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Brasile: non sono un biopirata

ci è giunta la seguente lettera del dott. Da Silva che volentieri pubblichiamo
18 ottobre 2005 - Hilton Pereira da Silva

In diversi articoli recentemente pubblicati in
periodici (http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_8116.html) e siti internet brasiliani ed internazionali,
il mio nome appare legato ad atti di
biopirateria senza che nessuno mi abbia
interpellato. Gli articoli si riferiscono ad una
interpellanza alla Camera federale riguardo alla vendita

di cellule sanguigne di indigeni Karitiana e
Surui in Rondonia da parte del laboratorio
nord-americano Coriel Cell Repositories.

Nell'agosto del 1996 ho lavorato come consulente
antropologo tra i Karitiana in un documentario
per il canale Tv Discovery, ed essendo anche
medico e sanitario constatati la precaria
situazione di salute e la titale assenza di
personale sanitario tra l apopolazione. Durante
le riprese, mandate poi in onda da Discovery nel
1997, fui invitato dal capoGarcia in nome della
Associazione Karitiana a rimanere tra loro per
una assistenza medica di emergenza. Dopo avere
avuto il consenso del FUNAI in 3 giorni,
visitai, esaminai e feci prescrizioni alle
persone venute nel posto stabilito per le visite
, e su richiesta dei Karitiana feci visite per
alcune ore anche alla Casa dell'Indio.

Per stabilire una diagnosi di certe malattie,
feci alcuni prelievi del sangue le cui provette
furono spedite per l'analisi alla università
federale del Parà dove rimasero depositate fino
al 2004 quando le 54 furono richieste dal tribunale di Rondonia.

Quando ero arrivato per il documentario avevo
solo un kit di emergenza che mi porto sempre
dietro quando vado in Amazzonia, non ero
preparatao a visitare una intera tribù in quanto
lo scopo della vista era la registrazione per
discovery. Mi limitai solo a raccogliere alcune
provette di sangue delle sole persone di cui non
riuscivo a diagnosticare la malattia. Non c'è
mai stata una intenzione commerciale, ne la mia
etica o regolamento per le istituzioni con cui
lavoro me lo consentono. Fu prelevato solo il
sangue per aiutare la diagnosi degli infermi
secondo l'art 57 del codice di etica medica. Mi
aiutò volontariamente Denise, una brasiliana che
mi accompagnava in quella occasione, la quale
non è una professionista sanitaria come è stato
riportato erroneamente sull'articolo.

Il rapporto sulla mi attività medica di
emergenza sviluppata fu inviato alla
Associazione Karitiana, al FUNAI di Rondonia e
di Brasilia, al CIMI di Rondonia, alla Procura
Generale di Rondonia ed alle due CPI della
Camera Federale sopra la Biopirateria. Non sono
mai stato tra i surui o altre comunità indigene
brasiliane. Dal 1997 al 2005 entrambe le CPI
riconobbero la totale estraneità tra il mio
lavoro di emergenza e la vendita delle provette di sangue.

Una semplice ricerca su internet dimostra che le
provette in vendita provengono da Stanford /
Yale le quali furono raccolte negli anni 80 da
ricercatori americani con il consenso del FUNAI
e che iniziarono ad essere vendute nell'aprile
1996 quindi 5 mesi prima del mio arrivo tra i Karitiani.

Agli inizi del '97 io ed altri ricercatori
prendemmo contatto con il laboratorio e con le
autorità brasiliane. I nostri solleciti furono
ignorati. Dal 1997 diversi articoli furono
pubblicati in modo distorto insinuando la mia
partecipazione in atti di biopirateria. Ho
sempre risposto a tutti gli articoli di cui sono
venuto a conoscenza che mi coinvolgono in modo
errato. Il mio nome e recapito è facilmente
accessibile su internet come pure il mio
Curriculum c/o il CNPq o sul sito della
università federale di Rio de Janeiro come altre
forme di facile accesso da a parte di qualsiasi
organo federale o altri inclusa l'azioen civile
da parte della Rondonia interamente contestata
dal mio avvocato. Non fui mai interpellato da
nessuno per chiedere la mia versione e durante
questo periodo i contatti con le autorità sono
sempre sempre state su mia iniziativa inviando
vari documenti per chiarire l'accaduto.

La biopirateria deve essere investigata
seriamente sia da parte delle autorità come
dalla comunità scientifica o dalla Stampa. L'uso
commerciale di prodotti biologici senza che i
donatori ne siano beneficiati è immorale,
antieticoe e deve essere ripudiato da tutta la
società.. Come cittadino brasiliano,
professionista della salute e ricercatore devo
protegger ele persone con cui lavoro e
salvaguardare i loro interessi.. Sono a
disposizione di chiunque per qualsiasi
chiarimento riguardo a questa stravagante
situazione in cui mi hanno coinvolto ed accusato
di barbarità solo per avere aiutato un popolo in
emergenza sanitaria secondo gli articoli 57 e 58
del codice brasiliano di etica medica. Questo
anche grazie ad alcuni giornalisti che ritengo
piu importante il sensazionalismo che i fatti veri.

Hilton Pereira da Silva, MD, MA, MPH, PhD

Professor Adjunto II de Antropologia e Medicina

Chefe do Departamento de Antropologia

Coordenador do Setor de Antropologia Biológica

Departamento de Antropologia

Museu Nacional

Universidade Federal do Rio de Janeiro

Quinta da Boa Vista s/n

20940-040, Rio de Janeiro, RJ

Brasil

hdasilva@acd.ufrj.br

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