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«Cosa è successo ad Atenco e cosa potete fare voi»

L’intervista-testimonianza del Subcomandante Marcos alla “Commissione civile”: la Otra campaña, le elezioni, la solidarietà al Frente per la difesa della terra
11 giugno 2006
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Nel pomeriggio del 29 maggio, primo giorno di lavoro, una delegazione della Commissione internazionale sui fatti di Atenco si era recata nel luogo di una riunione plenaria della Otra campaña. Dopo aver concertato con alcuni membri del Frente del Pueblo en Defensa de la Tierra (Fpdt) una visita a San Salvador Atenco per il giorno dopo, aveva consegnato al Delegato Zero una lettera, invitandolo - in quanto portavoce della campagna lanciata dagli zapatisti - a recarsi presso l’ufficio della Commissione, «per ascoltare la sua testimonianza, raccogliere le osservazioni che volesse farci pervenire». Alle 3 in punto di Venerdì 2 giugno, il volto coperto dal passamontagna e scortato da due uomini non armati, il Subcomandante Marcos ha varcato la soglia del 92 di Fray Servando. «Prima di tutto - ha esordito - c’è da capire la ragion d’essere del Fpdt. Questa organizzazione nasce come movimento di resistenza contro un progetto di spoliazione della terra, in questo caso per costruire un aeroporto. Lottando contro questo furto, riceve la solidarietà di molte organizzazioni sociali e gruppi “di sotto”, come li chiamiamo noi. Ciò che permette che questo gruppo cresca su un sentimento di solidarietà reciproca. Dopo la vittoria, quando riesce a fermare l’aeroporto, il Fpdt sente il dovere morale ed etico di sinistra, così lo definiamo, di rispondere con solidarietà agli altri movimenti, senza stare a guardare alla loro visibilità o grandezza. Il Frente del Pueblo - spiega - ha ricevuto la solidarietà durante la resistenza, e preso poi una decisione fondamentale, secondo quanto ci hanno raccontato, in un’assemblea nelle quale discussero sul “fino a che punto siamo disposti ad arrivare per resistere al furto delle terre”. L’assemblea del popolo, non solo il Fpdt ma tutta l’assemblea delle comunità che sarebbero state spogliate della terra, decise di resistere “fino alla morte”, testualmente».

Il machete
«Da allora hanno tessuto una rete di solidarietà con altre organizzazioni, e si sono presentati davanti al potere a Città del Messico. Portando come simbolo quello che era il loro strumento di lavoro, come contadini, ovvero il machete. Il machete divenne un simbolo di Atenco, in concreto del Fpdt, come i passamontagna sono un simbolo degli zapatisti, e non le armi. Da quel momento, i mezzi di comunicazione iniziarono ad identificare i compagni di Atenco come “los macheteros” (quelli che portano il machete), a mo’ d’insulto, di disprezzo. E l’ignoranza dei mezzi di comunicazione arrivò a definire “arma bianca” lo strumento di lavoro. Era evidente che per la gente della città, per la gente della città “di sopra”, come li chiamiamo noi, il machete non era uno strumento di lavoro ma un simbolo di minaccia. Quelli del Fpdt usano il machete come per dire “è questo che siamo”, e non vogliamo smettere di essere».

I sei crimini di Atenco
Dopo aver elencato i sei crimini nascosti dietro i fatti di Atenco («la stupidità e il tradimento» del sindaco di Texcoco; i mezzi di comunicazione che si fanno «induttori e promotori della violenza»; l’attacco ad Atenco «in quanto tale»; «la violenza del quattro di maggio, e in particolare quella contro quattro settori della popolazione, che sono, di regola, gli aggrediti di sempre: le donne, i minori, gli anziani e i giovani»; la legittimazione dell’illegalità; la reazione della classe politica messicana ai fatti di San Salvador Atenco, «basata su un calcolo politico elettorale»), il leader zapatista ci ha invitati a non lasciare cadere nell’oblio ciò che abbiamo visto, perché non si compia una nuova ingiustizia. Poi ha risposto alle domande.

Qual è il legame tra la congiuntura politica che si vive in Messico, la Otra campaña e i fatti di Atenco?

