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Con 30 anni di ritardo finalmente è stato emesso un ordine di cattura per i responsabili del genocidio in Guatemala.

Giustizia?

11 luglio 2006 - Flaviano Bianchini

Nel 1951 Arbenz fu eletto presidente del Guatemala e per la prima volta nella storia di questo paese qualcuno iniziò ad ascoltare i problemi dei contadini poveri e degli indigeni. Arbenz promulgò leggi che equiparavano (almeno in parte) i diritti degli indigeni a quelli dei bianchi e iniziò un processo di riforma agraria che dava la terra nelle mani dei contadini a scapito dei grandi latifondisti. Queste riforme non furono accolte con gioia dai latifondisti e nel 1955 la Fruit & Company (antenata della Chiquita che possedeva il 60% delle terre fertili del Guatemala) appoggiata dalla CIA mise in atto un colpo di stato che annullò tutte le riforme messe in atto e donò il potere ai militari per oltre 30 anni. In questo periodo i militari governarono il paese in un succedersi di colpi di stato e elezioni fasulle e truccate. È nello stesso periodo che prende piede una guerriglia composta principalmente da indigeni e contadini che chiedevano la riforma agraria e più diritti per gli indigeni.
Nel 1978 si svolsero delle elezioni scandalosamente truccate. Il 4% della popolazione guatemalteca votò il generale Fernando Romeo Lucas Garcia, ma questo gli fu sufficiente a vincere le elezioni grazie ad una legge elettorale fatta ad hoc e al fatto che pochissime persone avevano diritto al voto.
Appena raggiunge il potere il generale Lucas Garcia promesse di sconfiggere la guerriglia. La sua tecnica era molto semplice. La guerriglia era appoggiata dai contadini e dai villaggi delle montagne. Quindi bastava eliminare la base alla guerriglia terrorizzando i villaggi contadini che, in qualunque modo, appoggiavano la guerriglia. Iniziò così un processo che aveva come fine ultimo quello di creare il terrore tra chi, in qualunque modo, appoggiava i guerriglieri. Per creare il terrore furono eseguite decine e decine di stragi “gratuite”. L’esercito arrivava nei villaggi. Radunava le gente nelle chiese o negli edifici comunali, faceva uscire un gruppo e li obbligava a scavarsi la fossa. Poi cominciavano con la strage: donne, bambini, anziani, non c’era differenza. Tutto serviva alla causa di eliminare i guerriglieri. Il tutto con il compiacimento degli USA che così allontanavano dal Guatemala lo “spettro del comunismo”. Nel 1980 un gruppo di guerriglieri Queq’chi “prese” l’ambasciata spagnola per denunciare al mondo le loro condizioni e le violazioni dei diritti umani dei quali erano vittime. Il governo non si scompose affatto. Nonostante l’ambasciata spagnola sia sotto giurisdizione spagnola e non quella guatemalteca fu data alle fiamme e 37 persone (tra cui 3 spagnoli) morirono bruciati vivi.
Nel 1982 vi fu un colpo di stato che portò al potere il generale José Efrain Rios Montt ma le cose non cambiarono affatto, anzi forse peggiorarono. La tecnica del terrore e le stragi per le lotta al comunismo continuarono e si lasciarono dietro 250.000 morti e 50.000 desaparecidos. Le cose migliorarono un po’ solo nel 1986 quando il potere passò ai civili e al governo fu eletto il democristiano Marco Vinicio Cerezo Arévalo.
Lucas Garcia è morto circa un mese fa in Venezuela dove era profugo in fuga dalla giustizia. E il superprogressista Chavez non donò l’estradizione con la scusa che Lucas Garcia aveva usufruito dell’amnistia post-conflitto…
Oggi, con 30 anni di ritardo dei giudici spagnoli hanno emanato un ordine di cattura internazionale per Lucas Garcia (il suo decesso non è stato registrato in Spagna), Rios Montt e altri 6 alti ufficiali implicati nelle stragi. L’accuse sono: genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Ora per essere processati devono essere estradati in Spagna ma la giustizia guatemalteca sta già mettendo i bastoni tra le ruote alla giustizia internazionale. In questo scenario la cosa più scandalosa è come queste persone seguano coprendo le più alte cariche istituzionali del paese. Rios Montt, che è accusato di essere il responsabile di più di 47 massacri, è addirittura candidato alle prossime elezioni presidenziali (nonostante la legge guatemalteca vieti di essere presidente più di una volta Rios Montt ricorse alla corte di costituzionalità con la motivazione che prima volta non fu eletto ma fu un colpo di stato).
Così mentre gli imputati non sanno più che fare se non appellarsi all’amnistia che seguì gli accordi di pace, tutto il paese scende in piazza per chiedere giustizia e la piazza centrale di Città del Guatemala si riempie delle foto delle vittime e delle lacrime dei parenti.

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