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Nicaragua/Nemagón

"Noi donne, le invisibili..."

Intervista con Azahalia Solís della Red de Mujeres contra la Violencia
6 settembre 2006 - Giorgio Trucchi (Ass. Italia-Nicaragua)

La lotta degli ex lavoratori e lavoratrici nicaraguensi delle bananeras e della canna da zucchero, ammalati/e a causa del contatto diretto e continuato con i pesticidi, ha ricevuto il sostegno di varie organizzazioni della società civile nicaraguense, tra cui la Red de Mujeres contra la Violencia, con un approfondimento di genere che, oggi più che mai, assume una gran importanza.

Le pretese della multinazionale Dole Food Company Inc. di voler escludere migliaia di donne ammalate a causa del Nemagón dal processo di negoziazione e di non voler riconoscere i danni fisici e psicologici diretti ed indiretti, è un ulteriore esempio di una cultura diffusa che rende la donna invisibile e che pretende di assegnarle un ruolo apparentemente insignificante, considerando come normale qualsiasi tipo di soppruso alla sua persona.

La Lista Informativa "Nicaragua y más..." e il Sistema Informativo della Rel-Uita (SIREL) hanno conversato con Azahalia Solís Román, integrante dell'Assemblea della Red de Mujeres contra la Violencia e membro del Centro de Derechos Constitucionales (CDC).

Come è venuta in contatto la Red de Mujeres contra la Violencia con la lotta delle donne ammalate a causa del Nemagón?
La nostra relazione con gli ammalati del Nemagón e soprattutto con le donne, è precedente alla decisione della Dole di non accettare le donne nelle negoziazioni e si sviluppa in due momenti diversi.
Alla fine di agosto 2005, abbiamo sviluppato un'attività politica con la gente che stava protestando nell'accampamento davanti alla Asamblea Nacional, con l'obiettivo di emettere una "Dichiarazione di Disastro Nazionale", in base alla Legge di Disastro Nazionale e per dichiarare anche un'Emergenza Nazionale nel paese. La situazione era molto complicata, con una forte crisi politica ed istituzionale che sconvolgeva il paese ed abbiamo deciso di intervenire. Abbiamo fatto questa alleanza politica tra la Red de Mujeres contra la Violencia, il Movimiento Autónomo de Mujeres e la gente del Nemagón.
Successivamente, la Red si è unita ad altri organismi della società civile nicaraguense ed internazionale per sostenere la lotta degli ex lavoratori e lavoratrici del Nemagón ed altri pesticidi, soprattutto le donne, di fronte all'insensibilità delle istituzioni nicaraguensi e l'intenzione delle imprese multinazionali di escluderli dal processo di negoziazione.

Che cosa si nasconde dietro l'atteggiamento della Dole Food Company Inc.?
Anche facendo un'astrazione e supponendo che le donne non fossero coinvolte direttamente nel lavoro all'interno delle piantagioni di banane, cosa comunque non vera, si tratta comunque di un atteggiamento legato al fatto che il lavoro delle donne non viene riconosciuto. È la concezione che il lavoro prodotto e che dà denaro sia destinato agli uomini. Il lavoro della donna viene considerato senza valore e questo nonostante sia pienamente provato che senza questo lavoro il mondo non potrebbe andare avanti.
Il lavoro che svolgono le donne nelle fabbriche, nelle imprese, è un lavoro che viene chiamato "complementare", di secondo ordine. Quale è la differenza tra il lavoro di un contabile e quello di una segretaria? Nessuna, ma il primo è riconosciuto, mentre il secondo non viene preso in considerazione.
Di mezzo non c'è solo un fatto economico, che significa eliminare dalle negoziazioni una buona quantità di persone che hanno lavorato nelle bananeras e che quindi dovranno essere indennizzate, ma bensì l'elemento molto più ideologico di dover riconoscere le donne come individui economici ed individui attivi della produzione.
E' un'assurdità considerare come secondario il lavoro che facevano le donne nella Empacadora, togliendo il casco di banane dalle borse inzuppate di veleno, separando le banane, togliendone i fiori, pulendole e lavandole, lavando i grembiuli che gli uomini utilizzavano per irrigare i campi di pesticida, perché si squalifica quel lavoro e allo stesso tempo, non si riconosce che in tutto il processo esisteva un contatto diretto con grosse quantità di residui del veleno.

