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Sembra uscita dai racconti delle lotte sindacali di Paco Ignacio Taibo in "E Doña Eustolia brandì il coltello per le cipolle" la storia degli operai del "Frigorifico Paloni" a Bahìa Blanca, in lotta per ricevere il permesso di autogestione della fabbrica come è già successo nei casi più conosciuti di Brukman e Zanon.
"La situazione è insostenibile", denunciano i settanta operai tuttora senza lavoro, costretti a vivere soltanto con una sorta di borsa di aiuti alimentari (la cosiddetta "bolsa de comida") e in attesa che il tribunale si pronunci sulla loro richiesta di porre la fabbrica sotto il controllo e la gestione degli stessi lavoratori. La scorsa settimana, al grido di "Ocupar, resistir, producir", gli operai hanno dato vita ad una manifestazione appoggiata da varie organizzazioni sociali, tra cui il Mner (Movimento Nacional de Empresas Recuperadas) e il Ftc (Frente de Trabajadores Combativos), allo scopo di ricordare la loro difficile situazione.
La storia della crisi del "Frigorifico Paloni" comincia oltre un anno fa, quando i lavoratori occupano la fabbrica con la richiesta di immediato pagamento dei mesi di lavoro arretrati. La risposta dei vertici dell'impresa è una provocazione: viene promesso il pagamento di somme irrisorie senza chiarire quando sarà saldato il debito nei confronti degli operai. Sindacati e movimenti sociali scelgono allora la strada dell'occupazione e del presidio continuo della fabbrica, sia per mantenere alta l'attenzione sulla loro vicenda, sia per evitare l'espropriazione del padrone dei mezzi di produzione. La mobilitazione però ha la peggio, poiché, nonostante la fabbrica continui tuttora ad essere aperta, le macchine non possono entrare in funzione a causa della mancanza di gas, elettricità ed acqua corrente. "Già nel 1995 l'impresa era sull'orlo del fallimento", spiegano alcuni lavoratori, ma la loro decisone di utilizzare i salari per ripianare i debiti era stata sufficiente ad evitare il tracollo.
Adesso i lavoratori del "Frigorifico Paloni" si sono già trasformati in una cooperativa in attesa di ottenere il permesso per farsi carico autonomamente della gestione della fabbrica, anche se l'attuale chiusura per fallimento continua a generare debiti sempre più alti per la cooperativa operaia che rileverà l'impresa. Inoltre, la "bolsa de comida" è appena sufficiente per le necessità minime dei lavoratori, che spesso riescono a ricevere degli aiuti economici dal resto della popolazione sotto forma di lotterie, ma è evidente il peggioramento della situazione con il trascorrere dei giorni. "Quello che chiediamo è il controllo operaio sulla fabbrica, la sola cosa che ci interessa è la restituzione del nostro lavoro, vogliamo lavorare e questa è la nostra fabbrica", hanno dichiarato gli operai durante la manifestazione.
La vicenda del "Frigorifico Paloni" è ancora incerta, anche se la pronta costituzione di una cooperativa operaia testimonia come sia possibile, anche al di fuori delle regole di mercato e di fronte al silenzio e alle continue e sconcertanti richieste di "aspettate e abbiate pazienza" da parte degli organismi istituzionali, condurre e gestire una fabbrica senza la presenza di impresari e titolari.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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