Almeno inizialmente non c’è alcune relazione, quello che accade a San Salvador Atenco non è un piano per colpire la Otra campaña. Pensiamo, sinceramente, che si tratti di una somma di stupidità che è andata crescendo. Quello che stanno facendo la Otra campaña e l’Ezln è reagire di fronte al settimo crimine: non vogliamo l’oblio e chiediamo la libertà di tutti i prigionieri e giustizia per coloro che sono stati aggrediti e dire alla classe politica “se perché tu veda tutto questo è necessario irrompere nella tua festa, allora è ciò che faremo”.

Come risponde la Otra campaña ai ripetuti attacchi contro i propri aderenti?

A volte è importante capire se si tratta di un’aggressione politica o se un’aggressione di altro tipo abbia fatto irruzione in un contesto politico. Nel caso di San Salvador Atenco, si tratta di un’aggressione politica in un contesto politico. Noi pensiamo di poter costruire nello spazio della Otra Campaña questa nuova cultura di solidarietà; pensiamo che se toccano uno, toccano tutti. Ciò significa che qualsiasi compagno sia aggredito, perseguitato, minacciato, vigilato, arrestato per il suo “far politica”, verrà avvicinato e protetto dalla Otra Campaña. Insieme a questo movimento di solidarietà con i prigionieri e le prigioniere di Atenco, stiamo invitando a un incontro più grande, nazionale, sulla causa di tutti i prigionieri politici, perché lo stesso sentimento di solidarietà, perché il sostegno dato ad Atenco sia anche per tutti i prigionieri politici in ogni parte. Quest’incontro si farà il 17 e 18 di giugno. Noi diciamo che si tratta di aprire due grandi piste, quella della mobilitazione politica e quella giuridica. Ovvero, creare un corpo di appoggio giuridico per seguire legalmente i casi e allo stesso tempo dar vita a mobilitazioni politiche per impedire che la minaccia di arresto inibisca la partecipazione.

C’è stata, ad Atenco, una violenza particolare nei confronti degli aderenti alla Otra campaña accorsi ad aiutare quelli del Frente del Pueblo? I tre che avevano preso parola nell’altro primo maggio organizzato dagli zapatisti sono stati arrestati.

No, tutti sono stati colpiti. Non è che sono arrivati con le foto a dire “sei tu, allora ti colpisco”. Nacho (Ignacio Del Valle) è il leader di Atenco. Salinas, che è il telefonista che adesso è il più famoso, perché nelle sue foto si vede tutto, e Magdalena, che è una compagna molto combattiva che sa strutturare molto bene le proprie argomentazioni, per convincere, erano lì insieme ad altri. Hanno arrestato e picchiato anche gente che non è di sinistra. Noi pensiamo che l’ordine non fosse quello di colpire la direzione del Fpdt. Avrebbero potuto arrestare tutti, erano tutti lì. Ma non volevano questo. Non hanno arrestato tutti, confrontato le foto, e lasciato andare quelli che non interessano. Questo è ciò che insegnano a Fort Bragg (la tristemente famosa Scuola delle Americhe, Ndr), in tutte le scuole della contro-insurrezione, “se sono un sacco, confrontali con le foto, separali, e i più liberali”, o una bastonata o liberi, perché diffondano un sentimento di paura. In questo caso non è successo niente. In realtà loro non si sono resi conto di chi avevano in mano fino a quando non è nato il movimento di protesta. Solo quando la Otra Campaña dice: “Siamo noi quelli che avete aggredito”, si danno conto di ciò che hanno fatto.

Però c’è chi racconta che ci fosse qualcuno che indicava le case nelle quali era nascosto qualcuno in particolare, qualcuno che stavano cercando?

Si. C’era uno con il volto coperto che segnalava dove vivevano quelli che erano suoi nemici, non quelli del Fpdt. Se fossero entrati con l’obiettivo di prendere la dirigenza del Frente avrebbero accerchiato e poi setacciato la comunità. Non andavano per nessuno in particolare. Tutte le testimonianze raccontano che sono entrati nelle case, hanno rubato e distrutto prendendo chi c’era. Chi è finito dentro tara coloro che avevano portato la solidarietà, ci è finito perchè era nelle case razziate, non perché cercavano lui. L’unica indicazione del fatto che esistesse un piano minimo è il fatto che questo signore andasse dicendo “qui, e qui, e qui”. E ripeto che non hanno arrestato nessuno della direzione del Frente del Pueblo en Defensa de la Tierra. Inoltre, Nacho ed Heriberto (poi liberato) sono stati arrestati a Texcoco, non ad Atenco.

