stato imminente per la corruzione del gruppo dei caudillos. E' la strada del Patto corrotto.
Il popolo del Nicaragua sembra stia riconoscendo la strada da prendere. Il Movimiento por Nicaragua ha riunito decine di migliaia di persone nelle strade e i sondaggi dicono che il popolo vuole lo sviluppo e la democrazia.
Gli Stati Uniti non daranno il benvenuto alle persone corrotte e non le faranno più entrare.
Faranno di tutto affinché i Paesi che formano il G8 e le altre nazioni latinoamericane facciano lo stesso.
Gli Stati Uniti, insieme alla Oea, appoggiano fermamente un governo democratico legittimo in Nicaragua, con il Presidente Bolaños come leader democraticamente eletto.
Ma esiste anche il Patto corrotto di Alemán e Ortega che è il passato del Nicaragua, non il futuro.
Quest'ultima è una strada che porterà il Nicaragua a perdere i benefici della Cuenta del Milenio, a perdere l'opportunità che offre il Cafta, a perdere le opportunità di investimenti e di integrazione regionale.
Quelli che avrebbero maggiormente da perdere da questa situazione saranno i più poveri del paese.
Più tardi mi riunirò con alcuni membri del Plc e questo partito deve prendere una decisione.
Devono decidere se vogliono stare con il popolo del Nicaragua o seguire la strada degli interessi egoistici di un solo uomo. Quest'ultima è una strada senza uscita per questi leader e per il Nicaragua.
Nel novembre del 2006 ci saranno le elezioni. In queste elezioni il popolo nicaraguense dovrà decidere il proprio futuro.
Le relazioni con gli Stati Uniti dipenderanno da quanto ho detto fino ad ora.
Sono contento che esista una terza via politica in Nicaragua e mi riunirò con alcuni dei suoi leader perché è bene chiarire che gli Stati Uniti e altri paesi appoggiano le elezioni quando sono giuste e libere e annuncio una donazione di 4,5 milioni di dollari per finanziare alcuni istituti nordamericani di osservazione elettorale...
Voglio fare una differenziazione tra leader e partiti.
Quando dico che Alemàn ed Ortega rappresentano il passato voglio dire che Alemàn è un politico che è stato condannato, che ha rubato moltissimo denaro al suo paese quando ne aveva più che mai bisogno e spero che si segua la strada giusta.
Daniel Ortega non ha mai accettato la democrazia e sta seguendo una strada molto astuta per abbattere la democrazia e che io chiamo un colpo di Stato al rallentatore e il popolo può vedere cosa sta accadendo.
Per quello che riguarda i partiti, i membri del Plc dovranno decidere se continuare su questa strada e rompere così le relazioni con gli Stati Uniti o invece seguire la strada della Terza via, con il signor Montealegre o Alvarado, mantenendo i rapporti con noi.
Sta a loro decidere.
Mi vedrò anche con il Signor Lewites, che ha abbandonato alcune personalità del Frente Sandinista perché si è reso conto che sono corrotte.
Il mio governo ha il dovere di prendere in considerazione e decidere come entrare in relazione con altri governi e se ci sarà un colpo di Stato per rimuovere il Presidente Bolaños, il Nicaragua perderà i fondi della Cuenta del Milenio, l'entrata nel Cafta e i numerosi benefici che ci saranno per il processo d'integrazione regionale.
La cosa è chiara.
Parlerò con i leader del Plc e qui non ci sarà nessun tipo di negoziazione con Alemàn perché è un criminale, lui e la sua famiglia sono corrotti e non sono benvenuti negli Stati Uniti e faremo di tutto affinché non vengano ricevuti nemmeno in altri paesi".

Per ora le reazioni all'offensiva nordamericana sono state minime e i principali leader del Plc e del Fsln non hanno rilasciato dichiarazioni.
Solo una nota di personalità legate al Frente Sandinista e che fanno parte della sezione nicaraguense del movimento "En defensa de la Humanidad" hanno inviato una lettera di protesta dicendo che "il Nicaragua sta soffrendo una ingerenza brutale da parte del Governo degli Stati Uniti, che gode anche dell'appoggio di governi occidentali tradizionalmente attenti ai propri impegni con il diritto internazionale.
Per tre volte durante gli ultimi mesi, l'Ambasciata degli Stati Uniti ha emesso comunicati in cui esprime apertamente la sua contrarietà nei confronti di un ritorno del Frente Sandinista al potere attraverso i comizi elettorali del prossimo 5 novembre del 2006...squalificando le alleanze politiche naturali e proprie di tutte le lotte elettorali e le azioni legislative e giuridiche che avvengono all'interno di uno Stato di Diritto ed in base alla Costituzione e alle leggi del Nicaragua...
Facendosi cinicamente passare come amici del Nicaragua, nonostante siano sempre stati disposti a far versare sangue nicaraguense appoggiando i loro burattini di turno e per imporre il loro volere imperialista, violando inoltre tutte le più elementari norme del diritto internazionale come nel caso della sentenza di condanna della Corte dell'Aja del 27 giugno del 1986, il linguaggio dell'ultimo comunicato dell'Ambasciata nordamericana è diplomaticamente interventista, procace e vergognoso: "Come paese che appoggia la democrazia in Nicaragua, gli Stati Uniti condannano enfaticamente le azioni, basate su interessi politici meschini della Asamblea Nacional, con le quali è stata ritirata l'immunità a funzionari del Governo, esponendoli a denunce motivate politicamente e persecuzioni che debilitano lo Stato di Diritto....le risoluzione parlamentari sono un continuo assalto dei deputati alla democrazia nicaraguense".
La sezione nicaraguense del movimento "En Defensa de la Humanidad" lancia un appello alle altre sezioni affinché si pronuncino solidarizzandosi con questa dichiarazione.
Allo stesso modo chiediamo al Foro de Sao Paulo e a tutte le popolazioni della Terra e ai governi democratici, soprattutto dell'America, di far sentire le loro voci contro l'ingerenza nordamericana in Nicaragua.
Chiediamo anche a quest'ultimi di riformare radicalmente la menzionata Carta Democratica Interamericana della Oea, che fa della democrazia uno strumento ideologico imperialista e non un metodo per sviluppare un determinato ordinamento sociale indipendente dalle orientazioni politico-ideologiche dell'ordinamento risultante.
Perché, alla fine, la chiamata Carta Democratica Interamericana ricerca l'esclusione delle forze politiche regionali che lottano per un'organizzazione sociale diversa da quella disegnata dagli Stati Uniti in beneficio del capitale multinazionale".

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