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intervista a Marcos

Il Messico prigioniero della TV

Nella prima intervista da 5 anni Marcos attacca tutti i candidati (anche quello di sinistra), denuncia che le televisioni hanno sostituito la politica e assicura: Non siamo noi il conflitto, lo rendiamo solo evidente Prima la classe politica governava i media, poi ha governato con i media, ora è governata dai media Felipe Calderon è un Hitler, Madrazo un criminale, Obrador un ingannatore: nessuna differenza pratica
11 maggio 2006 - Hermann Bellinghausen
Fonte: Il Manifesto - La Jornada

I conflitti c'erano già. La Otra Campaña li ha resi visibili. Nella prima intervista che concede dopo cinque anni a un mezzo d'informazione, il delegado Zero considera che il cambiamento, che è inevitabile, non sarà violento con la Otra Campaña.
Attualmente lo stato nazionale messicano attraversa una grave crisi, in cui la classe politica nel suo insieme ha smesso di rappresentare la società e questo vuoto viene riempito maldestramente dai grandi consorzi della comunicazione.
Il sup considera che nessun candidato presidenziale offre una soluzione all'attuale crisi dello Stato. Roberto Madrazo, il candidato del Pri, propone un impossibile ritorno al passato criminale; il candidato del Pan, Felipe Calderón, è per l'instaurazione del fascismo, portando esercito e polizia nelle strade. Quanto a Andres Manuel Lopez Obrador (Amlo), candidato del Prd, propone uno stato che sia funzionale al capitalismo (sebbene si dica di sinistra), stabilendo una nuova struttura, che sarà autoritaria e non risolverà i problemi di «quelli di sotto».
Marcos considera che questa situazione è insostenibile e che cadranno tutti insieme prima di quanto si creda, insiste sul fatto che il movimento della Otra Campaña è civile e pacifico ed è l'unica possibilità che il cambiamento, ormai inevitabile, non sia violento.
Smentisce le interpretazioni che attribuiscono il sorgere dei conflitti al passaggio di Marcos e della Otra Campaña. I conflitti sono già lì. La Otra Campaña li rende solo visibili.

C'è chi assicura che la Otra Campaña fa il gioco della destra, che sbarra la strada a una presidenza di sinistra, cioè a Lopez Obrador. E' vero? O che si propone la Otra Campaña?

Innanzi tutto, non è vero che moltissima gente pensi che Lopez Obrador sia l'opzione di sinistra. La Otra Campaña, nel momento in cui sta criticando la classe politica, guarda dal basso verso l'alto. Dice: questi sono i problemi, questo è il sistema, e la classe politica appare sempre come corresponsabile o come cinghia di trasmissione di questa ingiustizia, di questo saccheggio, di questo crimine, di questa repressione, e non importa quale sia il partito politico. L'abbiamo segnalato in Yucatán con il Partido Acción Nacional; in Quintana Roo, Campeche, Veracruz con il Partido Revolucionario Institucional. Abbiamo fatto i nomi, sono questi, di questi partiti. Però, siccome finora quello che interessava era colpire Lopez Obrador, l'unico che diffondevano i media erano le critiche a Amlo e il resto lo omettevano.

Però l'inizio della Otra Campaña, fin dall'anno scorso, è stato percepito come un attacco ad Amlo e al Prd.
L'Ezln ha avuto rapporti con il Prd da prima e doveva segnare le distanze. Questo non ha solo a che fare con il Prd, ma va anche contro tutta la classe politica. Perché c'era sempre una distinzione: si critica la classe politica, ma il Prd si considera a parte. Dal 1994 non era neanche il Prd, era Cuauhtémoc Cárdenas.

