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Nelle conclusioni dell'«Informe final» i vent'anni di conflitto armato

Riconciliazione e verità. Perù in marcia

Da un lato Sendero Luminoso, dall'altro polizia e forze armate. Nel mezzo la popolazione, i contadini poveri, che hanno pagato il prezzo più alto della guerra interna che ha travagliato il paese andino dal 1980 al 2000. Finalmente si apre uno spiraglio, un passaggio attraverso cui potrebbe passare il nuovo Perù
27 ottobre 2005 - Vittorio Bellavite
Fonte: Il Manifesto

Dopo aver letto le conclusioni dell'Informe final (vedi l'altro articolo in questa pagina), una domanda sorge spontanea: come è potuto accadere che in un paese ancora così disastrato e con un evidente deficit di democrazia, sia uscita da una fonte istituzionale una denuncia tanto lucida, documentata e propositiva? I vent'anni di conflitto armato tra polizia e forze armate da un lato e Sendero luminoso dall'altro che hanno provocato 24 mila morti, molto più realisticamente 70 mila, sono stati analizzati con imparzialità dalla Comision por la veridad y la reconciliatiòn. Dalle conclusioni dell'Informe final esce una lucida denuncia denuncia delle responsabilità e dei crimini di tutti i soggetti in campo. Ne parlo con Luis Mujica, uno dei responsabili delle ricerche della Comision. Mi dice che, nel passaggio traumatico tra Fujimori e Toledo, c'è stato un periodo di interregno, quello del Presidente provvisorio Valentin Paniagua, nel quale la società civile è riuscita ad imporsi e a ottenere la Commissione, effettivamente indipendente, con personalità di alto livello morale. Le conclusioni della Commissione non sono state digerite dai partiti, qualcuno ha voltato le spalle, altri hanno sostenuto che lo stato non poteva fare diversamente, che non aveva capito la situazione. Ora - dice Luis - dopo due anni dalla presentazione dell'Informe (28 agosto 2003) l'opinione pubblica lentamente sta diventando più consapevole ma i mezzi di comunicazione non se ne interessano (salvo Canal Ocho che si vede con il decoder, e i quotidiani El commercio e Repubblica che non sono ostili).

INFORME FINAL

24 mila morti, forse 70 mila. Ecco i colpevoli
La Comision por la verdad y la reconciliatiòn fu istituita nel giugno del 2001 dal presidente provvisorio del Perù Valentin Paniagua per accertare quanto avvenuto tra 1980 e il 2000 nel «conflitto armato interno» tra il Partido Comunista Peruano-Sendero Luminoso (ed anche l'Mrta, Movimiento Revolucionario Tupac Amaru) e la polizia e le forze armate. Inoltre, doveva proporre raccomandazioni in vista di una riconciliazione nazionale. Presieduta da Salomon Lerner, rettore dell'Università cattolica di Lima era costituita da dodici personalità indipendenti. Il Rapporto conclusivo (Informe final) è stato diffuso il 28 agosto 2003. Le conclusioni generali sono costituite da 171 punti che non solo descrivono i fatti ma fanno anche un'analisi storico-critica della storia peruviana di venti anni con giudizi molto precisi, con i nomi dei responsabili. 23.969 sono i peruviani morti o scomparsi di cui sono stati accertati i nomi e i cognomi ma la Commissione ha calcolato che essi siano stati quasi settantamila. Un numero impressionante, anche perché sono state tutte vittime di armi da fuoco leggere ed in gran parte civili (soprattutto contadini poveri della Sierra che parlavano il quechua, donne e bambini ma anche militari e senderisti). La responsabilità «immediata e fondamentale» è attribuita dalla Commissione a Sendero Luminoso, una formazione che si ispirava al maoismo (conquistare il potere dalle campagne, cioè dalla Sierra) e che, a posteriori, ha dimostrato di avere una pratica polpottista. Anche l'Mrta (protagonista dell'occupazione dell'ambasciata giapponese nel 1996) viene accusato di violenze, uccisioni e violazione dei diritti umani ma in misura ben minore (1,8% dei casi accertati, contro il 53,68 di Sendero) . Ma Commissione accusa anche pesantemente la polizia e le forze armate il cui comportamento, per lunghi periodi e nelle aree più povere del paese (Ayacucho), ha violato qualsiasi regola di comportamento di un'azione antisovversiva rendendisi responsabili di massacri, violenze sessuali, detenzioni arbitrarie, a spese soprattutto dei campesinos stretti tra le due fazioni in lotta. La Commissione non risparmia giudizi severi su tutti. Si salvano le organizzazioni per la tutela dei diritti umani e le chiese e la chiesa cattolica, in particolare l'area che faceva capo alla teologia della liberazione e a vescovi come Luis Bambarén. Ma la Commissione è pesante nei confronti dell'allora arcivescovo di Ayacucho Luis Cipriani (ora Cardinale di Lima, dell'Opus dei) «che ostacolò le attività delle organizzazioni della Chiesa impegnate sui diritti umani», mentre «negava l'esistenza della loro violazione nella sua giurisdizione».

