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Il governo Uribe si caratterizza per le privatizzazioni selvagge.

Colombia, un paese in vendita

Il paese andino si è trasformato in una sorta di enorme centro commerciale dove tutto viene messo all’asta a vantaggio delle imprese straniere.

8 settembre 2006 - David Lifodi

Gas, petrolio, telecomunicazioni, istruzione e sanità ormai in Colombia sono diventate merci da vendere al miglior offerente a causa delle politiche di privatizzazione messe in pratica dal presidente Uribe durante il suo mandato precedente e adesso ulteriormente aumentate in seguito alla sua elezione. Il paese andino si è trasformato in una sorta di enorme centro commerciale dove tutto viene messo all'asta a vantaggio delle imprese straniere.
I colombiani hanno avuto la conferma delle privatizzazioni selvagge la scorsa settimana, quando l'impresa svizzera Glencore International ha acquistato il 51% delle azioni della raffineria statale colombiana Ecopetrol (Empresa Colombiana de Petroleòs, situata a Cartagena) al costo di 630 milioni di dollari, superiore di appena 5 milioni all'offerta minima d'acquisto, mentre si intravede già all'orizzonte la concreta possibilità che all'Empresa Colombiana de Gas sia riservata la stessa sorte. "Le privatizzazioni servono a Uribe per favorire i suoi interessi e le sue amicizie" – ha denunciato il senatore dell'opposizione Jorge Robledo (Polo Democratico Alternativo), ricordando come tutta la carriera politica di Uribe sia stata finalizzata allo scopo di favorire l'ingresso del capitale straniero nel paese. Già durante gli anni in cui era governatore della provincia di Antiochia, dal 1995 al 1997, Uribe aveva dato prova delle sue intenzioni privatizzando l'Empresa de Obras Publicas Departementales, la cui funzione principale, quella della riparazione delle strade, fu trasferita interamente al settore privato, in particolare al consorzio svizzero colombiano Sociedad Concessionaria Operadora Internacional, specializzata nelle grandi opere e per questo incaricata dal presidente in persona di occuparsi di modernizzare l'aeroporto El Dorado di Bogotà. La lunga lista delle vendite di Uribe prosegue con la cessione del 98% delle azioni della Banca Granahorrar (una tra le più antiche) al Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Bbva), istituto di credito spagnolo, per 412 milioni di dollari.
La stessa vendita di Telecom nell'aprile di quest'anno alla spagnola Telefonica Internacional SA, basata sul convincimento che la telefonia mobile avrebbe preso sempre più piede nel paese a scapito di quella fissa, ha condotto il paese ad un salto di qualità in campo economico e finanziario secondo il governo,talmente convinto della sua linea da spingersi addirittura ad affrettare la privatizzazione di Ecogas, che trasporta il gas naturale in tutto il paese attraverso una rete di gasdotti lunga 3644 chilometri.
Non sono solo i rappresentanti del Polo Democratico a protestare contro le politiche iperliberiste di Uribe. Di recente hanno protestato anche i sindacati dei maestri delle scuole pubbliche (riuniti nella Federacion Colombiana de Educadores), secondo i quali Uribe "ha dato luogo ad una controriforma nel settore della pubblica istruzione allo scopo dichiarato di ridurre i finanziamenti pubblici", e i lavoratori dell'Instituto de los Seguros Sociales (Iss), da anni in crisi e che adesso sarà diviso per volontà del ministro della sanità Palacio in tre aree separate: una dedicata all'ambito medico, una relativa al sistema pensionistico ed una terza destinata ad occuparsi della sicurezza sul lavoro. La chiusura del sistema statale radiotelevisivo, adesso fuso in un unico organismo denominato Radio Televisiòn Nacional de Colombia, ha seguito proprio la stessa traiettoria dell’Instituto de los Seguros Sociales.
Infine il governo continua a difendere anche il "Plan Colombia", nato ufficialmente per combattere la diffusione della droga nel paese con il sostegno degli Stati Uniti e in realtà copertura della guerra sporca condotta dal governo contro guerriglieri, sindacalisti, attivisti dei diritti umani e tutte le organizzazioni popolari colombiane. Adesso è stato addirittura l'autorevole New York Times a definire il Plan Colombia un fallimento, scatenando la prevedibile reazione del governo colombiano, anche se due dati emergono agli occhi di tutti: la guerriglia continua ad essere padrone di alcune zone del paese e il problema della coca non è stato risolto.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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