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Brasile: la riforma agraria di Lula è un processo autofagico

4 febbraio 2006 - Bernardo Mançano Fernandes


Avere accesso ai numeri della struttura fondiaria e della riforma agraria è una enorme sfida per qualsiasi cittadino. Questi dati fanno parte di una intricata relazione politica determinata dal controllo dei territori. Il Brasile con il Paraguai e il Venezuela sono tra i primi paesi al mondo, rispetto alla concentrazione di terra. Questi territori da secoli sono controllati da gruppi politici e imprese transnazionali che aumentano di giorno in giorno il loro potere politico, economico e tecnologico.
Analizzare i dati per interpretarli non è compito che può essere svolto da un qualsiasi cittadino. La diversità delle forme in cui sono forniti i dati, esige la creazione di una metodologia di analisi che renda possibile fare confronti. Per poter lavorare con i dati degli insediamenti rurali, impiantati dall’INCRA e dagli istituti legati alla ANOT, abbiamo creato il DATA LOTTA, Banca dei Dati della Lotta per la Terra. Attraverso questo strumento abbiamo potuto verificare, nel corso dell’anno, gli insediamenti in tutti i comuni. Con questo stesso procedimento abbiamo identificato il processo di clonazione degli insediamenti nel secondo governo Fernando Henrique Cardoso. Abbiamo denunciato questo artificio durante la verifica degli insediamenti per municipio. Abbiamo scoperto insediamenti creati negli anni 80 presentati come realizzati nel 2001.
La clonazione ha dimostrato l’astuzia del governo Cardoso nel produrre dati per realizzare gli obiettivi. Questa condizione era frutto del trasferimento a livello giudiziario della lotta per la terra. La Misura Provvisoria 2l.Q9/52, del 21 maggio 2001 criminalizza infatti le famiglie che partecipano alle occupazioni e privilegia il latifondo che non potrà essere espropriato per due anni. Questo tempo può aumentare se ci sarà una nuova occupazione, Con la Misura Provvisoria, il numero di famiglie impegnate in occupazioni è scesa da 65.000 famiglie nel 2000 a 26.000 nel 2001. Senza occupazioni non c’è riforma agraria. Quindi era necessario fabbricare numeri per raggiungere le mete.
Nonostante il governo Cardoso abbia utilizzato questo artificio, durante i suoi due mandati sono stati espropriati 21 milioni di ettari. Questo numero ha un significato importante per la riforma, se viene comparato con i dati della struttura fondiaria. Secondo i dati del II Piano Nazionale della Riforma Agraria, comparati con i dati dell’Atlante Fondiario Brasiliano, l’area occupata dalle proprietà rurali è cresciuta di 89 milioni di ettari, nel periodo tra il 1992 e il 2003. Le proprietà capitaliste hanno avuto una crescita di area di 52 milioni di ettari. L’area delle proprietà familiari è cresciuta di 37 milioni di ettari. In questo periodo di 11 anni sono stati espropriati venticinque milioni di ettari. Anche se ci sono critiche ai dati del Sistema Nazionale del Catasto Rurale, è indiscutibile che si tratta di dati ufficiali utilizzati per le politiche di riforma agraria.
Supponendo che nel periodo 1992/2003, le famiglie senza-terra non avessero occupato terre per fare pressione sul governo per la realizzazione della riforma agraria, la crescita dell’area delle proprietà capitaliste sarebbe stata di 77 milioni di ettari. Mentre la crescita delle proprietà familiari sarebbe stata di 12 milioni di ettari. Questo avrebbe significato una maggiore concentrazione di terre. Ossia, la media annuale di espansione dell’area delle proprietà capitaliste che è stata di 4,7 milioni di ettari, sarebbe salita a 6,5 milioni di ettari. Mentre la media annuale di espansione delle proprietà familiari che è stata di 3,4 milioni, sarebbe precipitata a 1,1 milioni. Di fatto, la riforma agraria negli anni 90 ha contribuito ad impedire la intensificazione della concentrazione fondiaria.
Senza riforma agraria, l’espansione delle aree di proprietà capitalista è cinque volte più rapida che l’espansione delle proprietà familiari. Con la riforma agraria, l’espansione delle aree delle proprietà capitaliste è solo una volta più rapida che l’espansione delle proprietà familiari. Ossia, in Brasile, la riforma agraria non deconcentra la terra, ma riduce la rapidità di concentrazione della terra
Ma questo problema può aggravarsi quando avviene la chiusura della frontiera agricola. Circa il 60% delle terre espropriate sono nella regione nord, dove si muove la frontiera agricola con l’impetuosità dell’agrobusiness. Con la chiusura della frontiera, i due tipi di proprietà potranno espandersi solo l’uno ai danni dell’altro. Come abbiamo detto in ambito geografico, il processo di territorializzazione e deterritorializzazione sarà ancora più intenso. La tendenza sarà quella dell’esasperazione dei conflitti tra contadini e agrobusiness. In questa realtà, la riforma agraria acquisterà nuovi significati, poichè l’agrobusiness non riuscirà a includere nè a distruggere i contadini senza-terra.
Oggi, una questione importante è: come il governo Lula ha trattato questo problema? Secondo i risultati dal 2003 al 2005, abbiamo rilevato la seguente tendenza: nel 2003 il governo Lula ha insediato 36.000 famiglie, il 24% in terre espropriate o comprate e il 76% in lotti di insediamento già esistenti. Nel 2004, il governo Lula ha insediato 81.000 famiglie, il 32% in terre espropriate o comprate e il 68% in lotti di insediamenti già esistenti. Nel 2005, il governo Lula ha insediato 127.000 famiglie, il 21% in terre espropriate o comprate, il 24% in lotti di insediamenti già esistenti, il 39% in insediamenti realizzati in terre pubbliche e il 16% in insediamenti già esistenti in terre pubbliche.
Questi numeri rivelano che, nei tre anni di governo, solo il 25% delle famiglie sono state insediate in terre espropriate. Stiamo assistendo a un nuovo artificio, nella politica di riforma agraria, per raggiungere gli obiettivi: il processo di autofagia. Ossia, la maggior parte delle famiglie è stata insediata in insediamenti già esistenti o in insediamenti realizzati in terre pubbliche o in insediamenti già esistenti in terre pubbliche. La riforma agraria del governo Lula ha diminuito il potere di riduzione della rapidità della concentrazione della terra. La precarizzazione della politica di riforma agraria e delle politiche agricole che è il segno distintivo di ogni governo, sta espellendo famiglie insediate. Al posto delle famiglie insediate escluse vengono insediate altre famiglie. Il problema non si risolve da sè si riproduce da sè
Per cambiare questa tendenza sarà necessario il rafforzamento politico dei movimenti contadini per fare pressione sul governo nello scontro con i ruralisti. L’attuale politica del governo Lula è questo: un processo autofagico. E i movimenti contadini devono stare attenti per far sì che la riforma agraria si alimenti dei latifondi e non degli insediamenti.
Bernardo Mançano Fernandes é geógrafo, professor do Programa de Pós- Graduação em Geografia da Unesp, Coordenador do Grupo de Trabalho Desenvolvimento Rural do Conselho Latino Americano de Ciências Sociais – CLACSO e pesquisador da CNPQ.

Note:

traduzione di Serena Romagnoli, www.comitatomsto.it

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