Con lui ci fu una certa vicinanza nel 1994...
Sì, però quando Cárdenas venne in Chiapas, fu lasciato da parte e si fece la critica al Prd. C'è sempre stata questa relazione; ora si tratta di includere tutta la classe politica nella nostra critica, anche il Prd. Andava sottolineato, perché la storia precedente era diversa. Facevamo sempre una certa distinzione: questi no, questi magari sì, questi forse.
Dovevamo denunciare che tutta la classe politica stava in questo gioco, che si potevano fare distinzioni di sfumature ma che finalmente la sua traduzione in una proposta politica non aveva alcun impatto. Qual è la differenza fra che Calderón sia un Hitler in potenza, che Madrazo sia un criminale e che Lopez Obrador sia un illusionista? Forse che uno ruba e l'altro no, quando finalmente il processo di distruzione della nazione è lo stesso? Non si traduce in una differenza pratica. Nel momento in cui la Otra Campaña dice 'andiamo a guardare verso il basso', allora quello che succede di sopra passa in secondo piano.
Prima di decidere di guardare verso il basso, c'è una valutazione di quello che succede di sopra, e uno può dire: 'no, di fatto c'è un rancore dell'Ezln o di Marcos per quello che è successo con la ley indigena'. Non è stata solo la legge bidone dei diritti indigeni, ma anche quello che è venuto dopo, di come le leggi si approvano per maggioranza; alcune arrivano sulle pagine dei giornali o alla televisione per lo scandalo, come è il caso della ley Televisa, altre no. Tutte le leggi che attaccano realmente i fondamenti della sovranità nazionale sono passate con l'unanimità di tutti i partiti politici.
Allora a che serve differenziare che Amlo è onesto, che non ruba i soldi (sebbene il suo gruppo sì), che l'altro è di destra sfacciata, l'altro ancora di destra moderata. A che serve, se finalmente stiamo vivendo tutta questa crisi. Abbiamo già spiegato che nella vecchia politica tutto si concentrava nel potere presidenziale, ma quando si produce questa crisi nello Stato nazionale, per l'avanzata del neoliberismo, la classe politica viene distrutta, spiazzata. Prima bisogna capire questo: dovevamo smarcarci in maniera speciale dal Prd perché nella nostra storia precedente facevamo una distinzione fra questo e gli altri partiti. Ciò non ha impedito che, quando Lopez Obrador stava per essere messo fuori gioco con il desafuero (la perdita dell'immunità, che gli avrebbe impedito di presentarsi alle elezioni, ndt), ci siamo opposti e abbiamo chiamato alla mobilitazione contro quella manovra. Per quello che significava, era una opposizione etica. Noi non andiamo d'accordo con la gente del Prd, ma non siamo neanche d'accordo con quello che gli fanno. Questa era la nostra posizione prima del desafuero, non bisogna confondere. In quel caso si cercava di mettere Amlo fuori gioco.

Però sono in molti a insistere sul fatto che «i padroni del denaro» vogliono togliere di mezzo Amlo. Non lo vogliono come presidente perché lo vedono come una minaccia all'egemonia del capitale. Per questo molti insistono che tutto quello che si dice contro Amlo favorisce la destra.
Questo non è vero: l'uomo più potente di questo paese, Carlos Slim, ha già promesso ad Amlo che promuoverà il baseball qui in Messico, non solo il calcio, e Amlo considera che ha un buon rapporto con Slim.

Però i grandi media...
Questo è un altro problema. I mezzi di comunicazione elettronica non vogliono perdere quello che hanno guadagnato, senza lottare, quando è cominciata la crisi nello Stato nazionale. Prima, la classe politica governava i media, poi in questo periodo di crisi ha governato con i media. Adesso è governata da loro. Ossia, nessun mezzo di comunicazione di massa permette ad alcun membro della classe politica di fare a modo suo. Vogliono che obbedisca, che vada lungo la linea che gli stanno tracciando. E se Amlo o Calderón o Madrazo o Patricia Mercado o Campa o il dottor Simi, qualunque di loro, esce dalla linea e vuole prendere decisioni senza i mezzi di comunicazione, allora lo bloccano. È in atto una specie di braccio di ferro tra Amlo e i media.