Alcune delle testimonianze raccolte dalla Commissione, denunciano la preparazione di tipo militare delle forze di polizia coinvolte. C’è l’Esercito messicano dietro Atenco?

La Polizia Federale Preventiva nasce militarizzata. Ossia, la creano, lo si fa per mettere ordine nei corpi di polizia, tutti corrotti. In quel momento si discute se mettere o meno l’esercito a far lavori di polizia. Quando creano la Pfp assegnano militari a questo corpo. E’ gente che ha una preparazione militare, sono soldati. Poi, con il passare del tempo, i soldati ritornano alle proprie unità, ma l’addestramento, la formula di comando, i programmi di studio hanno tutti l’impronta dei militari. Ed è questo corpo che entra a San Salvador Atenco, occupa la cittadina e si incarica di coprire l’entrata della polizia. E' la Pfp a dirigere l’azione. Secondo noi però l’esercito non è intervenuto direttamente. No, è stato il governo del Estado de México a chiedere l’appoggio della Federale Preventiva. E la Federal Preventiva fa proprio questo, appoggio. Perché, di fatto, il peso dell’operativo è sulle spalle della polizia del Estado de México.

Come giudica il trattamento subito dalle donne durante il trasporto verso la carcere? Qualcuno ci ha confidato che i poliziotti, tra loro, parlavano delle donne come di un “bottino di guerra”.

E' andare oltre. Un comandante non ordinerà mai “andate e violentate le donne”, andate, attaccate e occupate. Però è un criterio della guerra di quelli in alto. Tutto ciò che puoi afferrare, è tuo, è il tuo bottino di guerra, ciò che guadagni. E' come se la truppa ripagasse se stessa. Come non dicono “andate e attaccate il nascondiglio del narcotrafficante e la droga che trovare è vostra”. Quest’ordine non viene mai dato, ma è implicito per la truppa. Tutti i detenuti durante il tragitto, ed è per questo che in questo caso il tragitto si fa più lungo, sono loro.
E' per questo che la polizia non realizza queste violazioni dentro il villaggio, perché ha paura del contrattacco. E nemmeno possono portarli velocemente a destinazione, perché durante il tragitto sono loro, e le usano, come fossero di loro proprietà. Già avrete capito che questo è il modus operandi di tutte le polizie e dell’esercito. Per quanto riguarda l’esercito, dove vige un’altra disciplina, è il comandante a dare un ordine espresso. Non è così generalizzato. Si dice: per tutti, o - al contrario - nulla.

Cosa accadde, di particolare, ad Atenco?

Sto cercando di spiegarlo: la Pfp che prende la città universitaria della Unam (nel 2000, Ndr) è quella formata da militari. Quella che occupa Atenco, è quella del Estado do México. E per diventare un membro della polizia dello stato, è sufficiente comprare il posto. O succede che sei un delinquente e quando esci dici “lavoro come poliziotto”, anche se il giorno prima eri stata accusato di violenze sessuali. E molte volte è per proteggersi da un delitto commesso che uno diventa poliziotto. In più in questo caso si trattava anche di orgoglio, non saprei come altro chiamarlo, della Polizia dello stato. Ovvero, Atenco era - è tuttora - una sfida. Non è la stessa cosa che se avessero attaccato qualsiasi altro posto, Texcoco ad esempio. Allo stesso modo che non è lo stesso attaccare un villaggio indigeno in Chihuahua o in Chiapas. C’è un altro aspetto, un extra. In questo caso, per la polizia dello stato de México, già sconfitta in molte occasioni negli scontri con quelli del Frente, l’extra era prendersi una rivincita.

Vediamo il rischio di una una escalation di violenza in vista delle elezioni del prossimo 2 luglio.

