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Cile: Processo alla Multinazionale Mineraria Barrick Gold Corporation

3 dicembre 2006
Fonte: OLCA

Conflitti Ambientali) 25 novembre 2006.
Processo alla Multinazionale Mineraria: Il caso della Barrick Gold Corporation in America Latina (Cile, Perù e Argentina). Sentenza.
 
II Social Forum del Cile.
Santiago del Cile, 25 novembre 2006.
 
Dopo aver ascoltato gli argomenti dell’accusa e della difesa, e le testimonianze della società civile e delle comunità indigene argentine, cilene e peruviane, i giudici hanno elaborato il verdetto e la sentenza del processo.
 
VERDETTO – SENTENZA:
Il Tribunale Pubblico formatosi contro la compagnia multinazionale mineraria Barrick Gold Corporation, per giudicare le conseguenze dei suoi comportamenti sul piano ambientale, sociale, culturale ed economico sugli ecosistemi, le comunità e i popoli argentini, cileni e peruviani, secondo richiesta dei movimenti sociali, principalmente organizzazioni e reti di contadini, piccoli produttori e cittadini
 
VISTI:
 
Considerati i fatti menzionati, in data 25 novembre 2006, nel secondo Social Forum del Cile, dove sono comparse le Parti, la Società Mineraria Barrick Golden Corporation, e il pubblico ministero Javier Rodríguez Pardo, in rappresentanza delle comunità lese e dei cittadini organizzati dell’Argentina, del Cile e del Perù, che vengono a sollecitare che si condanni la parte accusata all’espulsione dai territori dell’Argentina, del Cile e del Perù, condannando alla stessa pena tutte le multinazionali di sfruttamento minerario che stanno attuando in forma simile nei territori succitati.
 
Che notificata legalmente la domanda, giustificata l’assenza in questo processo, e considerando questo tribunale le norme del processo, è stato designato come avvocato della difesa Jaime Gallardo Gallardo, che ricevuta la notifica, assume la difesa della parte imputata.

CONSIDERANDO:

La richiesta iniziale del Pubblico Ministero Javier Rodríguez Pardo, quanto argomentato dalla difesa e la dichiarazione dei testimoni del Perù, dell’Argentina e del Cile, questo tribunale considera che la società di sfruttamento minerario Barrick Gold Corporation, commette danni ambientali irreversibili e impatti economici e sociali irrecuperabili nelle località di Ancash, Condorhuain, Chilecito, Famatina e Pascua-Lama, trattandosi di comunità tradizionali, piccoli e medi produttori, ecosistemi estremamente fragili e di risorse naturali che, in quanto beni comuni e non rinnovabili, si distruggono e si esauriscono nel presente, senza perciò essere più disponibili per le future generazioni di cittadini argentini, cileni e peruviani.

Che l’impatto ambientale si verifica per l’uso indiscriminato del metodo estrattivo utilizzato, per cui questo Tribunale non ha dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di estrazione mineraria di carattere multinazionale, che rende obsoleti i vecchi concetti minerari, passando ad utilizzare esplosioni e lisciviazioni, con un intenso uso di energia e di acqua, insieme all’utilizzo di vari componenti tossici, che distruggono bacini acquiferi fondamentali per la vita, l’attività umana e produttiva nelle zone che subiscono l’impatto della multinazionale mineraria.

Che questo sistema di sfruttamento minerario a cielo aperto, è un tipo di sfruttamento minerario creato appositamente per l’estrazione indiscriminata dei minerali che si trovano attualmente distribuiti lungo le chilometriche estensioni della cordigliera, territori proprietà delle comunità contadine ancestrali e dei produttori agroittici, molti dei quali sono stati costretti ad andare via. Senza poi considerare importanti trattati internazionali, come il Trattato 169 dell’OIT (Organizzazione Mondiale del Lavoro).

Che per questa ragione, gli innumerevoli danni che si producono nell’estrazione di questi minerali ogni volta di minor purezza, non rispettano la fragilità e la complessità degli alti bacini idrici, “vere e proprie fabbriche d’acqua”, cioè della nostra Cordigliera delle Ande, dei settori pre-cordiglieri e delle loro falde, dove si trova più dell’80% dei minerali che in questo momento causano un simile danno ai nostri territori.
 
Che i popoli dell’Argentina, del Cile e del Perù si trovano sottomessi a un feroce esproprio dei loro territori, e devono contemporaneamente affrontare gravi problemi ambientali, che se non vengono immediatamente bloccati, provocheranno che le generazioni future di questi paesi non potranno esercitare il proprio diritto a un livello di vita adeguato, riconosciuto dal Diritto Internazionale dei Diritti Umani, perché non vengono applicati i concetti di precauzione, ecosistema, sviluppo sostenibile e equità sociale, generando un esodo delle comunità vicine ai luoghi dell’estrazione.
 
