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Come si garantisce il saccheggio minerario in Argentina

Gli sfruttamenti minerari in Argentina, come nel resto dei paesi del continente, hanno tutte le caratteristiche dell'invasione, dell'enclave, niente di più simile ad una colonizzazione, in pieno XXI secolo.
9 luglio 2006
Fonte: Argenpress

Quello che sta succedendo nella Valle dell'Uco, Andalgalá, Sta. María, Belén, Filo Colorado, Río Turbio(1), oppure la prova di colonizzazione nella zona di Iberá, a Corrientes, e in altrettanti 600 insediamenti per lo sfruttamento minerario Argentina, potrebbe essere considerato l'affare del secolo (di questo secolo) delle multinazionali minerarie. Anche in Esquel, ma in minore misura perché la popolazione ha frenato il progetto, qualcosa di simile a quello che successe a Gualeguaychú con le cartiere.

L'entità dell'affare si può calcolare in base agli infimi costi che, lo Stato e tutte le istituzioni (compresa la stampa commerciale) garantiscono alle imprese, molto utili per accumulare profitti annui esorbitanti, che si portano via davanti agli occhi di tutti.

Con un sovrappiù. Buona parte (impossibile di quantificare) di questo guadagno si chiama truffa, truffa diretta: le imprese non sono obbligate a dichiarare quasi nulla di quello che producono, lavorano o esportano nei loro centri industrializzati delle metropoli. Nel momento in cui lei sta leggendo quest'articolo, milioni di tonnellate di minerali, chiamati impropriamente "scartabili", sono trasportati all'estero attraverso il fiume Paraná oppure dai porti del sud della Patagonia, senza essere registrati.

Sono più di 60 varietà di minerali "scartabili" di grande valore sul mercato mondiale come, tra gli altri, litio, selenio, vanadio, titanio, niobio, magnesio, rame, cobalto. Dopo aver avvelenato le falde e i fiumi provinciali sui quali sono trasportati, vengono destinati all'industria informatica, all'aeronavigazione e alla telefonia. Tutto gratis, come nelle colonie del XVII secolo.

Quella dichiarazione di Carlo Marx nel Capitale, in relazione alle diverse forme utilizzate dai capitalisti primigeni per l'accumulo di capitale (saccheggio, genocidio, invasioni, colonizzazioni, oltre l'utilizzo del tempo lavoro altrui, "con sangue e fango"), rappresenta un metodo sistematico, inseparabile dal mondo borghese, di concepire la vita sociale e di far funzionare le loro economie.

Gli sfruttamenti minerari in Argentina, come nel resto dei paesi del continente (tranne le forme parziali e relative di Venezuela, Cuba e Bolivia) hanno le caratteristiche dell'invasione, dell'enclave, niente di più simile ad una colonizzazione, ma in pieno XXI secolo. Le imprese quando arrivano si appropriano di tutto l'esistente: scuole (in particolare la direzione), testi e cerimonie scolastiche, popolazione, territorio, dei beni scarsi come l'acqua, polizia, stampa, deputati, sindaci, consiglieri, chiese, giudici, vigili del fuoco e perfino delle donne del paese.

Le medaglie consegnate nei festeggiamenti del 25 maggio (2) di quest'anno, ad Andalgalá, Sta. María y Belén de Catamarca, avevano due facce. Evidentemente, la novità non era questa. La novità era che su una delle facce delle medaglie era inciso il nome "Bajo la Alumbrera", la multinazionale che sta distruggendo, in nome della Patria, queste tre città. Queste manifestazioni "culturali" e "politiche" dell'occupazione mineraria, si possono riscontrare nelle località dove sono presenti gli insediamenti minerari. È come se ogni paesino fosse una piccola patria nella globalizzazione mineraria.

La differenza tra la colonizzazione attuale e quella dei secoli scorsi, è che questa volta non si colonizzano paesi o pezzi di un continente, ma le località adiacenti alle zone geologiche dove si stabiliscono le multinazionali minerarie. È come se l'ALCA si stesse mettendo in atto a pezzettini. Qualcosa di simile a quello che fu messo in atto in America Latina, Asia, Africa e Oceania fino al XIX secolo.

