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Secondo i politologi è probabile un alto astensionismo

Messico: disinteresse dei messicani per le presidenziali di luglio

I sondaggi assegnao la vittoria a Lopez Obrador
20 novembre 2005 - David Lifodi

Mancano ancora otto mesi alla celebrazione delle presidenziali messicane, che avranno luogo il prossimo 2 luglio, ma la sfida elettorale tra i tre candidati è già cominciata.
Il primo dato che balza agli occhi è però il crescente disinteresse dei cittadini nei confronti della campagna elettorale dei tre candidati: Lopez Obrador, più popolarmente conosciuto come "Amlo", si candida per il Prd (Partido de la Revolucion Democratica - centrosinistra), Calderon correrà per il Pan (Partido Accion Nacional – centrodestra), mentre Madrazo è il portabandiera del Pri (Partido Revolucionario Institucional – per 70 anni al governo del paese).
Secondo uno studio patrocinato dall'Instituto Federal Electoral la media di votanti dell'elettorato è precipitata dalle legislative del 1997 (quando i priisti persero per la prima volta la maggioranza al Congresso) ad oggi dal 65% ad un misero 49% e questo, secondo il politologo della Universidad Nacional Autonoma de Mexico Vladimir Arias, è un dato negativo per una democrazia giovane come quella messicana. Le stesse elezioni del 2000, che segnarono la fine del potere assoluto del Pri e portarono l'ex dirigente della Coca Cola Fox alla presidenza del paese, fecero registrare un astensionismo del 36%, superiore addirittura a quello registrato nel 1994 quando Zedillo fu l'ultimo candidato priista a vincere le presidenziali.
Se la probabile alta percentuale di astensionismo rischia di essere una minaccia per la democrazia, come rilevano politologi e studiosi del sistema elettorale messicano, non è facile nemmeno riuscire a capire chi potrebbe spuntarla. Gli ultimi sondaggi assegnerebbero infatti un'ampia vittoria a Lopez Obrador, che del resto è uscito rafforzato dal cosiddetto "desafuero" posto in atto dal presidente in carica Fox per screditarlo ed escluderlo dalle elezioni: in quell'occasione oltre un milione di persone manifestò per le strade di Città del Messico per sostenere il sindaco del Distrito Federal. Nel sue funzioni di sindaco ha goduto dell'appoggio e dell'approvazione della maggioranza degli abitanti di Città del Messico, anche se non sarà certo sostenuto dagli zapatisti del Chiapas, che più di una volta lo hanno definito come "la mano sinistra della destra". Proprio gli zapatisti giocheranno un ruolo di sicuro rilievo nella contesa elettorale ed hanno avuto il merito, fin dalla scorsa estate, di lanciare "l'altra campagna" in occasione della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, in cui Amlo viene duramente criticato. In Messico si è aperto un dibattito, tuttora in corso, sulle motivazioni che hanno spinto Marcos a rifiutare l'appoggio al candidato del Prd. Certo agli zapatisti non si può dare torto: prima di far parte del Prd per tutti gli anni '80 Lopez Obrador ha militato nelle file di quel Pri che per 70 anni ha anestetizzato la vita politica messicana oltre che raggiungere, sotto Salinas de Gortari prima e sotto Zedillo poi, i livelli più alti di corruzione dello stato. Inoltre l'atteggiamento del Prd verso l'Ezln è stato sempre piuttosto ambiguo, basti pensare alla vera e propria aggressione organizzata nel villaggio di Zinancantan dai perredisti ai danni delle basi d'appoggio zapatiste. In questo contesto l'Ezln ha deciso di aprire "l'altra campagna" alla società civile sia tramite riunioni e consultazioni popolari con le comunità sia attraverso l'organizzazione di un viaggio del subcomandante Marcos per tutto il Messico a partire dal prossimo 1 gennaio, che segna il dodicesimo anno dal levantamiento zapatista.
Gli altri due candidati, entrambi espressione della destra, non sembrano entusiasmare particolarmente gli elettori. Calderon ha vinto le elezioni interne al Pan sorprendendo tutte le previsioni che assegnavano la vittoria all'attuale Ministro degli Interni Santiago Creel, e rappresenterà, in caso di vittoria, la continuità della linee politiche liberiste di Fox, uno degli ultimi presidenti totalmente filoamericani rimasti nel continente latinoamericano.
Se invece dovesse vincere Madrazo, distaccato per ora di otto punti rispetto ad Amlo negli ultimi sondaggi, le prospettive per i messicani sarebbero ancora peggiori. Governatore negli anni '90 del Tabasco, Madrazo rappresenta la peggiore continuità con il sistema clientelare e corrotto di cui il Pri si è fatto portatore nei 70 anni di potere che hanno dato luogo quasi ad una sorta di semidittatura.
Anche se i favori del pronostico sono tutti per Lopez Obrador, tutti i candidati hanno buone possibilità di vittoria, afferma il politologo Zuckerman, assicurando che per adesso non c’è niente di sicuro.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l’autore

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