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Cile: un obiettore italiano in servizio civile racconta la sua esperienza


Intervista a Marco Coscione
20 maggio 2006 - Roberto Quintana
Fonte: MomentoCero www.momentocero.cl


Marco Coscione è un giovane politologo genovese che sta laborando in Cile come volontario in servizio civile all’estero, programma finanziato dallo Statu Italiano, Presidenza del Consiglio. È un obiettore di coscienza e questo è il suo secondo servizio civile. Ha conosciuto la nostra rivista, “MomentoCero”, durante una riunione nella sede dell’UNESCO, ed ha voluto raccontarci la sua esperienza.

Come sei arrivato in Cile?
Sto lavorando in un progetto di Servizio Civile volontario all’Estero, precisamente uno denominato “CASCHI BIANCHI”, una sorta di corpo civile di pace; ci sono molte associazioni che partecipano ogni anno al bando, tra queste ho scelto la Papa Giovanni XXIII, che tra i molti paesi del mondo ha anche delle missioni qui a Santiago.

Che attività realizza la Comunità Papa Giovanni XXIII qui in Cile?
La comunità lavora soprattutto con bambini e ragazzi “a rischio sociale”, come vengono chiamati qui... in quartieri poveri come La Pintana, La Florida o Peñalolen. Ci sono doposcuola, centri aperti per bambani, case di accoglienza per minori a rischio, una mensa popolare e varie “case famiglia” dove sono accolti bambini e bambine che non hanno una famiglia, o sono vittime dei problemi della stessa famiglia: alcolismo, droga, povertà, abusi di ogni genere... L’idea è quella di compartire la vita con “gli ultimi” e noi lo stiamo facendo quotidianamente. Io personalmente vivo in una casa di pronta avvoglienza per giovani minori, dai 13 ai 17 anni: c’è il sordomuto, lo schizofrenico, il delinquente, il ragazzo con problemi di droga o sempicemente con una mamma alcolizzata o con una famiglia assente. I fondi mantenere queste attività vengono in parte dallo Stato cileno ed l’altra parte, la maggiore, dall’associazione italiana.
Inoltre tutti i volontari italiani come me, tutti i “Caschi Bianchi”, svolgono un lavoro che è più politico e di sensibilizzazione: scrivo sulla rivista www.antennedipace.org, il cui slogan è “dare voce a chi non ha voce”... in questo modo stiamo costruendo un’informazione alternativa, dal basso, da tutti e 5 i continenti, dove la Papa Giovanni XXIII ha delle missioni!

Tu sei obiettore, la revista si occupa di temi come la obiezione di coscienza?
Si in modo particolare qui in Cile stiamo lavorando con la Red Chilena de Objeción de Conciencia (ROC-Chile, Rete di Obiezione di coscienza del Cile)... da tempo i volontari italiani che vengono in Cile appoggiano questa rete e lavorano perchè lo Stato cileno riconosca il diritto all’obiezione al servizio militare obligatorio... il 15 maggio tanto per ricordarlo è il giorno internazionale per l’obiezione di coscienza! Adesso speriamo di partecipare nel progetto di “Servicio Ciudadano Alternativo” che la nuova presidenta Bachelet ha proposto all’interno delle 36 proposte per i suoi primi 100 giorni di governo... vediamo se lo farà! Noi siamo qui!

Credi che ci sia un vero interesse per l’obiezione di coscienza?
Il primo problema è che la maggiorparte della gente non sa neppure cosa significhi obiezione di coscienza... bisogna cominciare dalle scuole, con i giovani, con gli studenti, ed educare ad una cultura diversa dalla cultura del militarismo che purtroppo qui in Cile è ancora fortemente presente... bisogna formare i giovani ad una cultura di pace e risoluzione non violenta dei conflitti! Quando riusciremo a raggiungere questo primo obiettivo, allora sí che si potranno vedere dei cambiamenti effettivi anche nella società! Qui è molto difficile che la gente capisca che può anche dire “NO” al servizio militare obbligatorio.

Secondo la tua esperienza com’è la situazione attuale qui in Cile e cosa bisognerebbe cambiare riguardo questo tema?
La situazione è difficile: un anno e mezzo fà, fu presentato da parte della ROC, un progetto di legge che riconosceva il diritto all’obiezione. Questo progetto fu inserito nella legge di riforma del servizio militare, fu approvato alla Camera ma bloccato al Senato, dove erano ancora presenti gli otto senatori nominati da Piniochet. A partire da quest’anno questi senatori non ci sono più e per questo potrebbe essere più facile ripresentare un progetto, però il governo ora dura solo 4 anni, non più sei, e la Bachelet sembra essere interessata ad altri temi... eppure fu proprio lei come ministra della difesa che allora appoggiò il progetto di legge!
Il governo adesso ha già pensato di trasformare il servizio militare in un servizio esclusivamente volontario, come sta ormai accadendo in tutto il mondo. L’unico problema è che il cambio avverrà tra 8 anni, nel frattempo il servizio militare continuerà ad essere obbligatorio. Noi lavoriamo affinché i giovani possano dire “NO”, possano obiettare a quest’idea! Fino ad ora tutti coloro che hanno obiettato, hanno presentato la loro carta di obiezione al governo ed al ministero della difesa... chiaramente è stata respinta, ma a nessuno di loro è stata inflitta alcuna pena. Il governo pur di non far sollevare un polverone sul tema ha sempre preferito liberarsi del problema con delle sanatorie che regolarizzavano la situazione degli obiettori, del tutto illegale! Una forma non politicamente corretta, che non riconosce nessun diritto.

Come definiresti la tua esperienza ed il tuo lavoro in Cile?
Per quanto riguarda il tema dell’obiezione, questo era già presente nella mia vita, perchè prima del servizio civile all’estero, ho svolto anche il servizio civile alternativo al militare, come obiettore di coscienza. La mia annata è stata l’ultima perchè dal 2005 in Italia il servizio militare non è più obbligatorio, per nessuno! Ora si può scegliere se fare il servizio militare volontario, non fare nulla o fare il servizio civile volontario. In Italia come in Europa il servizio civile alternativo è nato dopo il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza... qui in Cile sembra il contrario, sembra che vogliano creare il servizio civile alternativo prima, anche se non parlano in nessuna occasione di obiezione di coscienza. È strano: chi credono che vada a fare il servizio civile alternativo? O l’obiettore, che lo sceglie per ragioni etiche e di coscienza, o chi semplicemente non vuole fare il militare o chi preferisce fare un lavoro sociale a due passi da casa... le ultime due opzioni sono solo ragioni pratiche...

Dal punto di vista della società civile, della responsabilità sociale come è stato il tuo soggiorno qui?
Il lavoro che sto svolgendo mi serve molto, e mi servirà molto... inoltre molti degli steriotipi sull’America Latina si stanno confermando (risate). È molto importante vivere qui per vedere lo stesso mondo da un punto di vista differente! Lavorare con la ROC mi aiuta molto, soprattutto a capire che certe dinamiche che in Europa sembrano scontate, in altre società sembrano ancora lontane anni luce! Una sultura della pace, antimilitarista qui deve ancora crescere... Anche la società civile cilena, le ONG, il mondo delle associazioni non si è ancora del tutto svegliato, e si capisce se guardiamo al passato, soprattutto agli ultimi 30 anni di storia cilena. Speriamo di svegli presto, perchè è adesso che si ha bisogno nell’America Latina di una vera politica d’integrazione Latinoamericana e di relazioni con l’Europa!

Note:

tradotto da Marco Coscione

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