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Cile: elezioni, i candidati e la voce della gente comune

Fissate per l'11 dicembre le votazioni per sostituire l'uscente presidente Lagos e i membri delle camere. La Bachelet potrebbe essere la prima donna a insediarsi alla Moneda. I problemi più sentiti sono la tutela dei diritti dei lavoratori, il diritto alla salute e l'educazione, ma sui bus, nei negozi, e nelle strade c'è sfiducia, perchè "i ricchi tutelano solo i loro interessi".
10 dicembre 2005 - Matteo De Bellis ( Casco Bianco a Santiago del Cile)
Fonte: Caschi Bianchi Apg23 - 7 dicembre 2005

In una calda e tranquilla primavera australe, il Cile si prepara a una disputa elettorale di grande importanza. I cittadini sono chiamati a eleggere, nelle votazioni dell'11 dicembre, il sostituto dell'uscente Presidente Lagos, nonché i membri delle due Camere.
Le proiezioni più credibili danno per probabile una vittoria dell'ex Ministro della Difesa, Michelle Bachelet, che potrebbe essere la prima donna a insediarsi alla Moneda. Sembra difficile, tuttavia, che la Bachelet possa ottenere la maggioranza assoluta alle prime votazioni; più probabile è che la candidata socialista, sostenuta dalla Concertación di socialisti e democristiani, debba confrontarsi al ballottaggio con uno dei candidati della destra, prevedibilmente con Sebastián Piñera, di Renovación Nacional. Quest'ultimo ha visto crescere considerevolmente il numero dei suoi sostenitori, attestandosi oltre il 22% (1) e sorpassando, in questo modo, l'altro concorrente della destra, Joaquin Lavín, dell'Unión Demócrata Nacional. Entrambi sono lontani dal 39,4% della Bachelet, ma le variazioni intervenute negli ultimi mesi costringono tutti, Bachelet e Piñera in testa, a fare pretattica per compattare e arricchire le proprie file in vista del ballottaggio. La Bachelet, in particolare, sta perdendo l'appoggio di parte dell'elettorato democristiano, affascinato dal carisma del politico-imprenditore Piñera. Resta la favorita, ma deve accattivarsi tanto gli elettori di centro quanto quelli di estrema sinistra. Questi ultimi andranno al voto per l'umanista Tomás Hirsch, il quale, pur non avendo possibilitá di arrivare al ballottaggio, sembra promettere risultati interessanti. La coalizione che lo appoggia, infatti, sostenuta da Partito Umanista e Partito Comunista, si è arricchita di diversi movimenti della società civile, che potrebbero portarlo oltre il 10%.