Che responsabilità ha lo Stato nicaraguense in tutta questa situazione?
Lo Stato ha la responsabilità di proteggere gli interessi nazionali e non stiamo parlando in termini astratti, bensì degli interessi della cittadinanza che vive nel suo territorio. Nella Convenzione di Vienna del 1992, si è posta l'attenzione sul fatto che gli Stati possono essere responsabili di Omissione o di Commissione.
Questo si deve al fatto che negli anni precedenti, in tutta l'America Latina esistevano dittature militari e tutti i giorni le forze militari o di Sicurezza violavano i diritti della cittadinanza. La difesa dei diritti umani si focalizzava soprattutto su questi temi, perché lo Stato era il principale violatore dei diritti umani.
Ora il mondo è cambiato ed i diritti umani non vengono più visti solo in base a questi temi, ma anche nel verificare se lo Stato stabilisce regole che garantiscano la validità dei diritti umani delle persone.
Oggi lo Stato non può dire che erano lavoratori privati di un'impresa privata, perché deve assicurare che l'impresa privata rispetti le leggi del paese e che l'impresa privata debba agire nel rispetto dell'integrità personale delle persone che lavorano per lei. Se l'impresa privata introduce nel paese sostanze che sono tossiche, che avvelenano la gente e l'ecosistema, è anche responsabilità dello Stato, perché non sta proteggendo gli interessi della sua popolazione e del paese.
Ora la sua responsabilità è quella di garantire una giusta negoziazione.

Il Governo dice che non ha le risorse economiche per coinvolgersi direttamente in questo tema…
Dicono che non hanno i fondi necessari per pagare dei buoni avvocati e forse è vero, ma le negoziazioni si stanno sviluppando in Nicaragua e hanno l'obbligo di sostenere gli ex lavoratori e lavoratrici, perché non stiamo parlando solo di contratti di lavoro o di problemi salariali, ma del fatto che un'impresa ha rovinato la vita di migliaia di persone ed ha impedito loro di poter continuare a lavorare a causa delle malattie contratte.
Negli Stati Uniti sono famose le denunce per "mancato guadagno" o per "danni collaterali", cioè quando ad una persona viene causato un danno che le impedisce di continuare a lavorare e continuare a guadagnare. In questo caso, l'impresa deve restituire tutto quello che la persona non ha potuto guadagnare per l'impossibilità di lavorare, oltre ai danni diretti alla persona e alla famiglia.

Perché la Red si sta coinvolgendo direttamente in questa lotta?
Come dicevo prima, la relazione della Red de Mujeres contra la Violencia con i settori colpiti dai pesticidi va aldilà della semplice rivendicazione lavorativa e della denuncia contro le multinazionali. Credo che tutte queste persone siano la dimostrazione vivente del fallimento di questo Stato. La lotta degli uomini e delle donne del Nemagón e dell'Insufficienza Renale Cronica (IRC) è la dimostrazione del fallimento di questo Stato capitalista e neoliberista. Che questa famosa ed assurda democrazia è un fallimento.
Ci sono gli strumenti, ma lo Stato non esiste. Ho detto molte volte che il grande lascito dell'attuale Presidente della Repubblica, Ing. Enrique Bolaños, è quello di averci insegnato a vivere senza Presidente e senza governo e la gente del Nemagón è la dimostrazione che in Nicaragua è fallita la politica governativa, delle altre Istituzioni statali, del sindacalismo, dell'appoggio della classe operaia, dei partiti, della sinistra in generale.

Come interpretate il fatto che, in un caso così emblematico come quello del Nemagón, il maggior appoggio alla gente ammalata è venuto dalla società civile e della gente comune e non organizzata?
Questo è il tema centrale. È molto positivo che parte della società civile e della gente in generale si sia mobilitata, ma quello che ci preoccupa è il vuoto istituzionale del paese, che è anche l'espressione del sequestro delle Istituzioni dello Stato e della vita politica del paese.
Se uno osserva bene, durante tutti gli anni 90 fino ad oggi tutte le lotte sociali non sono servite per la gente, ma sono state manipolate con fini di partito. Ci sono esempi, come quello della lotta del settore Trasporti o degli studenti per il 6 per cento costituzionale. Si risolvono immediatamente, nonostante non abbiano la portata e la drammaticità della lotta degli ammalati del Nemagón e della IRC.

E questo perché, secondo Lei?
Perché le prime sono lotte sociali, preferisco non esprimere se giuste o ingiuste, che hanno risvolti e interessi di partito. Invece, la lotta delle persone del Nemagón ed IRC, non ha mai avuto una connotazione politica a favore di questo o quel partito o forza politica, perché è una vera lotta sociale, portata avanti dai suoi protagonisti, i quali non hanno mai permesso che li si manipolasse.
È il vuoto istituzionale ed è la dimostrazione del sequestro politico che esiste in Nicaragua.
Per questo motivo, la nostra alleanza con questi settori è soprattutto strategica, va molto più a fondo e siamo convinte che oramai non vale nemmeno la pena cercare di dialogare o tentare accordi con ministri o deputati della Asamblea Nacional, ma che l'unica soluzione sia quella di aprire a calci il sistema politico.

