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Brasile: "Welcome" Mr. Bush

"Benvenuto Presidente in un paese sovrano chiamato Brasile"
29 ottobre 2005 - Frei Betto
Fonte: ALAI

“Welcome” Mr. Bush.

Presidente Bush: benvenuto in un paese sovrano chiamato Brasile.
Come già dimostrato dal presidente Lula, non vogliamo l’ALCA, e abbiamo anche un governo solidale con il Venezuela di Chávez e con la Cuba di Fidel.
Siamo già stati una colonia del Portogallo per 322 anni e sappiamo cos’è produrre ricchezze per beneficiare altri popoli.

Ancora oggi il popolo brasiliano lavora, e lavora molto, per poter pagare il debito estero stipulato dalle nostre élite senza il consenso della popolazione. Il nostro aggravio fiscale è uno dei più alti nel mondo, il 36% del PIL; il nostro tasso d’interesse supera il 19% annuo; il nostro governo spende per l’ammortamento degli interessi del debito estero, ogni anno, più di dieci volte il bilancio preventivo del quale dispone per i nuovi investimenti.

Ufficialmente il nostro surplus principale è del 4,25%. Di fatto, supera il 5%, dato che l’equipe economica del nostro governo crede, religiosamente, che il dio mercato è capace di produrre il miracolo del benessere della nazione senza il cambiamento delle strutture, come la riforma agraria. Non voglio affermare che questo sia un nostro problema dal momento che la nostra economia è controllata dal FMI, nel quale Lei comanda. Non sono a conoscenza di nessun paese che sia uscito dalla povertà grazie al FMI.

Sono qui per chiederLe la pace.
2.800 anni fa, un ebreo chiamato Isaia affermò che la pace si realizza soltanto come frutto della giustizia. Il signore crede che questa si produrrà con la forza delle armi. Ma, la guerra è il terrorismo dei ricchi, così come il terrorismo è la guerra dei poveri.
Non è stata sufficiente la sconfitta degli Stati Uniti in Vietnam? Lì morirono un milione di persone, dei quali 50 mila erano nordamericani. Presto o tardi il suo paese dovrà lasciare l’Iraq senza alcun orgoglio, portando il fardello di migliaia di giovani nordamericani (molti di loro d’origine latina e nera) condannati a morire per aver creduto che per il mondo è buono quello che è buono per gli Stati Uniti.

Il suo paese possiede soltanto il 6% della popolazione mondiale. Ciò nonostante, controlla il 50% della ricchezza del pianeta. Non ha mai richiesto la democrazia in Arabia Saudita, dove si trovano le maggiori riserve di petrolio del mondo, perché il governo autocratico di questo paese è docile alla politica di Zio Sam, sebbene da lì siano emersi Bin Laden e i terroristi che abbatterono le torri gemelle.

L’anno scorso si sono spesi in armamenti, in tutto il mondo, circa US$ 900 mila milioni di dollari. Gli Stati Uniti hanno sborsato quasi la metà, US$ 390 mila milioni. Pensare che sono sufficienti soltanto US$ 50 mila milioni, fino al 2015, per sradicare la fame nel mondo!

Perché mai la morte merita più denaro che la vita? Non ci sarà qualcosa di molto sbagliato in questa logica? Perché mai il capitalismo colloca la proprietà privata al di sopra delle vite umane e del bene collettivo? Perché mai muoiono per fame ogni anno 5 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni, senza che le nazioni ricche assegnino più del 10% delle spese belliche alla cooperazione internazionale?

Il signore deve sapere che 86 milioni di persone morirono vittime della guerra dal 1940. Le due bombe atomiche, che il suo paese scagliò sulle popolazioni innocenti di Hiroshima e di Nagasaki, falciarono circa 100 mila vite e consegnarono un lascito di cancro, fino ad oggi, nei discendenti delle vittime. Quasi tutte giovani.
Circa 2000 soldati sono morti in Iraq, in quella guerra malsana iniziata nuovamente nel 2003.
Suo padre aveva invaso questo paese nel 1991 ed il risultato provocò così tanta vergogna nella sua nazione, che Lei sentì l’obbligo di ripetere il gesto con la speranza di spodestare Saddam Hussein, operazione nella quale riuscì. La resistenza degli iracheni, sfida ancora il potenziale bellico del suo paese.

Tra la popolazione civile, circa 130 mila iracheni sono morti come conseguenza degli attacchi delle truppe degli Stati Uniti nel 1991. Saddam, grazie alle armi, anche chimiche, fornite dagli Stati Uniti, soprattutto nel periodo della guerra contro l’Iran, uccise circa 200 mila iracheni.

Sono stato da poco nel suo paese. Nell’Utah, molti mi domandarono quali erano le mie impressione sugli Stati Uniti. Risposi che la differenza tra il suo popolo ed il mio è che il suo è convinto che non c’è felicità senza denaro. Il mio è felice senza denaro. Ci bastano le cinque effe: fréjol, farinha, fe, fùtbol e fiesta (1). Questa ricerca sfrenata di ricchezza è quella che impedisce al popolo degli Stati Uniti di sentirsi solidale con i poveri del mondo. Tutti abbiamo visto cos’è successo alla popolazione nera e ai poveri di Nuova Orleans durante la catastrofe causata dall’uragano Katrina. Rimasero nel più completo abbandono, finché il signore reagì quando percepì che, agli occhi del mondo, il re era nudo.

E per completare, uno dei suoi assessori ebbe la faccia tosta di proporre, come misura per ridurre la povertà negli Stati uniti, l’aborto per le donne nere…

Presidente Bush, “welcome” alla nazione del futuro.
Vogliamo essere amici fraterni del popolo degli Stati Uniti, senza che la CIA torni a minacciare la nostra democrazia, come nel 1964 quando aiutò ad’istaurare una dittatura militare che durò 21 anni, e che si possa raggiungere la reciprocità nelle relazioni commerciali, nel pieno rispetto della nostra sovranità.


Note:

(1) (fagioli, farina, fede, calcio e festa)

traduzione in spagnolo a cura di ALAI
http://www.alainet.org/active/9600〈;=es

Tradotto in italiano da Alejandra Bariviera per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte, l'autore e il traduttore.

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