Lo stanno addomesticando?
Sì, lo stanno domando, a lui e a tutta la classe politica. Sono avvisi che mandano a uno perché tutti intendano. Non temono una posizione di sinistra, ma una posizione che non obbedisca alle loro indicazioni. E Amlo sta dicendo: "io amministrerò tutto, compreso questo". Lopez Obrador sta offrendo una "nuova amministrazione", è la posizione politica più avanzata fra quelle 'di sopra' e che non si nota perché anche Amlo si perde nelle polemiche e nello stesso gioco. Ossia, se Madrazo propone l'impossibile ritorno al passato, l'unica cosa che farà è che il paese finisca di distruggersi; Calderón propone la mano dura, il fascismo, mettere l'esercito nelle strade e la polizia da tutte le parti, governare con la forza repressiva dello Stato e non con le leggi, sebbene affermi il contrario.

Certo che con le leggi che stanno facendo...
La proposta di Lopez Obrador è quella di fare uno Stato nuovo, visto che l'altro ormai è distrutto: lui non pensa di ritornare allo Stato priista, populista, a tutta quella roba; dice, le cose vanno così male che c'è bisogno di altro, che non tocchi i fondamenti del sistema capitalista, di uno Stato moderno che amministri questa crisi per mantenere le cose dentro il loro alveo; è la stessa proposta che ha fatto Lula in Brasile. Ma il grande capitale dice che non c'è problema; i gringos, che sono quelli che comandano in questo paese, il Dipartimento di stato statunitense, dice che non c'è problema; le banche e Carlos Slim dicono che non c'è problema. Quelli che dicono che c'è problema sono i mezzi di comunicazione, perché Amlo non gli obbedisce. Hanno paura di avergli dato troppo spago e che si senta forte e possa mollarli; questo è il gioco che fanno con i sondaggi.

Però dopo la manovra del desafuero...
Il desafuero lo ha fatto crescere, cioè la forma migliore di promuovere Amlo è stato il desafuero.

Lo stavano attaccando. Non hanno ottenuto l'effetto che si proponevano, ma lo stavano attaccando.
Il fatto è che i media non hanno più la forza che avevano prima. Nella crisi che investe la classe politica, i mezzi di comunicazione occupano uno spazio che prima non avevano e non sono neanche preparati. Allora quello che fanno è abbracciare la classe politica e cadere insieme a lei. Nel momento in cui la classe politica perde autorità, legittimità, i media che li abbracciano cadono con loro in quanto a credibilità.

Che sta succedendo con San Salvador Atenco?
Quello di Atenco è un caso esemplare. Stavo guardando la televisione, ascoltando la radio e il messaggio era 'sterminateli'. Abbiamo cominciato una marcia di solidarietà dall'università di Chapingo con mille persone e quando siamo arrivati ad Atenco eravamo in 5000. Da dove sono usciti gli altri 4000? Era gente locale. Non c'erano manifestazioni di rifiuto. Al contrario, erano di adesione, di gente che non voleva rimanere passiva. Questo lo avevamo già visto all'epoca della grande marcia del 2001, quando i media dicevano che andava preservata la pace e non so che altro e la gente cominciò a salutare l'Ezln, gli indigeni, ignorando il messaggio dei media.
Nell'abbracciare la classe politica, i media abbandonano un atteggiamento critico, questionante, che è doveroso per ogni mezzo di informazione, e convertono la comunicazione in uno scambio di opinioni. Da un tempo a questa parte, gli opinionisti politici commentano quello che dicono gli altri media, non quello che sta succedendo. Fino a che la realtà non esplode, come ad Atenco.

Una corrente d'opinione affermava che la Otra Campaña è inesistente, che Marcos non fa più notizia. E ora risulta che Atenco resuscita il morto, dà nuovo ossigeno a Marcos e alla Otra Campaña, che ora sono tornati sui media, che è dove le cose esistono. La Otra Campaña non c'era, ergo non esisteva. Ora c'è di nuovo, Marcos è uscito con la sua.
Quale sarebbe la mia?

Stare nei media, secondo i media.
Ma se tutti i media sono contrari, perché mai vorrei stare nei media che parlano contro di me?

Note:

Copyright La Jornada/il manifesto, traduzione di Gianni Proiettis. La versione integrale di questa intervista, sarà pubblicata da Carta, in edicola sabato, con uno speciale su Atenco sul sito web http://www.carta.org

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