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Venezuela: Amnesty International in prima fila su disarmo e sicurezza

A Caracas una tre giorni su disarmo e sicurezza
9 giugno 2006 - Alessandro Pilo

Nei giorni 6-7-8 di Giugno il Segretariato nazionale del Venezuela di Amnesty International è riuscito a riunire per tre giorni membri del governo, delle forze dell'ordine ed esperti internazionali di disarmo per discutere di controllo delle armi e sicurezza, il tutto all’interno della campagna internazionale Control Arms, che vede Amnesty International in prima fila insieme ad altre Ong nel richiedere un trattato internazionale sul commercio delle armi.
Il disarmo come elemento fondamentale per garantire il diritto del cittadino alla sicurezza, è da questa premessa che parte l’iniziativa ideata dall’organizzazione premio Nobel per la pace, che ha avuto tra l’altro l’appoggio fondamentale del Governo bolivariano.
Negli ultimi anni la sicurezza ha superato disoccupazione e povertà tra ciò che più spaventa i venezuelani, soprattutto nella città di Caracas che da sola raccoglie il 25% della popolazione del paese. Di certo i dati non fanno che dargli ragione: ogni anno avvengono nel paese circa 10.000 omicidi, e per ognuno di questi circa 13 rapine a mano armata.
L’apporto di esperti di vario tipo ha permesso di analizzare il problema del disarmo del Venezuela nei suoi vari aspetti: dalla cultura dell’autodifesa, ancora fortemente radicata in ampi strati della popolazione, ad impietose analisi delle forze di polizia e della giustizia da parte dei suoi stessi componenti, forse i più chiamati in causa per via della corruzione, l’inefficienza e l’uso eccessivo della forza. Certo è che la diffusa impunità e la mancanza di credibilità e fiducia nella polizia contribuisce a un circolo vizioso che genera insicurezza e immancabilmente altra violenza.
A questo proposito gli stessi funzionari di polizia hanno lamentato l’enorme differenza tra i vari corpi, alcuni altamente professionalizzati con percorsi formativi che durano più di un anno, altri che ricevono un’arma dopo solo due mesi di preparazione.
Le giornate hanno comunque portato a un impegno preciso per il disarmo da parte del Governo, sia con misure immediate che di lungo termine. Gli esperti, giunti da Svezia, Brasile e Argentina, hanno tutti messo l’accento sulla necessità di trovare l’appoggio delle comunità in cui la proliferazione delle armi è più forte e sensibilizzarle al problema: centri culturali, progetti che lavorino a livello educativo, uno studio delle necessità delle aree più a rischio, consegna delle armi in cambio di strutture sociali utili alla comunità, sono tutte misure che hanno hanno già ottenuto un notevole successo nel caso dell’Albania e del Brasile.
Sul lungo termine sembra che già inizi a prendere piede una nuova missione del Governo bolivariano, chiamata Missione disarmo, che troverà spazio affianco ai numerosi intervente già esistenti atti ad assicurare assistenza sanitaria, alimentare e istruzione avanzata alle comunità più bisognose del paese.

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