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Sembra probabile un ballottaggio tra Michelle Bachelet e Sebastiàn Piñera

Il Cile verso le elezioni presidenziali dell'11 Dicembre

Le associazioni per i diritti umani appoggiano Tomas Hirsch
1 dicembre 2005 - David Lifodi
Fonte: Diario: "Cile al voto con incertezza"
Europa: "Un centrosinistra sicuro di aver già vinto e un magnate delle tv all'attacco.In Cile".

Il Cile si avvia alle elezioni presidenziali del prossimo 11 Dicembre in un clima di grande equilibrio tra i candidati alla Moneda, mentre in questi giorni l'ex dittatore Pinochet è stato messo in stato d'accusa per il suo coinvolgimento nella "desaparicion" di tre oppositori del regime all'epoca dell'operazione Condor. Il Cile potrebbe svoltare a destra se al presidente uscente Lagos si sostituirà uno tra Joaquin Lavin e Sebastiàn Piñera ed è proprio dalle divisioni interne ai partiti conservatori che la Concertacion di Michelle Bachelet (formata dalla tradizionale unione tra democristiani, socialisti e socialdemocratici)potrebbe ottenere dei vantaggi. Candidato per il partito Renovacion Nacional, Sebastiàn Piñera ha frantumato l'unità delle destre che inizialmente erano intenzionate a candidare come unico rappresentante Lavin, che già nelle precedenti presidenziali aveva perso la Moneda per meno del 3% dei voti rispetto a Lagos. Piñera rappresenta per certi aspetti una sorta di Berlusconi in versione cilena, tanto da promettere 500000 nuovi posti di lavoro ed essere proprietario del canale televisivo Chilevision e di una compagnia aerea, la Lan Chile. In breve tempo ha saputo sfruttare le sue capacità di comunicatore mediatico, e si presenta come l'espressione di una destra democratica che ha ripudiato Pinochet, non a caso in più circostanze ha sbandierato il suo voto contrario alla Pinochet in occasione delle votazioni del 1988. Tutto ciò potrebbe far presa su un elettorato moderato turbato dalle accuse piovute ultimamente sul dittatore, non solo quelle relative ai crimini contro l'umanità, ma anche quelle di evasione fiscale. Risulta invece meno presentabile la figura di Lavin, sostenuto da quella Unione Democratica erede diretta della dittatura, oltre che essere stato lui stesso un collaboratore del regime militare. Approfittando di questa spaccatura, la candidata della Concertacion di centrosinistra Michelle Bachelet fino ad alcuni mesi sembrava ampiamente favorita, ma l'ingresso a sorpresa in politica di Piñera le ha fatto perdere una considerevole percentuale di consensi, e i sondaggi adesso le assegnano un 39% rispetto al 44% di poco tempo fa. Bachelet rappresenta la continuità con il governo Lagos, che ha avuto certo il merito di dare al paese una grande solidità economica, ma entrambi non hanno mai messo in discussione quel modello neoliberale a cui l'America Latina si oppone ogni giorno con più forza. Inoltre, se sotto la presidenza Lagos alla fine si è riusciti ad abrogare la Costituzione varata da Pinochet, al presidente uscente viene imputata una linea troppo morbida verso quella che è stata la dittatura cilena. Ad esempio il famoso scrittore Luis Sepulveda rimprovera a Lagos la decisone di aver concesso l'indulto ad uno degli assassini del sindacalista Tucapel Jimenez. Il programma di Michelle Bachelet (anch'essa torturata dai golpisti all'epoca della dittatura nella tristemente nota Villa Grimaldi) volge comunque uno sguardo al sociale sia sostenendo la lotta degli omosessuali per il riconoscimento delle coppie di fatto, sia battendosi contro le discriminazioni sessuali nei luoghi di lavoro, ancora presenti in Cile, oltre che aver lanciato una campagna per un maggior coinvolgimento delle donne nella vita politica del paese. Infine il quarto candidato, che ha sollevato le speranze dei movimenti sociali, delle associazioni per la difesa dei diritti umani e delle famiglie dei desaparecidos, è Tomàs Hirsch. La sua coalizione, denominata Juntos Podemos Mas, è composta dal Mir, il Partito Comunista, la Sinistra cristiana e il Partito Umanista, fondato dallo stesso Hirsch ai tempi della dittatura come strumento di lotta contro il regime e alle ultime comunali ha ottenuto un risultato sorprendente. Certo la sua candidatura potrebbe forse togliere alcuni punti alla Bachelet, ma in caso di un eventuale ballottaggio tra quest'ultima e un candidato della destra i cileni democratici appoggerebbero senza dubbio la figlia dell'ex ministro del governo Allende. Hirsch rimprovera a Lagos di non interessarsi a sufficienza dei problemi delle famiglie dei desaparecidos, e lui stesso ha sostenuto più volte le associazioni che contestavano la riduzione delle pene ai militari coinvolti nelle nefandezze della dittatura, e, cosa grave per un paese in cui Lagos era comunque riuscito a gestire la transizione alla democrazia, in una di queste manifestazioni sia lo stesso Hirsch che i suoi sostenitori sono stati caricati da quei carabineros che ai tempi di Pinochet rastrellavano gli oppositori del regime. Alla vigilia delle elezioni che potrebbero comunque eleggere la prima presidente donna, resta comunque incertezza e sembra probabile un ballottaggio.

Note:

Articolo scritto da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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