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Intervista con Emir Sader

Brasile: L’obiettivo non è Lula ma il PT

Sader attacca molto duramente Lula, ma ancor più duramente quella parte della sinistra (in particolare quella che ha dato vita al nuovo partito PSOL) che sembra ignorare l’esistenza della destra e dell’imperialismo e investe tutte le proprie energie nell’attaccare PT e governo. Male con Lula, peggio senza di lui, conclude.
25 novembre 2005
Fonte: Fórum

Opportunità e non diritti
Quando la sinistra è arrivata al governo aveva già perso la battaglia delle idee. E’ cambiato molto lo scenario politico ideologico in Brasile dalla prima candidatura Lula. Il neoliberismo è diventato fortemente egemonico, non solo come modello economico, ma come visione dello Stato. La sua visione del mondo è introiettata anche a sinistra. Non solo dal punto di vista economico, ma anche dei valori. Basta ricordare l’ultima campagna elettorale di Lula. Il tema dominante della campagna elettorale era quello della opportunità, c’era un ragazzino che diceva “io voglio una opportunità”. Questa è la molla del neoliberismo, che sostituisce al diritto l’opportunità. Secondo me questo è in relazione con il fatto che il recente sindacalismo brasiliano, a causa della sua storia, confonde la dittatura militare con lo Stato. Tutto il sindacalismo è stato formato non nella prospettiva di rafforzare il Sistema Sanitario Pubblico, ma di lottare per Piani di salute privati. Anche il sindacalismo tradizionale, precedente a Lula, non si impegnava per la universalizzazione dei diritti (....)

La candidatura di Lula non è stata una candidatura del PT
Penso anche che la candidatura di Lula non è stata una candidatura del PT. Lula è diventato sempre più autonomo rispetto al PT. Anche il programma precedente alla Lettera ai Brasiliani era stato fatto dall’Istituto per la Cittadinanza e non è passato direttamente per il PT. E poi con la Lettera ai Brasiliani ha cambiato natura, poichè prima non c’era l’impegno con il capitale finanziario. C’era più o meno una disputa tra il capitale produttivo e quello speculativo. La Lettera ha cambiato la natura della candidatura Lula in direzione di un impegno con il capitale finanziario e rende impossibile uscire da questo modello. Tra le altre conseguenze c’è l’impossibilità di fare una politica centrata sul sociale, restano solo risorse per fare politiche focalizzate.

Vincere a qualsiasi prezzo può portare alla distruzione di una accumulazione di forze storica
Lula pensa che, date le sue origini, qualsiasi cosa faccia, rappresenta i poveri, i lavoratori, gli operai. Questo è falso. La situazione sociale non si trasferisce automaticamente alla posizione sociale. E’ un errore, quindi, pensare che sia libero di fare una qualsiasi alleanza per vincere. Il problema non è tanto l’alleanza con José Alencar, che è innocua, o con gli evangelici, ma quella con il capitale finanziario, fatta da Palocci (...) io non piangerei come ha fatto Chico Alencar (deputato federale del PSol-RJ) e altri per la storia della cassa 2, avrei pianto quando è stato indicato Henrique Meirelles come presidente della Banca Centrale. Forse, senza la Lettera, Lula avrebbe potuto non vincere le elezioni, ma questo non significa che sia positivo vincere a qualsiasi prezzo, perchè butta dalla finestra una accumulazione di forze storica. E’ quel che sta succedendo.

Un settore della sinistra ha votato no al referendum sulle armi, sostenendo che il popolo deve essere armato per fare la rivoluzione
E’ un discorso avventuristico. Per queste persone la nuova destra è il PT e se non si distrugge il PT, ritengono che non ci sia spazio per una supposta nuova sinistra in Brasile. Anche il maoismo ha cominciato col criticare l’Unione Sovietica da sinistra (...) Assunsero l’idea che dovevano distruggere l’Unione Sovietica perchè altrimenti non ci sarebbe stato spazio per la Cina nello scenario politico mondiale. QUello che una parte della sinistra fa nella CPI è riprodurre questa idea in miniatura, se non si distrugge il PT non c’è spazio per loro (...) Rispetto al referendum ci sono state molte divisioni, ma il MST stava da un lado e la UDR dall’altro. Questo doveva far riflettere. Queste canaglie non sono vittime della violenza, non sono legati al MST, non vivono nei quartieri poveri, e quindi possono prendersi il lusso di schierarsi così. E Luciana Genro (deputata federale PSol-RS) scrive un articolo di merda dicendo che la vittoria del no è stata un avvertimento che il popolo ha mandato al governo. Questa è manipolazione della destra (...) Loro non stanno combattendo quotidianamente contro la destra e il capitale finanziario, usano il 100% delle loro energie per attaccare la sinistra (...) escono dalla CUT e scrivono striscioni “Contro il FMI, Lula e la CUT”(...) In Germania si è aperto spazio per il nazismo quando si ritenne che la socialdemocrazia era un braccio sociale del fascismo ... e l’Andes, (associazione di insegnanti) esce dalla CUT per stare da sola nel mondo. Si vuole fare un’altra centrale sindacale ora, in una fase di riflusso? La prima sconfitta nostra è quella del governo Lula che non esce dal modello neoliberista, la seconda, è un classico, è la frammentazione della sinistra, l’atomizzazione.
(...)
L’offensiva contro il PT
L’elemento fondamentale di questo momento politico è l’offensiva contro il PT. Il governo ha manifestato elementi di rottura importanti, come per esempio nell’area internazionale. E l’America Latina è l’unico luogo nel quale esiste una resistenza al modello neoliberista, bene o male, giacchè qui c’è stato un laboratorio di esperienze. Si può dire quel che si vuole, ma, per esempio, la politica dell’educazione non è quella privatistica di Paulo Renato (...) L’obiettivo principale non è distruggere Lula ma distruggere il PT. Il governo Lula finirà un giorno, ma il nemico è il PT che è il risultato di una accumulazione permanente di forze del campo progressista della sinistra brasiliana.