C’è un clima generale nel paese, alcune regole, e vengono eliminati tutti coloro che escono fuori da queste regole, a volte in silenzio, a volte con la repressione. Le regole sono: qui si può stare all’opposizione da sinistra ma solo all’interno della classe politica. In tal senso, tutti i movimenti antisistema che non sono contro il governo, o non solo contro il governo, ma piuttosto contro il sistema sono un’altra cosa. E' allora che si danno dei segnali; e il segnale è: puoi comportarti male, ma giocando sul nostro terreno, puoi far disordine, ma giocando sul nostro, non fuori. Non puoi nemmeno comportarti bene, al di fuori del nostro terreno. Nel caso di Guadalajara c’era il governo del Pan che mostrava: “Così governerò”. A questi, gente con i ciuffi, dark, che sono di fuori, non sono nemmeno di Jalisco, darò un castigo esemplare. Di fatto, è questo che accade. C’è la repressione ma il movimento di solidarietà che si genera non è immediato, né nazionale. La repressione del 28 maggio a Guadalajara non è accostabile alla solidarietà ed indignazione che provoca Atenco. Se comparate l’azione di Atenco con quella dei maestri in Oaxaca ieri (l’occupazione dell’aeroporto, Ndr), non c’è confronto. Ovvero, se ci fosse un escalation, se fosse successo ciò che è successo ieri, non dopo cinque ore, ma dopo 30 minuti che stavano bloccando l’esercito sarebbe entrato nell’aeroporto. Con questo ci dicono che hanno paura di un’altra Atenco. Non che non possano attaccare, ma hanno paura di un’altra reazione forte come quella. E questa è la principale lezioni di Atenco, ovvero che la Otra Campaña e la gente di Atenco si riprenderà rapidamente dall’aggressione e tornerà a prendere l’iniziativa.

Rispetto alla violenza nei confronti dei cittadini stranieri (sono stati espulsi in cinque: due ragazze spagnole; una ragazza tedesca; un ragazzo ed una ragazza cileni), crede che si crei un precedente?

Alla base di quanto è successo c’è un sentimento che si sta creando tra i politici e i mezzi di comunicazione, ovvero che - come in tutto - anche riguardo agli stranieri esistano classi sociali. Perciò, ci sono stranieri che sono benvenuti e altri che sono mal-venuti. Ad esempio quelli che portano orecchini, sono malvisti, tutti coloro che hanno determinate caratteristiche, sono buffi, etc., sono malvisti. Non c’è uno sciovinismo generalizzato contro gli stranieri, è contro determinati stranieri, quelli che stanno con il Messico di sotto, quelli che si muovono tra certi settori, quelli che non dormono nei grandi hotel, quelli che non consumano da Mc Donald’s. Tutti gli stranieri che escono da questo standard, sono malvisti. Per questo si dà la reazione della polizia contro quelli dalla carnagione chiara… guarda ad esempio che hanno fatto ai detenuti che sembrano figli o nipoti di tedeschi, ma che sono messicani, anche se appaiono più stranieri che altro. Sono loro stessi a raccontare che in carcere li hanno detto: “Questi sono gringos, fotteteli. Ma se prendi un altro messicano bianco, come il güero Palma, un grande narcotrafficante, allora si che nessuno... ci sono classi sociali. Perciò, non è tanto il passaporto, ma un’immagine che supera la questione della nazionalità, ed ha a che vedere con l’apparenza.

Per finire, sul piano internazionale il governo messicano come sta reagendo di fronte alla grande solidarietà che si registra verso San Salvador Atenco?

Questo è un nodo centrale. Al Governo messicano non importa che le strade siano piene se fuori dal paese non accade niente. Perciò hanno offerto soldi alle compagne straniere espulse perché non formalizzino denuncia. Se riescono a placare la protesta internazionale non importa che in Messico succeda ciò che sta succedendo, perché a loro duole la questione internazionale. E la preoccupazione attuale, per loro, è proprio questa: qui possono fare tutto ciò che vogliono, ma se all’estero non vendono l’immagine delle elezioni tranquille e pacifiche, allora perdono la propria legittimità. Perciò è importante ciò che fanno i compagni all’estero, è questo che fa loro più male.
Perciò è importante che voi manteniate il vostro profilo di legittimità, dato dal parlare con tutti. In ogni caso, se qualcuno non vuol parlare con voi sono cavoli suoi, o se il governo del Estado de México vi manda a parlare con un funzionario di seconda fascia. La Commissione ha l’autorità morale che altri non hanno. Non è che avete ascoltato solo Valentina (il nome della studentesse cilena espulsa, Ndr). No. Avete ascoltato anche quelli del governo e poi tratto le vostre conclusioni. E questa legittimità pesa molto di fronte agli organismi internazionali. Che non siete una parte denunciante, ma una parte che valuta, che osserva e detta alcune raccomandazioni. Perciò è importante che manteniate questo profilo e secondo noi è molto importante che diffondiate solo informazioni che sono confermate.

Intervista rilasciata dal Delegato Zero alla Commissione civile internazionale di osservazione per i diritti umani in Messico. Raccolta per “Liberazione” da Luca Martinelli

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