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    Giorno dell'indio americano

    20 aprile 2006 - Diego Brugnoni (http://webrebelde.blogosfere.it)

    Mentre ieri ricorreva il "Giorno dell'indio americano", all'Università Federale di Alagoas (Brasile) si laureava in linguistica la prima donna indigena dell'immenso paese carioca: Maria das Dores de Oliveira - nata 42 anni fa nel Nord-Est povero del Brasile, in quello stato di Pernambuco che diede i natali anche a Luiz Inácio Lula - ha discusso, non a caso, una tesi sulla lingua nativa ofayé.
    Nell'ormai esigua etnia, composta da appena 46 persone, i bambini studiano esclusivamente il portoghese e l'uso della lingua nativa rischia di perdersi: il lavoro di Maria das Dores de Oliveira potrà essere allora utile per il recupero dell'ofayè, il cui studio dovrebbe integrarsi con quello del portoghese. Presto sarà pubblicato anche un dizionario portoghese-ofayé-portoghese.

    Ma le vicende indigene non passano solo per la bella quanto eccezionale storia di Maria das Dores de Oliveira, o per la proclamazione quale presidente della Bolivia dell'indigeno aymara Evo Morales: civiltà moralmente sottosviluppata, la nostra, che guarda all'indio come curioso e colorato retaggio da cartolina, quando non con il tipico e strisciante disprezzo razzista.
    Il popolo indigeno non piace, perché le diversità culturali che lo caratterizzano si fermano solo di fronte al sogno di un unico stato latinoamericano multiculturale e socialista.
    Il popolo indigeno non piace ai governi fondomonetaristi che - con tanto di sostegno della "Democrazia d'occidente", madre legittima di una scia di sangue e disuguaglianza - hanno per anni rappresentato avide minoranze, negando sacrosanti diritti a quei popoli nativi solo oggi parzialmente riscattatisi.

    Note:

    Due belle citazioni:

    Ho da dire all'Università che si tinga di nero, che si tinga di mulatto, non solo fra gli alunni ma anche fra i professori; che si tinga di operaio e di contadino, che si tinga di popolo. Perché l'Università non è patrimonio di nessuno e appartiene al popolo di Cuba. E l'Università deve essere flessibile, o restare senza porte, perché il popolo le romperà e sarà lui a dipingere l'Università con i colori che vorrà.
    (Ernesto Guevara, Las Villas, 28 dicembre 1959)

    Dovremmo finalmente vedere nella difesa dei popoli indigeni non un atto di compassione, ma un atto di autoconservazione, perché tutto ciò che ci è stato tolto dall'era industriale fra loro sopravvive almeno a livello di tracce. Se vogliamo definirci uomini avremo bisogno dell'aiuto di coloro che nella nostra sciocca arroganza chiamiamo sottosviluppati.
    (Robert Jungk)

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