Lula, Lenin e Fidel
I due grandi leader rivoluzionari del 1900 sono stati Lenin e Fidel e tutti e due sono stati grandi dirigenti di massa, grandi dirigenti di partito e grandi statisti. Lula è stato un grande dirigente di massa, un pessimo dirigente di partito. Lo statista è quello che sa valutare la relazione di forze. E per poter fare questa valutazione a ragion veduta bisogna leggere. E Lula si è formato chiedendo: “Cristovam come eliminiamo l’analfabetismo?”, “ Marilena, come portiamo la cultura al popolo?”. Bisogna avere un’analisi critica delle forme di accumulazione capitalista in Brasile e di come questo colpisce lo Stato. Al tempo della dittatura, si è pensato che la democrazia avrebbe risolto i problemi dello Stato. (...) Il PT non ha elaborato una sua teoria, i suoi intellettuali, i marxisti hanno lasciato tutto nelle mani del Cepal che ha disertato. (...) All’inizio il PT chiedeva scusa nel partecipare alle elezioni, poi è passato a concorrere alla elezioni senza nemmeno sapere quel che voleva. E il calendario è diventato quello elettorale. E i nuclei sono diventati i gabinetti dei deputati. Non decifrare teoricamente la realtà è diventato fatale, a partire dal 1994 (...)

Il ruolo dell’intellettuale Fernando Henrique Cardoso
La fondazione Cebrap (Centro brasiliano di analisi e pianificazione) fu fondamentale nel cambiamento di programma degli intellettuali. Primo perchè si sviava la riflessione dall’università alla sfera privata; secondo perchè diventava finanziata; terzo perchè il finanziamento era fatto da una fondazione internazionale. Ma il riflesso più immediato è stato quello di abbandonare i grandi progetti globalizzatori, le grandi narrazioni. E’ stato allora che si è lascitao di lato lo sviluppo, le grandi analisi storiche e si è cominciato a fare analisi demografiche, dei movimenti delle donne, dei negri... tutto frammentato nello stile statunitense di riflessione (...) E poi c’è stata la discussione sull’autoritarismo. Dicevano “il franchismo è stato fascista, ma ora è più flessibile....” Si lasciava da parte il problema della dittatura e si parlava di autoritarismo e Cardoso diceva che nell’autoritarismo l’egemonia non è del capitalismo privato. Il capitalismo privato preferisce lo stato liberale. Nell’autoritarismo, l’egemonia è nelle mani della borghesia di stato – che è una categoria di merda. Cominciava così l’idea di squalificazione dello stato. SI assolveva il grande capitale privato nazionale e internazionale. FHC sosteneva già tesi liberali (...) e predicava la formazione di una grande alleanza cha abbracciava dal capitalismo internazionale fino al sindacalismo dell’ABC, società civile contro lo Stato (...)

La sinistra nel mondo e in America Latina
La correlazione di forze oggi è molto cambiata. Mai nel mondo la parola sinistra, da che è stata inventata con questa connotazione, è stata così debole. In Europa la sinistra è sparita; ha applicato misure neoliberiste e è rimasta isolata. L’URSS che era un punto di riferimento, è sparita (...) In AL i nazionalisti si sono convertiti al neoliberismo, i peronisti sono stati protagonisti delle privatizzazioni, il socialismo cileno, mah....La Cina è bene che esista, ma non diciamo che è il socialismo, Cuba si difende e solo ora con l’appoggio del Venezuela ha recuperato un po’. Il Brasile era controcorrente, aveva Lula, il PT, la CUT, il Forum Sociale Mondiale, il bilancio partecipativo. (...) I grandi dirigenti rivoluzionari hanno preso spunto dallo sviluppo diseguale e hanno fatto venire alla luce i conflitti. Lula ha fatto il contrario, li ha nascosti. Il Brasile è esattamente uguale a qualsiasi altro paese. Lenin e Fidel sono partiti dalle disuguaglianze e le hanno portate alla rottura. Questa è la differenza con Lula.

