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La tutela dei beni comuni al centro del convegno organizzato da Mani Tese Siena

Trasudamerica: un viaggio tra identità e cooperazione in America latina

In America Latina, come nel nord del mondo, la tutela dei beni pubblici sarà la principale sfida in cui si dovranno impegnare i movimenti in questi anni.

25 marzo 2006 - David Lifodi

L'impegno per la tutela dei beni comuni in America Latina come in Italia: è stato questo il filo conduttore del convegno "Trasudamerica, un viaggio fra identità e cooperazione" organizzato venerdì 24 Marzo da Mani Tese Siena (in collaborazione con gli Amici del Guatemala) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e giunto ormai alla quarta edizione con il coordinamento dei docenti Antonio Melis e Luciano Giannelli.
I relatori, Antonio Tricarico (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale), Aldo Zanchetta (Mani Tese Lucca) e Roberto Renai (Tavolo Toscano per l'Acqua) si sono confrontati sulle prospettive dei movimenti sociali che, dal Sudamerica al nord del mondo si stanno battendo, pur in contesti e scenari diversi, per evitare la mercificazione e la privatizzazione dei beni comuni, in un viaggio ideale che ha spaziato dalla mobilitazione degli indigeni boliviani per la difesa delle risorse idriche a quella che vede impegnata la Rete dei Movimenti Toscana per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato della nostra regione.
Tricarico ha rilevato la presenza di tensioni politiche forti in America Latina, non solo dal punto di vista dei movimenti sociali, ma anche a livello economico e commerciale. La scelta del governo Lula di scendere a compromessi con i poteri legati al latifondo e all'agrobusiness potrebbe condurre anche l'Argentina sulla stessa strada, isolando di fatto gli altri due piccoli paesi che fanno parte del Mercosur, Paraguay e Uruguay, che adesso stanno subendo la potenza economica di Brasilia e Buenos Aires. In una situazione in cui il Brasile ha assunto un ruolo di rilievo nell'ambito del "quadrilatero del sud", uscito definitivamente allo scoperto al vertice Wto di Hong Kong, dal punto di vista finanziario l'America Centrale continua invece a rimanere schiava degli Stati Uniti, che sono riusciti a imporre a diversi paesi la firma del Cafta dopo che l'Alca sembra essersi momentaneamente bloccato anche per la forte opposizione dei movimenti sociali. In un quadro in cui Brasile e Argentina, per quanto autonomi, hanno intrapreso una strada di compromesso con l'economia neoliberista, emerge la variabile Bolivia del neoeletto Morales e dell'Ecuador, dove potrebbe di nuovo cadere il governo per merito delle proteste indigene che in questi giorni stanno paralizzando il paese. La Bolivia, ha proseguito Tricarico, è un paese ricco di risorse e potrebbe dar vita ad un modello di sviluppo economico in cui alla base ci sia quel controllo dei servizi e dei beni comuni che nei prossimi trenta anni assumerà un'importanza strategica in America Latina, dove le transnazionali sono mosse da una volontà di liberalizzazione totale dei mercati finanziari. E' evidente inoltre che le imprese multi e transnazionali sono ampiamente sostenute dai prestiti della Banca Mondiale, per questo l'Acea è andata in Honduras, e per lo stesso motivo la Bechtel si è sentita autorizzata a chiedere un arbitrato a livello internazionale in merito alla vertenza dell'acqua in Bolivia.
