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La vita a Guaribas, prima e dopo «Fame zero»

Per gli abitanti delle zone più povere del paese il programma «Fame zero» varato da Lula ha voluto dire il ritorno alla vita. Tutti devono riconoscerlo ed è per questo che nelle aree interne del Nordeste il voto per il presidente uscente sarà intorno al 70 per cento
30 settembre 2006 - M.M.
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Oggi la torre dell'acqua a cinque piani sulla collina è la prima cosa che si vede entrando a Guaribas. Prima, per generazioni, le donne di quel miserabile villaggio di 5 mila abitanti perduto nel semiarido nordestino dello stato di Paiuí, dovevano fare chilometri ogni giorno per andare alla fonte più vicina, il più delle volte inutilmente, per cercar l'acqua. Prima vuol dire prima di Lula.
A Guaribas, scelto tre anni fa come luogo-simbolo della povertà e dell'esclusione in Brasile per l'avvio del programma «Fame Zero», non ci sono più file per l'acqua; ora l'unica fila, una volta al mese, è davanti al municipio per prendere i 65 reaisdel piano «Bolsa Famiglia». 24 o 25 euro mensili sono pochissimi ma bastano per non morire più di fame, perché anche il prezzo dell' arroz e feijão- riso e fagioli - in questi tre anni è calato e bastano per mettere in moto un embrione di vita economica e sociale: in paese ora ci sono una farmacia, due negozi di abbigliamento, due barbieri, due pseudo-hotel. Molti dei bambini di Guaribas non hanno più la pancia gonfia tipica della fame, anche se dovranno passare generazioni prima che possano diventare alti come quelli delle zone ricche del paese. Ora vanno a scuola, perché altrimenti le loro famiglie perdono il diritto al sussidio - dandosi il cambio con genitori e nonni, per il 60% analfabeti, nei programmi di alfabetizzazione - e sono, più o meno regolarmente, vaccinati.
Nelle strade polverose delle tante Guaribas del Brasile, l'unica faccia che si vede sui manifesti che richiamano le elezioni di domani è quella di Lula. Uno che è partito da piccolo da un posto come questo nel Pernambuco, uno allevato da una madre analfabeta. Uno che ha la faccia come la loro, non i lineamenti raffinati e colti da Opus Dei. Come Alkmin, che è un uomo dell'Opus Dei e che nonostante critichi aspramente Lula - come molti altri e non senza ragioni - non ha potuto fare altro che impegnarsi a mantenere «Fame Zero» nel caso fosse lui a diventare presidente.
Ma questo impegno non gli farà vincere le elezioni di domani e non scalfirà la fede - perché di fede si tratta - dei nordestini e dei poveri, che in Brasile sono più di 60 milioni, in Lula. « Lula de novo, com a força do povo», sta scritto su un manifesto a Guaribas. C'è chi prevede che intorno al 70% del nord-est voterà per Lula. E si capisce perché.
«Fame Zero» era ed è il cavallo di battaglia di Lula nella vittoriosa campagna elettorale del 2002. La sua maggior ambizione, disse, era che i 50-60 milioni di poveri del Brasile riuscissero a «mangiare tre volte al giorno». E presto, «perché la fame ha fretta». Alla fine del 2003, dopo un inizio difficile e piuttosto confuso, decise di unificare tutti i diversi programmi nella «Bolsa Familia»: lì dentro andavano i singoli piani di attacco alla povertà: il « Vale Gas», la « Bolsa Escola», la « Bolsa Alimetação», tutti bonus che sarebbero stati pagati con un'unica «carta» mensile con l'obiettivo di raggiungere 11,6 milioni di famiglie, più di 50 milioni di persone, entro il 2006. Famiglie con entrate mensili sotto i 100 reais, 35 o 36 euro.
Alcuni di questi programmi erano stati lanciati dal suo predecessore, il «socialdemocratico» Fernando Henrique Cardoso. Ma erano briciole. Lula in meno di quattro anni ha raddoppiato il totale dei finanziamenti rispetto a Cardoso. Nel 2005 furono 5,6 miliardi di reais, intorno a 2 miliardi di euro. Nonostante la politica di rigore fondomentarista e senza aumentare le imposte. Attualmente il governo spende 260 milioni di euro al mese.
Non tutto è filato liscio, ci sono state disfunzioni, errori, qualche episodio di corruzione (inevitabile), qualche furbizia politico-partitista. Alla fine del 2004, frei Betto, il dominicano che era il principale consigliere di Lula su «Fame Zero», se n'è andato silenziosamente ma non troppo (e questo non gli è stato perdonato).
Ma il programma è andato avanti. E la Banca Mondiale, pur diretta dal quel mefitico personaggio che è l'ex vice-segretario di stato americano Paul Wolfowitz, nel dicembre scorso, confermando il suo contributo di 572 milioni di dollari, ha certificato che «nonostante il programma sia relativamente giovane, qualche risultato già si vede, fra cui: migliore efficienza, positivo impatto sull'economia locale, più precisa identificazione di chi ne è destinatario, contributo al miglioramento dell'educazione, risultati sulla crescita dei bambini e sull'alimentazione».
Non è una rivoluzione, si poteva fare di più e di meglio, meno assistenzialismo e più interventi strutturali. Ma solo una domanda: perché gli altri prima di Lula non ci hanno mai pensato e non hanno mai fatto niente?

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