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Nicaragua: continua l'ingerenza USA

Continua senza sosta la politica di intromissione ed ingerenza dell'Amministrazione Bush in Nicaragua ed era dai tempi della guerra degli anni 80 che non si vedeva un coinvolgimento così diretto ed assiduo del Governo nordamericano in questo paese.
25 aprile 2006 - Giorgio Trucchi


L'attuale ambasciatore USA, Paul Trivelli, ha preso fin troppo sul serio il proprio compito, che si può riassumere nell'imperiosa necessità di riuscire a ricompattare la destra nicaraguense intorno alla figura del banchiere ed ex Ministro del Tesoro, Eduardo Montealegre (leader della formazione politica Alianza Liberal Nicaraguense-Partido Conservador/ALN-PC), ridurre ai minimi termini l'intatta influenza politica dell'ex presidente Arnoldo Alemán ed impedire a tutti i costi un trionfo di Daniel Ortega e del Frente Sandinista (FSLN).

L'investimento in risorse, energie e tempo che gli Stati Uniti stanno facendo da parecchi mesi in Nicaragua, dimostra senza ombra di dubbio un timore quasi maniacale nei confronti di un eventuale trionfo elettorale di Daniel Ortega, che rafforzerebbe ulteriormente il cambiamento di rotta avvenuto in America Latina negli ultimi anni ed aggiungerebbe al continente un nuovo tassello "poco controllabile", questa volta però in una Regione strategica come è quella centroamericana.
Da alcuni mesi, l'ambasciatore Paul Trivelli ha iniziato una vera e propria campagna intimidatoria in cui non ha lesinato sforzi per creare una situazione di insicurezza e paura nella popolazione, in vista di un possibile trionfo sandinista.
Ha abbandonato la veste di diplomatico ed ha interpretato il ruolo che più è congeniale a questa amministrazione nordamericana, cioè l'attacco diretto, contundente e "preventivo" contro il nemico, violando qualsiasi norma etica e morale propria di un rappresentante diplomatico in uno Stato sovrano e indipendente.

Si è riunito più volte con il candidato Montealegre riconoscendo pubblicamente il suo ruolo di catalizzatore del voto anti-Ortega, ha offerto il finanziamento totale di elezioni primarie per la destra nicaraguense e la rigida vigilanza del processo da parte degli stessi Stati Uniti, ha discreditato pubblicamente José Rizo Castellón, candidato ufficiale alla Presidenza per il Partido Liberal Constitucionalista (PLC) ed i suoi vincoli con Alemán, ha annunciato una riunione d'emergenza tra il Vicesegretario di Stato nordamericano, Robert Zoellick e il Segretario Generale della Organizzazione degli Stati Americani (OEA), José Miguel Insulza per parlare della sicurezza e democrazia in Centroamerica e soprattutto, in Nicaragua.
In una nota emessa dall'Ambasciata nordamericana in Nicaragua si legge: "Gli Stati Uniti si stanno riunendo con tutti i partiti che in Nicaragua hanno dimostrato il loro interesse ad un processo elettorale libero, trasparente e democratico (...). Il nostro ambasciatore ha chiarito che il PLC deve distanziarsi dall'imputato Arnoldo Alemán e partecipare ad elezioni primarie aperte per selezionare i suoi leader.
Gli Stati Uniti continuano a credere che la democrazia e i leader impegnati nella governabilità democratica sono l'unica strada per un futuro prospero e pacifico in Nicaragua.
L'ex presidente Alemán ha rubato milioni al popolo nicaraguense. Siamo soddisfatti nel vedere un forte movimento civico che si oppone ad Alemán ed alle sue pratiche politiche corrotte e sproniamo il popolo nicaraguense a continuare a rifiutare quelle figure discreditate del passato politico del Nicaragua, rappresentate da Alemán e dall'ex dittatore Daniel Ortega".