Allora furono necessarie invasioni, guerre, occupazioni, crimini ad hoc, genocidi, spostamenti di intiere popolazioni, per imporre modelli e statuti coloniali. Questa volta, 50, 100 o 180 anni dopo, dipende dal continente, questi lavori sporchi non sono necessari, tranne qualche eccezione. Adesso si risparmiano le spese e i rischi con quelle chiamate "Leggi e Codici Minerari", tutto votato regolarmente e ben confezionato dai Congressi nazionali, dai comuni e dai parlamenti provinciali, senza i quali le multinazionali non potrebbero portare avanti le loro occupazioni.
Vediamo come.

Più di 12 regali per le multinazionali
La denuncia parlamentare cita le leggi del Codice Minerario e l'Accordo Federale Minerario, "tutte norme sancite da questo Congresso", ricorda, "… che hanno creato una cornice legale che, in pratica, esime queste imprese del pagare qualsiasi tipo di tasse".

Il documento che analizza il saccheggio, descrive più di 12 vantaggi concessi dal Codice e dall'Accordo Fiscale Minerario.

Il primo regalo è il diritto alla "stabilità tributaria per trent'anni". Poi proseguono gli altri: doppia detrazione "delle spese di esplorazione e l'ammortamento accelerato dei macchinari, delle costruzioni, dei veicoli e delle infrastrutture", il diritto a "spostare le perdite di bilancio" in modo indefinito, finché l'impresa generi utili che permettano la sua liquidazione, il rimborso dell'IVA "pagato per l'acquisto di beni e servizi", la esenzione di "dazi e tasse doganali", la detrazione "per spese relative alla conservazione dell'ambiente". Inoltre, le imprese sono esenti del pagamento "dell'imposta ai profitti e al profitto minimo presunto".

Un'altra esenzione garantita dal Codice Minerario e quella delle "imposte sugli utili", che inoltre gli permette la "capitalizzazione delle stime sulle riserve minerarie", la restituzione "anticipata e finanziata dell'IVA", inoltre non sono obbligate a pagare le tasse "sulla proprietà mineraria" e sono esenti "di ogni onere e tassa municipale e dell'imposta sulle marche da bollo (esenzione alle entrate lorde, bolli, ecc.) ".

A questo bisogna aggiungere i benefici costituiti dai rimborsi sulle esportazioni effettuate dai porti della Patagonia, attorno al 10%, ma che possono aumentare quanto più a sud si trovi il porto in questione (legge 23018 e la sua modifica 24490). In relazione all'esenzione delle ritenute sulle esportazioni, altre attività apportano tra il 10% e il 20%.
Le industrie minerarie godono inoltre dell'esenzione all'imposta sugli assegni (decreto 613/2001). Le stesse deducono, ancora, il 100% delle imposte sui combustibili liquidi.

In verità, con leggi come queste, i capitalisti non hanno bisogno di promuovere né di difendere il capitalismo, lui è lì, nell'attesa di essere utilizzato fino all'esaurimento.

"Una volta eravamo il granaio del mondo, e oggi stiamo diventando il suo fornitore di minerali. Questo saccheggio è avallato da una legislazione totalmente "entreguista" (3), che si esprime attraverso il Codice Minerario, la cui stesura è fatta per soddisfare i bisogni dei consorzi transnazionali che distruggono il nostro ambiente, intascano guadagni esorbitanti, e che dopo 10, 20 o più anni, se ne vanno lasciandosi dietro soltanto saccheggio e contaminazione". (Documento presentato alla Presidenza della Camera. Archivio Ufficio RedES, Carlos Alberto Tinnirello, 1 giugno 2006)

(1) Località site in diverse province argentine, la maggior parte lungo la cordigliera delle Ande
(2) Festa Nazionale Argentina: si ricorda la Rivoluzione del 1810,che sbocciò nella dichiarazione dell'indipendenza dalla Spagna nel 1816
(3) Entreguista (de entregar= consegnare) Tendenza a vendere le ricchezze nazionali agli interessi stranieri

Note:

http://www.argenpress.info/nota.asp?num=031883
http://www.redencuentrosocial.org/

Tradotto da Alejandra Bariviera per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte, l'autore e il traduttore.

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