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Scoperto tentativo di frode dell'avversario Noboa

Ecuador: la popolazione "elige" il chavista Correa

L'affermazione elettorale di Correa rappresenta un messaggio chiaro della volontà popolare contro il Trattato di Libero Commercio.

28 novembre 2006 - David Lifodi

Al termine di una contesa elettorale incerta, in cui le previsioni erano state più svolte smentite fin dal primo turno di un mese fa, Rafael Correa, del Movimento Alianza Paìs, ha vinto le presidenziali in Ecuador con circa il 13% dei voti ottenuti in più rispetto all'imprenditore miliardario nel settore bananiero Noboa.
Al primo turno, che tutti ritenevano fosse quasi una formalità per Correa, si era imposto con il 4% di vantaggio il candidato del Prian Noboa ed aveva destato molto scalpore il misero risultato raggiunto dal leader della Conaie Macas, che non era riuscito a raggranellare più del 2% nonostante proprio gli indigeni abbiano giocato un ruolo fondamentale nel costringere l'ex presidente Palacio a non scendere a patti con la multinazionale petrolifera Oxy e a non firmare il Trattato di Libero Commercio.
In soli 6 anni in Ecuador sono stati rovesciati tre presidenti. Prima del breve periodo di interregno di Palacios, era stata la volta di Gutierrez. Gutierrez, arrivato al potere nel 2003 dopo aver vinto le elezioni con il beneplacito degli Stati Uniti che inizialmente hanno contribuito a costruire ad arte la sua immagine come presidente che difendeva gli interessi degli indios prima di essere rovesciato dalla stessa Conaie, che in breve tempo ha capito di andare incontro verso un vero e proprio tradimento.
Appena avuta la sicurezza della vittoria Rafael Correa, noto per la sua vicinanza alle posizioni chaviste, ha dichiarato di voler rinegoziare i contratti con le multinazionali petrolifere e ha promesso di convocare presto un'Assemblea Costituente sull'esempio di Morales in Bolivia, che peraltro sta trovando alcune difficoltà per il continuo ostruzionismo dei dipartimenti "separatisti" capitanati da quello di Santa Cruz. Il successo di Correa ha acceso l'entusiasmo dei movimenti contadini, ad esempio la Coordinadora Nacional Campesina ha sottolineato il proprio sollievo perché "l'affermazione elettorale di Rafael rappresenta un messaggio chiaro della volontà popolare contro il Trattato di Libero Commercio".
Ex ministro dell'economia, Correa avrà un compito non facile poiché il suo margine di manovra sarà contrastato in tutti i modi dal Prian, che può comunque disporre della maggioranza dei seggi in parlamento, e di cosa sia capace l'opposizione, che vuole trasformare il paese in una zona franca ultraliberista, gli ecuadoriani ne hanno già avuto una prova appena terminato lo spoglio elettorale.
Quello che sul nodo ecuadoriano di Indymedia era definito come "rappresentante di sfruttamento, ingiustizia, discriminazione, povertà, disoccupazione", cioè Noboa, dalla sua sede di Guayaquil si è affrettato a denunciare brogli e a non riconoscere il vincitore. In realtà, sia Indymedia Ecuador che Telesur hanno ribadito che l'Ecuador rischiava di fare la fine del Messico (dove la destra di Calderon alla fine si è imposta scippando la vittoria a Lopez Obrador con irregolarità di ogni tipo): sostenitori di Correa hanno manifestato di fronte al Tribunale della provincia di Guayas, presieduto da un parente di Noboa, nel timore di brogli, mentre nella provincia di Azuay durante le operazioni di voto la polizia ha arrestato persone dell'entourage di Noboa che offrivano dollari in cambio della preferenza al candidato di destra. Sempre a urne aperte Radio Splendid ha denunciato il tentativo di comprare il voto degli indigeni per Noboa offrendo loro sacchi di farina.
La speranza dell'Ecuador si riflette nella vicinanza di Correa a Chavez, che potrebbe significare la costruzione di un asse andino inespugnabile agli occhi degli Stati Uniti, con numerose dichiarazioni di "preoccupazione" di diplomatici americani che stanno dando corda a Noboa nel dichiarare presunti brogli, che vengono puntualmente denunciati solo in occasione di successi di candidati giudicati ostili dalla Casa Bianca.
Nel frattempo circolano già le prime indiscrezioni sui ministri: sembra probabile che a Patino vada il dicastero dell'Economia, che ha già fatto capire di voler investire molto più del precedente governo sulle politiche sociali, mentre Alberto Acosta sarebbe vicino al ministero dell'Energia.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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