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Colombia: Uribe cerca le Farc e bombarda i civili

Fallite le operazioni sul terreno, l'esercito di Bogotà colpisce dall'alto e provoca fughe di massa
23 febbraio 2006 - Guido Piccoli
Fonte: Il Manifesto


A un mese dalle competizioni elettorali (due o tre, nel caso improbabile fosse necessario il ballottaggio) che decideranno prima la formazione del parlamento e poi il nome del presidente che governerà il paese per altri quattro anni, la tragedia colombiana sta assumendo molti aspetti della farsa. Data la carneficina quotidiana, c'è però purtroppo poco da ridere. Al di là di quel che raccontano i reportage patinati a firma di vari giornalisti italiani, invitati «vitto e alloggio» dalla dinamica diplomazia colombiana, gli ultimi mesi della prima presidenza di Alvaro Uribe propongono notizie di guerra e provvedimenti legislativi che dovrebbero far inorridire la comunità internazionale. Nonostante il considerevole aumento degli effettivi delle forze armate (da duecentocinquanta mila a quattrocentomila tra soldati e poliziotti negli ultimi quattro anni) e gli accresciuti aiuti militari di Washington, Uribe non riesce a nascondere il fallimento della cosiddetta «politica di sicurezza nazionale». Con la tipica schizofrenia dei disperati, i vertici dell'esercito cambiano strategia continuamente, spostando i battaglioni da una regione all'altra del paese nel tentativo di mettere alle corde la guerriglia, o almeno di ottenere qualche significativo successo. Dopo il disastro del Plan Patriota (diciottomila uomini della controguerriglia dislocati nella selva amazzonica, sconfitti dalla lesmaniosi provocata dalle punture degli insetti prima ancora che dagli introvabili ribelli), è di questi giorni il fiasco dell'offensiva nel Parco naturale della Macarena, luogo di nascita e baluardo delle Farc. A un mese dall'annuncio di Uribe di «sradicare le piantagioni di coca e i narcoterroristi», del migliaio di volontari dediti allo sradicamento manuale, e mandati letteralmente allo sbaraglio, ne rimangono nemmeno trecento, asserragliati in accampamenti di fortuna e protetti a malapena dai reparti della polizia. Dopo una serie d'imboscate che hanno causato una ventina di vittime tra i militari, il governo ha deciso di passare ai bombardamenti che, nonostante le rassicurazioni dei generali sulla loro precisione, stanno provocando l'affannosa fuga dalle loro case degli abitanti della regione. Una scelta stupida, ma apparentemente obbligata perché quella aerea è l'unica guerra che le Forze Armate riescono ad attuare senza perdite, a maggior ragione ora che si stanno privando dell'apporto dei blocchi paramilitari, protagonisti privilegiati della «guerra sporca».

La presunta smobilitazione di quest'ultimi sta confermato le previsioni più fosche. Quelli che fino a pochi mesi erano i sicari dei narcos e dei latifondisti. e che in più di un'occasione si sono dimostrati degli assassini psicopatici, si trasformeranno disinvoltamente in «poliziotti civici». E' stato lo stesso Uribe ad annunciarlo lo scorso 7 febbraio, per rispettare i patti segreti firmati con i capi delle Autodefensas e per garantire, prima del voto di maggio, il loro reclutamento nelle forze di sicurezza statali: una scelleratezza di cui molti non ritenevano capace nemmeno un uomo autoritario e fanatico come Uribe. «Saranno alle dipendenze della polizia nazionale, si dedicheranno al controllo delle strade, degli stadi e dei cinema e non saranno armati», ha dichiarato Uribe al quotidiano El Tiempo. Una rassicurazione ridicola. Anche volendo credere alla redenzione di questi assassini, basterà che ne venga ucciso uno solo (dalla guerriglia o da chiunque vorrà farsi giustizia con le proprie mani) perché sia loro concesso «il diritto alla legittima difesa».

Il processo di legalizzazione dei paras è reso grottesco anche dal loro numero in continua crescita. Quelli che, fino a pochi anni fa, erano poche migliaia (anche se apparivano di più per la libertà d'azione loro garantita dall'esercito) sono diventati d'incanto ventiseimila, pur mancando all'appello ancora altri blocchi, grazie ai generosi benefici con i quali lo Stato ha ripagato i suoi sanguinari esecutori occulti. La sfacciata conquista paramilitare del potere ha spinto l'ambasciata Usa a chiedere un repulisti nelle liste dei candidati al parlamento di alcuni politici legati alle Autodefensas. Un'operazione di facciata, che ha provocato anche lacrime e scene isteriche di un paio di candidate sacrificate dal presidente Uribe, e che nulla toglie alla drammatica realtà di un paese ostaggio dei peggiori criminali conosciuti in America latina.

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