La Commissione aveva solo compiti di ricerca della verità e di proposta. Nelle raccomandazioni finali ha proposto riforme istituzionali per fare del Perù un vero stato di diritto, riparazioni integrali alle vittime, un piano nazionale di accertamento delle fosse comuni, chiamata in giudizio dei responsabili, comunque provvedimenti amministrativi nei confronti dei colpevoli, tutela dei testimoni e amnistie e indulti solo negli stretti limiti stabiliti dalla Corte interamericana dei diritti umani. (v.b)

Di qua Lima, di là la Sierra

Il Perù è un paese molto diviso, separato, con scarse comunicazioni. Lima è un altro continente rispetto alla Sierra, bisogna creare cittadinanza vera aldilà della tanta retorica patriottarda dallo scarso significato concreto. Lo stato deve impegnarsi nelle riparazioni alle vittime. Il potere giudiziario è relativamente autonomo ma molto lento e con pochi strumenti giuridici. Parallelamente alla redazione dell'Informe, nel 2003 su iniziativa di organizzazioni della società civile, e in particolare dell'area cristiana di base, si è costituito il Movimento Para que no se repita (www.paraquenoserepita.org.pe). Ne fanno parte circa 100 organizzazioni, ha lavorato alla realizzazione di una marcia da Piura nel Nord fino al confine con la Bolivia da maggio a fine agosto (www.caminataporlapaz.org.pe). Quattro mesi di marcia, di incontri, di contatti.

I diritti umani

Incontro Ernesto de la Jara, direttore dell'Istituto de defensa legal (www.idl.org.pe), sorto nel 1983 , in prima fila nella difesa dei diritti umani negli anni peggiori, insieme alla Coordenadora nacional de derechos humanos (www.dhperu.org). Il Perù, mi dice, fu visitato da una Commissione dell'Onu contro la tortura, al secondo posto nel mondo dopo la Turchia. Il governo non attacca la Commissione, invece è violento lo scontro coi partiti, con l'Apra di Garcia (presidente nel periodo buio `85-'90), soprattutto con militari ed ex-militari, con alcuni media. C'è tanto da fare: bisogna redigere un Registro nazionale delle vittime (sono moltissime: vedove, orfani, feriti, donne stuprate, profughi dalla Sierra a Lima, anche ex-militari...), bisogna pretendere un impegno etico e politico a difesa dell'Informe dai candidati alla presidenza per le elezioni della prossima primavera. Ernesto mi dice che si aspettano di più dall'Europa: un maggiore impegno del Parlamento europeo, dall'Italia la continuazione della riconversione di una parte del debito estero con l'obbligo di investire il corrispondente nell'attuazione delle proposte della Commissione. Il Parlamento peruviano ha stanziato a fine luglio sei milioni di soles ( un milione e mezzo di euro) per le riparazioni alle vittime (ma ne servono 500). Ora si sta discutendo del bilancio per il 2006.