Nelle battaglie per la difesa dei beni comuni il movimento indigeno rappresenta la punta di lancia della resistenza al neoliberismo in America Latina, ha sottolineato Aldo Zanchetta citando una intervista in cui Tariq Alì ha dichiarato: "il Sudamerica è l'unico luogo al mondo in cui si spera realmente per uscire dal neoliberismo". Lo stesso Zanchetta ha però messo al tempo stesso in guardia da facili illusioni e il neoeletto presidente boliviano Morales (primo indigeno al governo dopo cinquecento anni) dovrà verosimilmente affrontare molti ostacoli, tra cui probabili tentativi per abbatterlo, come è già avvenuto con Chavez in Venezuela: la prossima guerra degli Stati Uniti potrebbe infatti essere rivolta non tanto verso l'Iran, ma nella zona andina soprattutto contro La Paz o Caracas. Proprio nel corso del Forum Sociale tenutosi in Venezuela a Gennaio è emersa chiaramente la distinzione tra due sinistre: da una parte quella di Lula, di Tabarè Vasquez (da cui le forze sociali uruguayane si aspettavano qualcosa di più) e della cilena Michelle Bachelet (il cui governo socialista, in continuità con quello del predecessore Lagos, è il più vicino agli Stati Uniti nel Cono Sud dopo quello dell'impresentabile colombiano Uribe alleato con i paramilitari), dall'altra Chavez e Morales. La Bolivia, ha evidenziato Zanchetta, è il primo paese in cui i movimenti sociali sono andati al governo bypassando i partiti politici, non a caso il Mas (Movimento al Socialismo) è un partito strutturato secondo l'organizzazione indigena e non come un normale partito politico. Del resto l'esempio della città di El Alto rappresenta un'esperienza unica di autogoverno delle giunte vicinali indigene che hanno costituito una compattissima base sociale per l'elezione di Morales, ed è quella stessa base sociale su cui intende contare Marcos in Messico per l'Altra Campagna zapatista partita lo scorso Gennaio. La Bolivia rappresenta in questo momento un laboratorio per tutta l'America Latina e la sua riuscita o fallimento influenzerà notevolmente l'evoluzione di tutto il movimento sociale sudamericano.
Sempre gli indigeni sono protagonisti in questi giorni in Ecuador, dove vogliono impedire la firma del Tlc (Trattato di Libero Commercio) del loro paese con gli Stati Uniti. Fallito momentaneamente l'Alca, Bush vuol imporre trattati separati con molti paesi sudamericani. Dopo il Cafta per il Centro America adesso gli Stati Uniti premono per chiudere il Tlc con Ecuador, Colombia (Uribe certamente firmerà) e Perù (in questo caso molto dipenderà dall'esito delle elezioni del 9 Aprile). La grande mobilitazione indigena in Ecuador potrebbe far nuovamente cadere il governo, a cui è stato inoltre rivolto l'invito a cacciare l'impresa petrolifera americana Oxy, responsabile dei disastri ambientali causati in Amazzonia e espellere gli Stati Uniti dalla base militare di Manta: anche in questo caso, come in Bolivia, i partiti politici sono stati scalzati dai movimenti sociali che stanno conducendo le lotte.
E proprio dalla crisi dei partiti e dalla loro perdita di rappresentatività è partito Roberto Renai per spiegare la situazione della gestione del servizio idrico in Toscana. Di fronte all'insistenza della Regione e di buona parte dei partiti politici, che continuano a sostenere che la gestione dell'acqua in Toscana si basa su una "partnership pubblico-privata" che non significa privatizzazione, è nata la proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Sono state raccolte 43mila firme dalla Rete dei Movimenti Toscana (composta da sindacati, botteghe del mondo, lavoratori delle municipalizzate stesse adesso trasformate in Spa, associazioni di volontariato tra cui i gruppi Mani Tese di Siena, Firenze e Lucca) intorno a tre proposte concrete sulla base dei princìpi della gestione partecipativa: la gratuità di 40 litri giornalieri a persona, il dimezzamento dei prelievi idrici per usi non potabili entro il 2015, la creazione di una Consulta del Diritto all'Acqua che abbia l'obbligo di parere su tutte le proposte e deliberazioni dei Consigli Comunali.
In America Latina, come nel nord del mondo, la tutela dei beni pubblici sarà la principale sfida in cui si dovranno impegnare i movimenti in questi anni.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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