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Così bruciò il partito indigeno

Il colonnello Gutierrez aveva appoggiato l'ennesimo moto di piazza e i fortissimi gruppi indigeni ecuadoriani in cambio lo appoggiarono alle elezioni. Ma vennero traditi. E nel rogo di quel governo finì in cenere anche uno tra i più forti movimenti latinoamericani
26 novembre 2006
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Il colonnello Lucio Gutierrez è l'uomo che ha acceso, fatto crescere e poi carbonizzato senza pietà le speranze e i consensi popolari di quello che era uno dei più forti movimenti politici indigeni organizzati in America latina: il movimento ecuadoriano Pachakutik.
In un'intensa stagione di rivolgimento, l'Ecuador aveva cacciato a suon di proteste popolari una serie di presidenti: dal loco Abdalà Bucaram fino a Jamil Mahuad, nel Duemila. Quell'anno il colonnello Gutierrez appoggiò con le sue truppe l'ennesimo moto di piazza guidato dai movimenti indigeni ed entrò a forza nel palazzo della presidenza, formando un triumvirato d'emergenza insieme all'allora presidente della Conaie (la confederazione di movimenti indigeni) Antonio Vargas e all'ex giudice della Corte suprema Carlos Solórzano. Ma il triumvirato non ottenne il riconoscimento internazionale le forze armate ripresero il controllo e il vicepresidente Gustavo Noboa (parente dell'Alvaro Noboa di adesso) fu nominato presidente. Due anni dopo, le elezioni: grazie a un'alleanza strategica con il movimento indigeno Pachakutik, Gutierrez viene eletto presidente e vince il ballottaggio contro Alvaro Noboa, lo stesso Noboa di adesso. E' l'inizio della grande speranza. Ma dopo due anni di governo in coalizione con i partiti di sinistra Gutierrez smembra l'alleanza, si allea con Noboa, scioglie la Corte suprema e cancella con un colpo di spugna i processi che tenevo in esilio gli ex presidenti Bucaram e Gustavo Noboa, i quali tornano dall'esilio. E' la goccia che fa traboccare un vaso riempito per tre anni, dal 2002 al 2005, in cui Gutierrez si avvicina sempre di piu alle politiche economiche degli Stati uniti, comincia a contrattare il Trattato di libero commercio (Tlc) con Washington, appoggia lo sfruttamento petrolifero intensivo della regione amazzonica. Un esempio fra tutti: nel 2003 Gutierrez aprì manu militari la strada alla compagnia petrolifera Cgc perchè potesse entrare nel suo territorio di concessione, il «bloque 23» di Sarayaku, la cui comunità indigena, difendendosi anche in tribunale, da 10 anni rifiutava l'entrata della multinazionale. Altro moto di piazza e altra fuga: nell'aprile 2005 Gutierrez si rifugia nell'ambasciata del Brasile e un blitz notturno della polizia ecuadoriana gli permette di raggiungere l'aeroporto incappucciato in un passamontagna e fuggire a Brasilia.
In questa prima tornata elettorale Lucio Gutierrez si è ripresentanto come candidato, non di persona ma con il nome del fratello Gilmar e il loro Partito della Società Patriottica (Psp). Hanno ottenuto il terzo posto con il 17.42% e la presenza del Psp farà da ago della bilancia in mollti ambiti. I fratelli Gutierrez hanno apertamente dichiarato di volersi alleare con il Prian di Alvaro Noboa, a prescindere che vinca o meno, e con lui serreranno le fila del cordone conservatore di destra nel Congresso.

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