Federico Arnillas è il direttore dell'Asociaciòn nacional de Centros (Anc), l'autorevole federazione di tutte le ong peruviane. Mi conferma le lentezze nella realizzazione degli interventi di riparazione, la scarsità delle risorse; ora è stata istituita una Commissione governativa con la partecipazione della società civile per attuare la legge di luglio ma manca ancora il regolamento indispensabile perché possa funzionare. Federico è più ottimista. Mi dice che in cinque anni (dalla caduta di Fujimori, novembre 2000, a oggi) si è fatta molta strada. E' invece preoccupato per le prossime scadenze politiche. Che farà, nell'ultimo anno della Presidenza Toledo, il nuovo governo di Pedro Pablo Kuczynski decollato a fine agosto? Chi sarà eletto presidente in primavera? Toledo non è rieleggibile in base alla Costituzione. E cosa si può fare in Europa? Mi ripete le indicazioni di Ernesto de la Jara relative al Fondo italo-peruviano istituito con i fondi «condonati» dal governo italiano dopo la campagna per la cancellazione del debito, sulla base della legge 209 del 2000). Si tratta di 116 milioni di dollari per il periodo 2001-2006; nella loro gestione cercano di impegnarsi le ong italiane più presenti in Perù (Mlal,Terra Nuova ed Aspem). Mi ricorda che Unione europea e Perù stanno rinegoziando l'accordo per il periodo 2007-2013. Bisogna ottenere che vi siano previsti interventi importanti nella direzione dell'attuazione delle raccomandazioni della Commissione.

Para que no se repita

Rosa Villaràn dirige tutto il movimento Para que no se repita in una palazzina dove si vive la preoccupazione e la passione di una grande scommessa. Anzittutto mi dice che i morti sono sicuramente ben più dei 70.000, indicati dalla Commissione (molti archivi militari sono stati negati). Mi racconta della marcia, sono state coinvolte 250.000 persone e circa 140 collettività locali, i chilometri percorsi sono stati 2.200 in 118 giorni. Dovunque si sono intrecciati quipu (è un sistema di corde di lana e di nodi usato dagli Incas per contare; ora è diventato un simbolo per la memoria delle vittime della violenza e per esprimere sentimenti di impegno per la pace e la riconciliazione). Mi dice con grande determinazione che il processo difficile di crescita civile e di recupero della memoria è incominciato con la conclusione della Commissione. Lo considera un percorso veramente lungo; spera molto che il decentramento politico e amministrativo delle istituzioni in corso ora in Perù possa facilitare rapporti con nuove autorità locali e che si possa contare di più sulla scuola e sui servizi sanitari che sono, di per sé, più sensibili alle tematiche della difesa dei diritti umani e dei problemi delle vittime del conflitto. Infine, Rosa spera nella Defensoria del pueblo (qualcosa di simile al difensore civico), una istituzione inventata nel 1992 da Fujimori per motivi demagogici ma che ora si è trasformata ed è esplicitamente alleata dei soggetti della società civile.

Una rete di sostegno

Rosa Villaràn si aspetta che in Europa si organizzi una rete di collegamento e di appoggio a quanti sono impegnati in Perù per la realizzazione delle Raccomandazioni dell'Informe, cita l'impegno dell'Osservatorio italiano sulla regione andina (www.selvas.org). E conclude invitandomi a non dimenticare una visita a Campo di Marte, il grande parco nel centro di Lima. Lì il 28 agosto, secondo anniversario della consegna delle conclusioni dell'Informe, Salomon Lerner ha inaugurato un monumento alla memoria delle vittime. Un grande cerchio di trenta metri di diametro è percorso da un labirinto disegnato sul terreno. A fianco, su piccoli sassi bianchi sono scritti i nomi di tutte le 23.969 vittime accertate dalla Commissione e il luogo della morte. Al centro un grande blocco di granito rossastro con una pietra ovale incastonata verso l'alto, a simboleggiare gli occhi. Da essa scende in continuazione un filo d'acqua, testimonianza delle lacrime di sofferenza per le vittime. Il memorial sarà completato per Natale e diventerà per sempre un ricordo delle vittime, destinato a essere conosciuto in tutto il mondo, come l'Esma a Buenos Ayres e Villa Grimaldi a Santiago.

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