Differenze tra Lula e Cardoso
Ci sono differenze tra i due, per esempio nella politica estera. Quella di Cardoso era subalterna, quella di Lula è sovrana. Ci sono differenze anche nella politica educativa e culturale. Non si può non dire che le privatizzazioni si sono fermate, che le relazioni con i movimenti sociali sono cambiate. La destra sa quello che vuole, è il modello del partito di Cardoso e del PFL. In assenza di questo, gioca con il modello di Palocci, ma non è il modello che preferisce.

Il governo può riprendere un progetto di sinistra?
E’ difficile, ora non è il momento di vedere chi critica di più il governo o usa le parole più forti. La questione è sapere che accumulazione di forze scaturisce da questa analisi. Uscire dal PT per andare a casa o per fare che? CHi è uscito ha portato via pochissimo (...) La maggioranza ha ritenuto che il PT fosse lo spazio migliore. Che il PT riprenda il progetto è possibile, ma c’è il governo Lula e le elezioni l’anno prossimo. Penso che Lula consideri questa politica economica un successo, un fattore di stabilità del suo governo, non credo che cambierà la politica economica da qui alle elezioni.

Come si ridistribuisce il reddito
La previdenza rurale è stata una grande distributrice di reddito. Anche il Sistema Sanitario è uno strumento importante per la universalizzazione dei diritti, ma penso che uno strumento fondamentale sia il bilancio partecipativo. Non c’è possibilità di distribuzione del reddito senza sbloccare le questioni di bilancio attraverso la cittadinanza organizzata.

(...)
La destra è pronta ad approfittare della sconfitta di Lula. La sinistra del PSOL pensa che fare l’analisi della congiutura sia elencare le canagliate del governo, come se la destra non esistesse.
Sader critica molto duramente esponenti della sinistra brasiliana che stanno occupandosi essenzialmente di criticare PT e governo: Plinio de Arruda Sampaio che ha detto di annullare la scheda nel secondo turno tra Serra e Marta Sulpicy, Benjamin e Lessa che fanno un piano di governo per l’avventuriero Garotinho; li chiama avvoltoi, che entrano in scena solo per attaccare la sinistra. Nel caso di una sconfitta di Lula vincerebbe la destra, che sta avanzando celermente. Il PSOL è stato opportunista. L’idea originale era fare un forum socialista con gli scontenti di dentro e di fuori del PT, ma hanno poi affrettato i tempi per due ragioni. Prima di tutto le scadenze elettorali e poi hanno analizzato il fatto che un partito che tradisce deve avere dei dissidenti. Hanno pensato: costruiamo un partito subito e così poi gli altri devono negoziare con noi (...) Quando c’è stata l’elezione del presidente della Camera, Ivan Valente ha detto a un amico che Luciana Genro e Babá hanno votato per Nono (José Thomaz, del PFL), anche se hanno detto di annullare il voto. (...) Per loro l’analisi della congiuntura è elencare le cagate del governo, che sono infinite. Una analisi della congiuntura è relazione di forze, prospettive, alleanze. Non è dire “guarda questa canagliata del governo del PT...” Per loro non esistono la destra e l’imperialismo. Ci sono solo loro e il PT.(...) Heloísa Helena farà una campagna per attaccare il PT. Utilizzerà il suo minuto per parlare male del PT, risparmiando la destra.

Un programma minimo della sinistra. Nell’ipotesi di una unità organica PT/PSB/PCdoB.
Dovrebbe essere un programma di uscita dal neoliberismo. Il potere mondiale si basa su denaro e armi e quindi di questo dobbiamo parlare, Che è quel che dice Tarso Genro. Dibattere di questo, arrivare in marzo a discuterne con Lula. Dirgli che le due assi del potere in Brasile sono contro di lui: il potere economico e il potere dei media. Si può vincere solo alleandosi con altri settori sociali, dobbiamo acquistare forze per un progetto che si differenzi da ciò che è oggi l’egemonia economica e mediatica in Brasile. La sinistra non ha costruito questo cammino fino ad ora. Abbiamo un spazio per lottare, dobbiamo ancora lottare. Male con Lula, peggio senza di lui.

Note:

Sintesi di alcune parti dell’intervista rilasciata il 28 ottobre.e trsduzione di Serena Romagnoli

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