Numeri a parte, sembra interessante analizzare le motivazioni che spingono l'elettorato.
"Voteró Lavin", afferma decisa Julia, donna delle pulizie sui 50 anni, "perchè la Concertación non ha fatto niente e bisogna cambiare". "Non mi è piaciuta la candidatura di Piñera", ha continuato, "perché ha costretto la destra a spezzarsi in due tronconi".
Piñera, al contrario, attrae l'interesse di chi pensa che "la sinistra si porta dietro ancora troppo risentimento", mentre "bisogna guardare avanti e dedicarsi a una politica liberista, che arricchisce il Paese e fa stare meglio tutti", come ci dice Andrés, imprenditore di 42 anni. Concorda con questa affermazione anche Arturo, 44 anni, gestore di un garage, secondo il quale "un imprenditore come lui, che dà lavoro a 50 mila persone, può fare bene nel campo economico".
D'altra parte, molti considerano Piñera "poco credibile per il suo passato, sia come imprenditore che come uomo politico", come fa Silvia, 35 anni. "Ed è un imprenditore che si preoccupa principalmente dei suoi interessi privati", aggiunge Constanza, studentessa diciassettenne.
Anche chi osteggia Lavin punta il dito contro il suo passato: "E' stato nella Giunta Militare e questo dice tutto", afferma Carlos, 50 anni, tassista; e con lui Rosa, dama de casa sulla sessantina, che sentenzia "Lavin y Piñera estan con Pinochet!". Chi si ritiene legato alla sinistra e chi non vota, come Natalia, studentessa ventunenne, generalmente riconosce a Lavin di essere "il migliore della destra, perché il più coerente e il più credibile".
Considerazioni di altro tipo riguardano Michelle Bachelet. "Mi piace più degli altri, perché è una donna e perché vuole lavorare per il popolo", mi dice un'anziana donna che vuole identificarsi solo come "una amiga", mia vicina sull'autobus in uno dei quartieri piú poveri di Santiago. "Il problema é che, se vincerà, non la lasceranno lavorare, proprio perché è una donna". Si ripeterà, in altre interviste, l'opinione positiva verso la possibile elezione di una donna alla massima carica dello Stato. E' di quest'avviso Carlos, che aggiunge: "La Bachelet proseguirà nel buon lavoro che è stato fatto sinora da Lagos". Tuttavia, la candidata socialista viene considerata "persona di scarso carisma, che è stata imposta dal partito e non dalla gente", come afferma Costanza. Ed inoltre, "la Concertación non manterrà le promesse fatte nel campo sociale e continuerà ad applicare politiche di stampo liberista", come afferma Luis, 21 anni, studente. "Hirsh", continua,"è l'unico candidato di sinistra" e, secondo Fabiola, altra studentessa 21enne, "sarà il vero vincitore delle elezioni, perché supererà il 10%". "E' un buon politico, ma gode di poco appoggio", puntualizza Carlos. "Hirsch é un utopista", contesta Costanza, mentre più caustiche sono le parole di Andrés: "Hirsch è ricco, i figli vanno nei migliori collegi, ma gli piace scaldare l'animo alle masse..."
"Nessuno dei candidati farà qualcosa per il popolo. Vincono comunque i ricchi, ossia la classe sociale alla quale appartengono i candidati", afferma Sergio, commesso ventiduenne, non senza amarezza. Il tema della scarsa fiducia nei confronti della classe politica ricorre spesso, soprattutto conversando con i giovani sotto i 30 anni. "Mi considero apolitico perchè sono tutti dei bugiardi, imprenditori che fanno leggi per regolare i loro interessi privati", si sfoga Frederick, impiegato di 29 anni.

Interrogati sulle problematiche piú urgenti del Paese, solo pochi hanno dato una lettura di ampio respiro della situazione. Tra essi Eduardo, 39 anni, commesso argentino: "Le questioni da risolvere sono tutte legate tra loro: per esempio, non si puó lottare contro la delinquenza senza diminuire la disoccupazione, cosí come non si può diminuire la disoccupazione senza migliorare l'istruzione. Ma come può una famiglia che vive con uno stipendio minimo (attestato sui 120mila pesos, ossía circa 200 euro n.d.r.) offrire ai propri figli una formazione universitaria, che non costa meno di 150mila pesos al mese?". Secondo Frederick, "i problemi piú urgenti sono la tutela dei diritti dei lavoratori, il diritto alla salute e l'educazione". I temi più frequentemente citati, comunque, sono quelli della povertà, della disoccupazione e dello squilibrio nella distribuzione del reddito. Appena dopo viene il problema della delinquenza, evidentemente più urgente nella regione metropolitana di Santiago, piuttosto che nelle altre aree del Paese.
Fin qui per quanto riguarda l'opinione della gente rispetto alle questioni da affrontare. A un'analisi attenta della situazione, peró, risulta chiaro che non sono i politici a essersi impossessati dei problemi e del vocabolario dei cittadini, ma viceversa. Quando parla del programma, la gente sembra ripetere gli slogan con i quali i candidati hanno invaso strade cittadine e piazze mediatiche, però non si riscontra molta coerenza tra i problemi identificati come più urgenti e la scelta del candidato adeguato per risolverli.
A quanto pare, la base sta scegliendo il proprio candidato più per istinto, o seguendo la filosofia del male minore, piuttosto che per una reale condivisione dei punti programmatici.

Note:

1. I dati statistici sono tratti dall'inchiesta realizzata dal Centro de Estudios Públicos (CEP) nello scorso novembre. Le variazioni citate sono quelle riscontrate rispetto alle precedenti inchieste della medesima istituzione.
Vedi: http://www.cepchile.cl

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