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Un sondaggio rivela un calo dell'11% dei consensi nell'ultimo mese

Cile: in calo la popolarità Michelle Bachelet

Costruire uno stato moderno ed efficiente è l’obiettivo del governo

20 giugno 2006 - David Lifodi

Si alternano più ombre che luci nei primi cento giorni del governo di Michelle Bachelet, la "primera presidenta" nella storia dello stato cileno.
Figlia di Alberto Bachelet, militare dell'Aereonautica rimasto fedele al governo Allende e per questo motivo torturato fino alla morte dopo il golpe di Pinochet, la stessa Michelle è passata con la madre dai campi di tortura gestiti da una delle peggiori dittature del Cono Sur negli anni '70 per mezzo della polizia politica della Dina e che ebbe nel centro di Villa Grimaldi uno dei famigerati luoghi dell'olocausto dei desaparecidos sudamericani. La sua carriera politica è culminata nel 2000 con la nomina da parte dell'allora presidente Lagos prima come ministro della Salute e poi, dal 2002, come ministro della Difesa.
Sabato scorso, di fronte ai suoi simpatizzanti, Michelle Bachelet ha illustrato il suo programma di governo, denominato "Cien Dias: 36 medidas", intendendo così fare un bilancio dei suoi primi cento giorni alla Moneda. La Bachelet sostiene di aver messo in pratica tutto quanto aveva promesso in campagna elettorale, in particolare quei 36 punti principali che hanno spinto i cileni ad appoggiarla sia nel primo turno che nel ballottaggio, soprattutto per scongiurare il ritorno della peggiore destra pinochettista. "Costruire uno stato moderno ed efficiente" è stato uno degli slogan più ripetuti dalla Bachelet durante la sua campagna elettorale e durante questi primi mesi di governo ha affermato di aver già posto le basi affinché progressivamente si riducano le disuguaglianze economiche, il paese raggiunga dei progressi in campo sanitario e soprattutto nel campo dei diritti umani e civili, infine si è impegnata a raggiungere immediati miglioramenti nel settore dell'istruzione. Le dolenti note però provengono proprio da queste sue ultime dichiarazioni. Sono ancora negli occhi di tutti i cileni i violenti attacchi dei carabineros contro le manifestazioni studentesche delle scorse settimane, che chiedevano principalmente la gratuità per gli esami di accesso alle facoltà universitarie e per il trasporto pubblico, oltre che una completa revisione delle leggi che regolano l'istruzione dello stato, varate da Pinochet proprio durante l'ultimo giorno del suo governo.
"E' stato probabilmente il duro conflitto che ha visto opposti studenti e governo a far scendere la percentuale di gradimento della Bachelet", ha ammesso il ministro dell'Interno Zaldivar affrettandosi a sottolineare come l'esecutivo non sia preoccupato della improvvisa caduta di popolarità. In realtà i risultati del sondaggio condotto dal quotidiano "La Tercera" non sono particolarmente favorevoli alla Bachelet. I dati dell'inchiesta, pubblicati domenica, rilevano che rispetto al mese di maggio c'è stato un calo dell'11% nei consensi verso la "presidenta", che è passata dal 67% al 56% di giugno. Bisogna comunque riflettere che in questo 11% si trovano probabilmente non solo attivisti dei diritti umani e movimenti sociali che criticano la sproporzionata repressione contro le manifestazioni studentesche, ma paradossalmente anche elettori di destra che accusano la Bachelet di non aver dimostrato la necessaria autorità nei confronti delle manifestazioni di piazza e di non aver mantenuto le promesse della campagna elettorale per una maggiore sicurezza sociale. Inoltre il 74% dei cileni ritiene che si debbano già operare dei cambi nel governo, mentre secondo il 41% la Bachelet non avrebbe la stoffa di leader.
In campo internazionale per adesso politica di Michel Bachelet è stata improntata ad un certo pragmatismo. Sta gestendo i rapporti con gli Stati Uniti in un modo lievemente diverso dal suo predecessore Lagos, che praticamente rappresentava il miglior alleato del campo progressista nel continente sudamericano, mentre lei è perlomeno riuscita ad evitare le basi di una alleanza incondizionata e al servizio di Washington, seppure evitando allo stesso tempo di aderire all'Alba di Bolivia e Venezuela e ai paesi dichiaratamente antagonisti alla politiche di Bush. Sembrerebbe inoltre vicino, anche se ancora non confermato da nessuna fonte, un certo riavvicinamento alla Bolivia per la questione relativa allo sbocco al mare che si trascina dalla guerra del Pacifico del 1879, quando il Cile le soffiò la fascia costiera di Atacama.
Infine, il Cile ha stretto legami economici con Argentina, Brasile e Venezuela, oltre alla sottoscrizione di accordi di vario tipo in materia politica, ma sarà sulle capacità di saper ridistribuire ed estendere le ricchezze del paese alle fasce più povere della popolazione che si giocherà la sfida della Bachelet e l'eventuale successo del governo.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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