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La borghesia ha voluto il secondo turno. Ora il popolo deve stringersi intorno a Lula.

Nonostante sia un critico duro di quel che gran parte della sinistra brasiliana ha considerato deviazioni programmatiche del governo Lula, l’economista João Pedro Stédile, membro del coordinamento nazionale del MST avverte: quello che è in gioco ora è il progetto politico per il paese.
9 ottobre 2006 - Verena Glass - Carta Maior

SÃO PAULO - Il MST e soprattutto João Pedro Stédile, al di là dei legami storici con il PT, non possono essere accusati di condiscendenza con il governo Lula. Nei quattro ultimi anni, le occupazioni di terra e le azioni del MST sono raddoppiate, sono venute dal movimento alcune delle critiche più dure alla politica economica del ministro Palocci e, mentre il movimento sindacale e studentesco si erano esposti in una difesa incondizionata della rielezione del presidente, il MST era stato silenzioso. E lo è stato fino ad ora.

Di fronte a questo secondo turno – dopo che Lula è andato nel primo turno vicinissimo alla vittoria – quel che sta in gioco, valuta Stédile, più che i nomi di Lula e Alkmin, sono due diversi progetti per il paese. E quello rappresentato dal candidato del partito di Cardoso non piace assolutamente ai movimenti sociali. Questo porta automaticamente alla mobilitazione delle forze popolari in una battaglia per la rielezione di Lula.

Carta Maior – Con il secondo turno, ci sono due opzioni per il paese: Lula o Alkmin. Che cosa è in gioco ora? Due visioni diverse della politica, due progetti distinti per il paese, una prospettiva diversa, a seconda di chi vince, per lo sviluppo delle lotte sociali?

João Pedro Stédile Ritengo che non si tratti, in questo momento, di giudicare qual è il nome migliore. Si tratta di valutare quale progetto interessa al popolo brasiliano. Quel che è in gioco, ora, è se le forze del capitale finanziario, alleato del capitale internazionale e le elite brasiliane consolideranno il loro progetto o no. Alkmin rappresenta la ripresa del potere da parte delle classi dominanti, per realizzare in forma egemonica il modello neoliberista. Sarebbe una grande sconfitta per la classe lavoratrice e per il popolo brasiliano. Lula rappresenta una composizione di forze sociali, all’interno della quale ci sono anche settori delle oligarchie e della borghesia brasiliana. Ma rappresenta anche la possibilità di transizione verso un progetto di sviluppo nazionale. Per questo non ho dubbi. Dobbiamo sconfiggere la candidatura di Alkmin. Di fronte alle lotte sociali, tutti conoscono l’atteggiamento delle elite brasiliane: hanno sempre trattato il popolo, a partire dal colonialismo con il capitão do mato (quello che guidava le bande che andavano a cercare gli schiavi fuggitivi, ndt), sulla base della repressione.

CM Nella campagna per il primo turno c’è stata una ripresa del discorso conservatore, che, a volte, si è nitidamente caratterizzato come lotta di classe. Allo stesso tempo, si è discusso poco dei progetti concreti delle diverse candidature che avrebbero reso più chiare le differenze. Come valuta questo fenomeno?

JPS – Lo scontro reale tra i progetti politici avviene nella società e siccome siamo una società di classi e estremamente diseguale e ingiusta, è evidente che i progetti devono rappresentare interessi di classe. Quando non li rappresentano o si confondono, il processo elettorale diventa soltanto una disputa per rivestire delle cariche o tra gruppi. Guardi la situazione in cui viviamo. Al primo turno non c’è stato dibattito e, in pratica, le candidature non hanno sostenuto progetti. Ma la borghesia brasiliana non è venuta meno ed ha agito. E’ stata la classe dominante che, alla fine, ha dato un carattere di classe alla campagna e si è unificata intorno alla candidatura di Alkmin, quando hanno capito che avrebbero potuto sconfiggere Lula. E’ stato questo cambiamento e la coscienza di classe della borghesia che ha costretto al secondo turno e, allo stesso tempo, ha trasformato la campagna del secondo turno in una campagna completamente diversa da quello del primo: ora le candidature rappresentano progetti di classe, anche se molto generici. La borghesia si unificherà intorno ad Alkmin e la classe lavoratrice, il popolo, deve unificarsi intorno a Lula, indipendentemente dalle sue proposte

CM - Il MST, al contrario di altre organizzazioni come la CUT e l’Unione degli Studenti (UNE), non si è pronunciato pubblicamente a sostegno della candidatura di Lula al primo turno....

JPS - Il MST ha come principio quello di mantenere l’autonomia in relazione ai partiti, al governo, allo Stato, alle chiese. Questo significa che, come organizzazione, non prendiamo decisioni partitiche o elettorali. Ma come militanti sociali abbiamo l’obbligo di partecipare attivamente alla politica brasiliana, di agire in politica. L’immensa maggioranza della nostra base e dei nostri militanti ha partecipato e ha optato individualmente per la candidatura di Lula nel primo turno. La caratteristica di queste elezioni, almeno nel primo turno, è stata una condizione di generale sbigottimento di fronte alla mancanza di una discussione sui progetti. E una delle cause di questo immobilismo è la forma in cui è stata portata avanti la campagna di Lula: sono di nuovo stati privilegiati i pubblicitari, la televisione e non è stata stimolata la partecipazione della militanza sociale. Per questo, pochissimi militanti dei movimenti sociali e anche dei partiti hanno partecipato attivamente a questa campagna.

