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Guatemala: cronaca di un tradimento

6 aprile 2006 - Flaviano Bianchini

Giovedì scorso 10.000 indigeni e indigene Maya sono scesi in piazza per chiedere al governo di Oscar Berger la tanto attesa riforma agraria che gli consenta di avere diritto alla terra e il rispetto delle consulte indigene in tema minerario; in difesa della Madre Tierra.
La cattedrale di Città del Guatemala ha resistito a tanti terremoti ma ieri tremava sotto le grida “El pueblo unido jamas sera vencido” dei 10.000 contadini Maya.
La manifestazione proveniva da tre diversi punti della città ed era autorizzata da mesi ma nonostante ciò la polizia ha impedito il passaggio del corteo che proveniva da sud. Nonostante la provocazione la gente si è dispersa per le strade secondarie ed è arrivata ugualmente nella piazza centrale evitando lo scontro come per rimarcare uno stile pacifico ma una forte determinazione ad arrivare fino in fondo.
I manifestanti sono arrivati presto la mattina da ogni parte del paese. C’è chi ha fatto anche 15 ore di bus per raggiungere la capitale, con i loro vestiti di colori sgargianti, i loro cappelli di paglia e qualche tortiglia in tasca per il pranzo perché la capitale è troppo cara per loro. Sono rimasti lì fino a tardi, alcuni hanno passato anche la notte sotto al palazzo presidenziale, e non era giorno di festa. No che non ci fosse lavoro nei campi!
Fin dal mattino il presidente e gli alti funzionari del governo hanno fatto pervenire ai manifestanti la disponibilità a ricevere i leeder delle associazioni alle 11.00 nel palazzo presidenziale. Alle 10.30 erano già tutti lì ma il presidente non è uscito dal suo studio e solo alle 17.00 il vicepresidente Stein a concesso udienza ma precisando di avere solo mezz’ora di tempo per ascoltare le 13 associazioni presenti, circa 2’30” a testa.
Alle 18.00 alle radio e a tutti le reti televisive il vicepresidente Stein ha accusato i manifestanti di aver congestionato il traffico cittadino. Il giorno dopo su tutti i giornali i titoli erano per i problemi al traffico. La prima pagina di Prensa Libre (il giornale nazionale guatemalteco) poneva una foto a colori in formato gigante che illustrava con una coda di traffico. La pagina 2 e 3 erano dedicate al traffico un trafiletto nella pagina 4 indicava brevemente quello che i manifestanti chiedevano.
Oggi i 10.000 manifestanti e tutto il popolo Maya si sentono delusi, traditi. Traditi dal loro governo, traditi dalle loro radio, traditi dalle loro tv e dai loro giornali.
Per i 10.000 della piazza oggi è un giorno triste, per tutti meno uno; verso mezzogiorno, sotto il sole cocente una donna Maya, vedendomi bianco, mi si avvicina, stira le rughe e i segni del sole e tira fuori un gran sorriso e un “Gracias!”.

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