Che le esperienze provenienti da altre latitudini del pianeta e dell’America Latina in cui la Barrick Gold Corporation ha realizzato e realizza questo tipo di operazioni sono simili: ottenere il maggior profitto possibile nel minor tempo possibile, agendo su un livello doppio, nelle Borse Internazionali del Commercio e nella vendita dei minerali che si estraggono grazie a delle leggi nazionali permissive e a dichiarazioni giurate basate su fatti falsi.
 
Che insieme ai minerali dichiarati, vengono estratti anche altri minerali non dichiarati, come le cosiddette “terre rare”, minerali importanti e strategici necessari per la moderna cibernetica, l’alta tecnologia e le attività spaziali.
 
Che si segnala che la Barrick Gold Corporation compie dei severi attentati contro i popoli indigeni delle zone dove utilizza questi procedimenti, causando una vera e propria diaspora di queste popolazioni, generando maggiore povertà e la vulnerabilità dei diritti fondamentali.
 
Che si sostiene inoltre che la Barrick Gold Corporation vulnera i diritti dei lavoratori, per le precarie condizioni di lavoro che impone, causando continui incidenti sul lavoro e superando le ore legali di lavoro stabilite dai trattati internazionali e dalle leggi nazionali, inoltre paga dei salari ingiusti, effettua licenziamenti irregolari e reprime la libertà sindacale ogniqualvolta i lavoratori manifestano per difendere i propri diritti, ricorrendo all’intervento della polizia.
 
Che non si può apprezzare un maggior indice di sviluppo economico in nessuna delle località in cui questa società di estrazione mineraria ha svolto queste attività.
 
Che in virtù delle considerazioni esposte precedentemente di fronte a questo Tribunale, si risolve:
 
Che la società mineraria Barrick Gold Corporation è responsabile di gravi attentati ambientali, sociali, culturali ed economici, risultato delle sue politiche, dei suoi programmi e delle azioni nei territori e contro le popolazioni argentine, cilene e peruviane.
 

Che si esige al nuovo Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite l’applicazione delle norme in materia di Diritti Umani dell’ONU per le imprese, e che vengano applicate le corrispondenti sanzioni sancite dal diritto internazionale sui Diritti Umani, come quelle che, per esempio, stabilisce il Trattato sulla responsabilità civile per i danni provocati dalle attività pericolose per l’ambiente, o il Trattato di Lugano del 1993 e il Trattato 169 dell’OIT.
 
Che si esige che gli Stati, in particolar modo a quelli dell’America Latina, incorporino nelle legislazioni penali la sanzione del carcere per condotte gravi che provochino danni ecologici come quelli commessi dalla società mineraria Barrick Gold Corporation, oggi sottoposta a questo processo pubblico.

Che mentre la legalità internazionale non ha efficacia giuridica in questi campi, si condanna la compagnia multinazionale mineraria Barrick Gold Corporation a indennizzare immediatamente e in maniera giusta le vittime delle sue politiche, dei suoi programmi e delle sue azioni, così come l’immediato ripristino degli ecosistemi danneggiati dai suoi progetti di sviluppo minerario.
 
Che di conseguenza, questo tribunale propone che durante il prossimo anno si inizi un giudizio etico come questo ai governanti e ai funzionari pubblici per aver legittimato simili attentati ambientali, economici, sociali e culturali.
 
Che il tribunale, a maggioranza assoluta, accoglie la richiesta del PM e condanna la parte in causa all’espulsione dai territori di queste popolazioni, oltre a condannare nella stessa maniera tutte le multinazionali minerarie che stanno agendo in modo simile nei suddetti territori.

Si mette agli atti che il giudice Eduardo Saavedra Díaz, rappresentante di Amnesty International-Cile non partecipa al voto di maggioranza riguardo l’espulsione immediata dell’impresa accusata, ma sottoscrive tutti gli altri contenuti della presente sentenza.
 
Giurati:

Miguel Palacín Quispe       Coordinatrice Andina dei Popoli Indigeni

Juan Carlos Cardenas       Centro Ecoceanos

Eduardo Saavedra Díaz      Amnesty International - Cile

Hermana Cristina Hoar       Dipartimento Pace, Giustizia ed Ecologia CONFERR "

Note:

http://www.olca.cl/oca/chile/region03/conflicto.php?nota=203
http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_19408.html

Tradotto da Giulia Ghisu per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte, l'autore e il traduttore.

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