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Pace energetica in America Latina

I presidenti di Argentina, Bolivia, Brasile e Venezuela si sono riuniti giovedì a Puerto Iguazú mostrando totale concordia sulla decisione boliviana di nazionalizzare gli idrocarburi e facendo importanti passi avanti nella costruzione dell'integrazione energetica del continente.
5 maggio 2006 - Gennaro Carotenuto

Dunque si sono stracciati le vesti inutilmente, il Financial Times, il New York Times, la BBC, l'Economist, El Paìs, la Repubblica e... Oscar Giannino.

Dunque non c'è nessuna America Latina spaccata in due, tra estremisti (Evo Morales e Hugo Chávez) e moderati (Lula da Silva e Nestor Kirchenr) come ci avevano deliziati con tanto di schemini e mappine alla Emilio Fede (le nazioni rosse ai comunisti e quelle azzurre a Forza Italia).

Per la decisione di Evo Morales di nazionalizzare gli idrocarburi, i presidenti hanno immediatamente organizzato e tenuto un vertice che risponde al mondo finanziario internazionale, mostrando che l'America Latina è unita e che appoggia la decisione boliviana di riprendersi il proprio futuro. Anzi si rilancia; proprio con il vertice di Puerto Iguazú, la Bolivia diventa membro a pieno titolo del progetto del gasdotto del Sud, un investimento da 20 miliardi di dollari che cambierà la faccia energetica del continente.

La nazionalizzazione è un passaggio fondamentale "dell'integrazione energetica che è un elemento essenziale dell'integrazione regionale". Al contrario di quanto sostiene la stampa cosiddetta "internazionale" -un giornale inglese è internazionale, uno boliviano è boliviano- i governi di Argentina, Brasile e Venezuela si sono "impegnati a fomentare investimenti congiunti in Bolivia, -il paese più povero della regione- e a favorire il suo sviluppo integrale". Sia Lula da Silva che Nestor Kirchner hanno affermato che "rispettano e salutano la decisione sovrana adottata dalla Bolivia". Non c'è male per le cassandre che si erano affrettate a millantare un'America spaccata e sul punto di farsi guerra.

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