L'atteggiamento del corpo diplomatico nordamericano non sarebbe però possibile senza il beneplacito e il tacito accordo del Governo nicaraguense.
La Triade formata dall'Ambasciatore Trivelli, il Presidente della Repubblica, Enrique Bolaños e il Ministro degli Esteri, Norman Caldera, ha tessuto negli ultimi giorni una fitta rete di dichiarazioni a protezione dell'operato dell'Ambasciatore stesso, provocando reazioni molto accese da parte di numerosi settori della società e della politica nicaraguense.
Il Ministro Caldera ha teorizzato che "in un paese che riceve 500 milioni di dollari all'anno in termini di cooperazione internazionale, chi apporta questa quantità può decidere a che condizioni dare gli aiuti e quindi può esprimersi e pronunciarsi come vuole (...). Questo non è interventismo. L'interventismo esiste quando c'è un intervento armato e qui non c'é, esiste solo la libertà di espressione e in ogni caso, spetta al Ministero degli Esteri definire se esiste o no interventismo e non ai mezzi di comunicazione" (dichiarazioni immediatamente smentite dal FSLN e da noti economisti che hanno evidenziato come il totale annuale degli aiuti della cooperazione internazionale sia di 600 milioni di dollari e come gli Stati Uniti apportino solo una piccola quantità di tali aiuti).
Il Presidente Bolaños ha rincarato la dose dicendo che "chi fa questi discorsi sono quelli che non vogliono cambiare niente e che vogliono continuare con la politica corrotta del passato, mentre sono sicuro che le forze della destra nicaraguense si unificheranno, perché la gente non è stupida e non vuole inciampare ancora, votando un governo populista ed assistenzialista che ha fallito nel passato".
Da parte sua, l'Ambasciatore Trivelli non ha fatto altro che ribadire la correttezza dei suoi interventi e delle sue dichiarazioni che, secondo lui, rientrano nel normale svolgimento delle funzioni diplomatiche di un ambasciatore.

Intanto, a solo sei mesi dalle Elezioni nazionali, l'impresa privata e il grande capitale nicaraguense e centroamericano hanno iniziato a discutere sul processo elettorale e su quali forze politiche sostenere, soprattutto a livello economico.
Durante una lunga riunione svoltasi a porte chiuse tra i principali imprenditori della Regione (presenti anche il potente imprenditore salvadoregno Poma e il nicaraguense Pellas), sembra non esistere ancora una decisione definitiva, anche se le notizie che sono trapelate indicherebbero un momentanea politica di impasse da parte degli imprenditori, per costringere la destra nicaraguense ad unirsi, sommandosi in questo modo alla politica governativa e nordamericana.
In modo particolare hanno sorpreso i ripetuti viaggi in Nicaragua dell'ex presidente salvadoregno, Armando Calderón Sol, riconosciuto delfino del Maggiore Roberto D'Aubuisson (deceduto nel 1992 e fondatore di Arena e degli squadroni della morte durante la guerra degli anni 80 e mandante intellettuale dell'omicidio di Mons.Romero), che ha pubblicamente dichiarato di trovarsi in Nicaragua per contribuire all'unificazione della destra nicaraguense.

Tra le numerose reazioni negative a questa offensiva capeggiata dagli Stati Uniti, è da segnalare quella del vescovo di Matagalpa, Mons. Solorzano, uomo di fiducia del Cardinale Obando y Bravo, che ha dichiarato "sento che le intromissioni del governo degli Stati Uniti non mi stanno rispettando come nicaraguense e sento che, come vescovo, non si sta rispettando la sovranità della nostra Patria. E' triste - ha aggiunto - che dall'Ambasciata nordamericana chiamino i nostri politici e che loro accorrano immediatamente per obbedire a quello che i nordamericani dicono loro. Credo che dovremmo avere un certa dignità e non farci mancare di rispetto da persone straniere".
Dichiarazioni che danno una chiara idea del nuovo processo di riconciliazione tra il Frente Sandinista e buona parte della gerarchia cattolica in Nicaragua.

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