E come pensate di farlo?
A novembre ci saranno le elezioni presidenziali e questa volta saranno elezioni molto importanti.
Per la prima volta non sarà un fatto solo congiunturale. Se riusciremo ad aprire un po' lo spazio politico, avremo l'occasione di poter lavorare con più effettività.
Per questo motivo abbiamo questa sintonia con gli ammalati ed ammalate del Nemagón ed IRC ed è per questo che credo anche che non si debbano firmare accordi o fare alleanze con tutte le forze politiche.

Nell'intervento del Segretario della Regionale Latinoamericana della UITA, Gerardo Iglesias, si toccava il tema molto importante della mancanza delle Centrali sindacali nel processo di sostegno concreto alle persone colpite dal Nemagón. A cosa lo imputa?
La verità è che non esiste un lavoro indipendente ed anche questi settori sono sequestrati.
Tutte le organizzazioni sindacali sono affiliate a forze politiche ed anche loro hanno contribuito al fatto che negli ultimi 16 anni la lotta sociale non sia servita per la gente ed affinché si ridistribuisca la ricchezza. Sono state complici del fatto di aver manipolato a favore di partiti queste lotte sociali.
Perché qui non ha funzionato la lotta contro il Trattato di Libero Commercio (Cafta) ed invece è riuscita in Costa Rica? Perché in Costa Rica la lotta è stata portata avanti e gestita dalla società civile, mentre qui è stata manipolata dai partiti.

Si potrebbe fare un parallelismo tra la situazione generale delle donne in Nicaragua e quella delle ammalate per il Nemagón?
Ovviamente che si può. Le donne non esistono. Hanno responsabilità ed hanno ruoli e non possono uscire da questi stereotipi.
Quando nel 1998 il Nicaragua soffrì l'impatto dell'Uragano Mitch, mi ricordo che tutti chiamavano i mezzi di comunicazione, le organizzazioni sociali, le istituzioni per chiedere aiuto. Chiedevano cibo, vestiti, coperte, medicine, ma nessuno chiedeva pannolini, assorbenti, prodotti per l'igiene intima e pomate per i funghi vaginali.
Questo era quello di cui le donne avevano bisogno, perché dovevano curare i bambini, continuavano ad avere il loro ciclo mestruale e attraversando i fiumi e le zone inondate, venivano attaccate da questo tipo di funghi, ma nessuno ci pensava. Questo continua a succedere in tutti gli ambiti della vita quotidiana.
C'è un altro tema emblematico come ad esempio l'aborto. Perché non è legalizzato in Nicaragua? Perché le donne sono obbligate a partorire. Questa è la loro funzione.
Relazionato con tutto questo, ci sono i casi di suicidio delle adolescenti che restano incinta. E perché restano incinta? Perché non esiste una buona educazione sessuale, perché c'è un'enorme quantità di miti, come quello della Chiesa che dice che l'unica prevenzione è l'astinenza sessuale e questo in un paese dove è dimostrato che la vita sessuale inizia molto precocemente. Ci sono altri temi come quello della morte materno-infantile e dell'AIDS.
Sono verità laceranti di questa società, ma la donna continua a non esistere. Ogni anno ci sono più di 50 donne assassinate e nessuno se ne preoccupa.
La situazione degli ammalati del Nemagón è ancora più difficile.
Da una parte non sono garantiti i diritti per gli uomini e per le donne e dall'altra, in questo contesto risulta ancora più grave la situazione per le donne ammalate, in quanto soffrono le conseguenze dirette ed indirette del contagio ed anche della loro condizione di donne.
La donna deve produrre, ma contemporaneamente deve curare quelli che sono malati e che non sono più produttivi. L'intero peso psicologico ed emozionale ricade sulla donna e quando è la donna che crolla e si scompensa, con lei cade tutta la famiglia. Questo non succede quando a crollare è l'uomo, perché c'è sempre una donna che si carica sulle proprie spalle il peso della famiglia.

La Red ha annunciato che presenterà il caso delle donne del Nemagón alla Commissione Interamericana di Diritti umani (CIDH). Per quando è previsto?
Abbiamo proposto di presentare il caso, in tutta la sua dimensione, nell'Assemblea Regionale della CIDH. Per fare questo bisogna lavorare molto e studiare tutte le Convenzioni firmate dallo Stato del Nicaragua a livello mondiale. Un esempio è la "Convenzione per l'Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro la Donna", firmata dal Nicaragua. In questa Convenzione appaiono capitoli sulle donne lavoratrici e sulle responsabilità degli Stati e delle imprese private. Bisognerebbe studiare e vedere che tipo di responsabilità prevede.
La CIDH sta convocando due sessioni all'anno e cercheremo risorse economiche affinché una persona si occupi esclusivamente di questo tema, prepari tutto il lavoro giuridico e riveda tutti gli aspetti che hanno a che vedere con il caso. È un lavoro enorme e speriamo di poterlo presentare ed avere una risoluzione tra sei mesi.

Note:

Testo in spagnolo per SIREL su www.rel-uita.org

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