CM – Quale sarebbe l’atteggiamento del MST di fronte a un possibile secondo mandato di Lula? Il Movimento presenterà proposte o domande di carattere programmatico? E quale sarebbe la strategia del MST nel caso fosse eletto Alkmin? Come valuta questa possibilità?

JPS – Non voglio entrare nella prospettiva di una vittoria di Alkmin anche se ha delle possibilità reali. Ma credo che le forze popolari della società brasiliana, che sono ampiamente maggioritarie, non vogliono il ritorno del neoliberismo puro. Quindi, penso che il rapporto di forze nella società ci favorisce, nonostante gli errori della campagna di Lula e i pochi passi avanti che abbiamo avuto durante il primo mandato. Di fronte ad altri quattro anni di governo Lula, il MST manterrà la sua autonomia, come l’abbiamo mantenuta durante il primo mandato. L’opinione pubblica e la stampa sono testimoni che abbiamo accresciuto molto le mobilitazioni nelle campagne, sono testimoni delle nostre critiche alla politica economica del governo e alla timidezza del processo di riforma agraria. La stessa destra ha rimproverato il governo perchè non reprimeva le nostre lotte. Il nostro ruolo è continuare ad organizzare il popolo perchè sia cosciente, si mobiliti e lotti. Naturalmente esporremo le nostre proposte di riforma agraria e di cambiamento del modello economico. Faremo il nostro congresso nazionale all’inizio del 2007 e in questa occasione presenteremo le nostre richieste. Stiamo discutendo queste proposte nella nostra base dalla seconda metà di quest’anno

CM Con l’avvento dei governi progressisti in America latina, i movimenti sociali, e in particolare Via Campesina, della quale il MST fa parte, hanno approfondito il dibattito sulle relazioni internazionali e l’integrazione della regione, dal punto di vista della società civile. Come vede le due possibili opzioni di governo in relazione a quest’area?

JPS – Alkmin sarebbe il ritorno dell’egemonia del governo USA sull’America latina. Ora, il continente sta attraversando un processo di transizione e, in quasi tutte le elezioni, il popolo ha votato candidati antineoliberisti. Questo ha generato tre gruppi di governi: un gruppo di sinistra (Venezuela, Bolivia e Cuba), un gruppo di governi a carattere moderato ma in transizione dal neoliberismo, e che si scontra puntualmente con la politica USA (Brasile, Argentina, Uruguai, Perù e Equador), e il gruppo dei paesi fedeli alleati degli USA (Cile, Paraguai e Colombia). Una vittoria di Alkmin porterebbe a uno squilibrio a favore degli USA con l’ingresso del Brasile nel gruppo degli alleati servili.

CM – Come valuta la sinistra brasiliana oggi e quali sono, secondo lei, le sue prospettive? Esiste un qualche “colpevole” per la situazione in cui oggi si trova? Cosa servirebbe perchè crescesse, soprattutto di fronte al rafforzamento del conservatorismo dello scenario politico uscito da queste elezioni?

JPS – Prima di tutto, la nostra valutazione è che non ci sono state grandi variazioni nel rapporto tra le forze politiche in queste elezioni. Penso che il quadro sia restato lo stesso. I conservatori sono andati avanti con l’elezione di alcuni governatori e senatori, ma le forze popolari hanno avuto vittorie importanti a Bahia, ne potranno avere ancora in Paraná, Rio Grande do sul, Pernambuco e Pará. Alla Camera si è mantenuto lo stesso rapporto di forze.
In secondo luogo, c’è un contesto storico molto sfavorevole per la classe lavoratrice e la sinistra in genere, in questo periodo. In breve, i 15 anni di neoliberismo che abbiamo avuto hanno rappresentato una gravissima sconfitta degli interessi popolari. E hanno modificato le classi e l’economia nazionale. Abbiamo eletto Lula per sconfiggere il neolibersimo ma non è stato sufficiente. I movimenti di massa attraversano una fase di riflusso e la sinistra in genere vive una crisi ideologica, di valori, di pratica politica. E c’è un rapporto di forze molto sfavorevole nell’uso dei media, nelle università e nel potere dello Stato e tutto questo opera contro il popolo, contro i lavoratori. Come superare questo quadro storico sfavorevole? Non sarà una elezione nè una formula miracolosa, sarà un lungo lavoro, che esige pazienza storica, che potrà riunire forze popolari intorno a un nuovo progetto per il paese. E per questo c’è bisogno di riprendere il lavoro di base, di formare militanti, di avere i nostri mezzi di comunicazione e stimolare ogni tipo di lotte sociali, in modo particolare con il coinvolgimento della gioventù delle città. Perchè da tutto questo scaturisca un nuovo periodo storico di ripresa del movimento delle masse, come è accaduto negli anni dal 1945 al 1964, dal 1978 al 1989. In questo modo si altera il rapporto di forze e la sinistra potrà avanzare. Per questo, perchè sia possibile superare queste sfide, il compito principale è sconfiggere la destra, sconfiggere la candidatura di Alkmin, perchè la sua vittoria rappresenterebbe un prolungamento di questo periodo sfavorevole.

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