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Buon anno Nicaragua!

L'anno elettorale inizia con proteste dei settori sociali
6 gennaio 2006 - Giorgio Trucchi


Il 2006 si apre per il Nicaragua con le rivendicazioni, irrisolte e sospese per le feste natalizie, di alcuni settori pubblici che continuano a dibattersi nella miseria e a sbattere contro il muro invalicabile costruito dai diktat degli Organismi finanziari internazionali.
Durante il mese di novembre, il Fondo monetario internazionale (Fmi) era riuscito a imporre le sue ricette neoliberiste e grazie alle pressioni sul Governo di Enrique Bolaños e la ritrovata unità della destra parlamentare, aveva respinto le richieste di aumenti salariali del settore medico-sanitario e di quello dell'istruzione, oltre ad imporre tutta una serie di misure economiche e politiche che violavano apertamente la sovranità della nazione nicaraguense.
A seguito di questa politica erano iniziate forti proteste e scioperi nel settore medico-sanitario e minacce di bloccare il prossimo anno scolastico (febbraio 2006) da parte del settore Istruzione.
Seguendo la politica del "bastone e la carota", il Fmi ha poi annunciato che, all'interno dell'Iniziativa per la Sospensione del Debito Multilaterale, il Nicaragua sarebbe stato uno dei paesi beneficiati dal condono di tutti i debiti contratti con l'organismo finanziario fino al 1 gennaio del 2005 (circa 201 milioni di dollari).
Su questo argomento ha scritto Alejandro Alemán in un articolo apparso su El Nuevo Diario.
Dice il giornalista "Il 15 dicembre del 2005, il presidente argentino Néstor Kirchner ha annunciato la cancellazione del debito del suo paese con il Fmi per un totale di 9.500 milioni di dollari...Durante il suo discorso, Kirchner ha menzionato le politiche economiche imposte da questo organismo in Argentina durante gli anni delle politiche strutturali che hanno contribuito ad acutizzare i livelli di povertà e disuguaglianza sociale nel paese.
Attualmente, è evidente che le politiche economiche applicate con il consenso di Washington sono state le maggiori cause dei livelli acuti di povertà e deterioramento ambientale nella maggior parte dei paesi poveri del mondo.
Invece di contribuire a risolvere i problemi sociali e ambientali dei paesi del sud del mondo, queste politiche li hanno peggiorati.
Le misure di privatizzazione dei servizi pubblici e di liberalizzazione economica imposta dal Fmi nei paesi poveri, sono chiaramente orientate a beneficiare solo i grandi capitali multinazionali e i piccoli gruppi locali di potere che fungono da loro alleati.
I processi di riforme strutturali creano effetti devastanti di corruzione, traffico di influenza e i nostri paesi sono obbligati ad aprire le frontiere esponendo i produttori locali alla sporca e diseguale concorrenza delle grandi multinazionali dei paesi ricchi.
Gli organismi come il Fmi sono i principali responsabili di questi disastro, di questa catastrofe e ci hanno imposto di fare tutto il contrario di quello che fanno i paesi ricchi.
Quando il Fmi pagherà il suo debito con i paesi poveri?".

Verso la metà di dicembre, con il settore pubblico in vacanza e con la maggioranza delle persone affannata nel tentativo di trovare i mezzi economici per poter passare in modo dignitoso le festività natalizie, la Banca Mondiale (BM) ha reso pubblico un documento in cui classifica come "inefficiente" il sistema di istruzione in Nicaragua e "raccomanda" al Ministero dell'Istruzione (MECD) di sottometterlo a una "ristrutturazione totale a livello amministrativo", con la relativa diminuzione del personale e accelerando il processo di autonomia scolastica in modo da inglobare tutte le scuole pubbliche in questo modello.
In parole povere, il "consiglio" autorevole della Banca Mondiale è quello di accelerare il processo di privatizzazione dell'Insegnamento pubblico e porre fine alla gratuità prevista dalla Costituzione politica del Nicaragua.
L'ingegnoso piano della BM prevede una revisione dell'intera "politica dell'istruzione" diretta dai suoi assessori e consulenti, pagati con un finanziamento (prestito) che verrebbe concesso dalla Banca Mondiale stessa al Governo del Nicaragua.
Secondo i primi calcoli della Asociación Nacional de Docentes de la Educación (Anden), i lavoratori licenziati potrebbero essere circa 300.
José Antonio Zepeda, Segretario nazionale di Anden, ha già dichiarato che i maestri si opporranno a questo piano di privatizzazione della BM dato che "il vero obiettivo è quello di arrivare al punto in cui i costi dell'educazione ricadano totalmente sulle famiglie, violando in questo modo la Costituzione, cosa che tra l'altro già avviene attraverso gli apporti che in modo illegale i direttori delle scuole chiedono alle famiglie".
Questo nuovo pericolo per l'Educazione pubblica e gratuita, si aggiunge alle proteste che inizieranno durante il mese di gennaio qualora non venissero approvati gli aumenti ai salari dei maestri che continuano ad essere i più bassi e miseri di tutta la regione.

Intanto il nuovo anno si è aperto anche con una nota molto positiva per la protesta dei maestri che ha connotazioni soprattutto simboliche, oltreché economiche.
Dopo quasi 10 anni di lotta, la Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT) ha ordinato al Governo del Nicaragua di pagare 3 milioni di cordobas (circa 180 mila dollari) a quattro maestri licenziati ingiustamente nel 1995 dall'allora Ministro dell'educazione, Humberto Belli, durante la repressione operata dal nuovo governo subentrato al Frente sandinista contro i lavoratori pubblici.
Tra il 1991 e il 1995, Belli aveva licenziato circa 6 mila maestri, tra i quali 122 dirigenti di Anden, come misura per ridurre il settore pubblico (per la maggior parte di tendenza sandinista) e come rappresaglia contro le proteste per gli aumenti salariali.
Durante tutti questi anni di attesa, le migliaia di persone licenziate, di fronte al bisogno impellente di lavoro, hanno abbandonato la denuncia ed hanno cercato fortuna in altri ambiti o sono emigrate.
Solo 20 hanno continuato. Di questi, 16 sono già stati reintegrati al loro posto di lavoro negli anni passati e 4, tutti dirigenti sindacali, hanno ricevuto in questi giorni il pagamento da parte del Ministero dell'educazione (che comprende 169 mensilità arretrate più la multa per l'ingiusto licenziamento) e il reintegro al loro posto di lavoro.
Essendo la cifra molto elevata, i 4 sindacalisti hanno accettato la proposta del MECD di ricevere solo un terzo della somma decisa dalla OIT.

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