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L’ONU delude i popoli indigeni.

8 dicembre 2006
Fonte: Adital

I movimenti indigeni reagiscono di fronte all’atteggiamento del Terzo Comitato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che rifiutò, nella sessione del 28 novembre scorso, la bozza di Dichiarazione sui Diritti dei Popoli Indigeni, tanto voluta da migliaia di popoli in tutto il mondo. Secondo quanto deciso dal comitato, è ancora necessario posticipare la valutazione del progetto, in quanto non si è ancora giunti a delle conclusioni.

Sin dalle prime riunioni, i popoli indigeni di varie etnie si mostravano preoccupati per la posizione di alcuni paesi rispetto alla Dichiarazione. Australia, Nuova Zelanda, Canada e Stati Uniti, secondo le loro affermazioni, avrebbero assunto un atteggiamento sbagliato. Adesso, d’accordo con la decisione del Terzo Comitato, le considerazioni su questo tema si dovranno realizzare prima della fine dell’anno, al termine della sessantunesima sessione.

Il Caucus dei Popoli Indigeni ha scritto un incisivo comunicato, nel quale si afferma che con questo comportamento, l’ONU sostiene che “i popoli indigeni non sono uguali agli altri popoli” e sottolinea la posizione contraddittoria dell’organizzazione. “Il 24 maggio 2002, il segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, aveva proclamato che i popoli indigeni del mondo “hanno una casa alle Nazioni Unite”. Al contrario, l’odierna votazione (quella del 28) dimostra in maniera chiara che non è così”, afferma il comunicato.

Il Caucus si sente, inoltre, “offeso e oltraggiato”, perché le Nazioni Unite non hanno adottato uno strumento internazionale considerato dai popoli indigeni il più importante per promuovere e proteggere i diritti umani di queste popolazioni. Si sottolinea che “la dichiarazione sui Diritti Umani delle Popolazioni Indigene, che rappresenta oltre 20 anni di lavoro all’interno dell’ONU, costituisce le basi minime per la sopravvivenza, la dignità e il benessere dei popoli indigeni”. Inoltre, secondo il comunicato, la posizione del Terzo Comitato, incaricato di occuparsi delle domande sociali e dei diritti umani, ha provocato solamente delusione.

Il comunicato menziona gli Stati africani; afferma che l’Africa è stata in prima linea nell’ostruzione dell’approvazione della Dichiarazione, che questa strategia ricevette l’appoggio e l’aiuto della Nuova Zelanda, del Canada, dell’Australia e degli Stati Uniti. “E’ chiaro che queste azioni sono una politicizzazione dei diritti umani; che dimostra una totale negligenza nei confronti degli attuali abusi dei diritti umani sofferti dalle popolazioni indigene. Questo tradimento e questa ingiustizia hanno un severo impatto sui 370 milioni di indigeni in tutte le regioni del mondo, che sono tra i più piccoli e più vulnerabili.

Mobilitati da alcuni mesi per questo possibile posticipo, la Coordiantrice Andina delle Organizzazioni Indigene, in Bolivia, ha chiesto a tutti gli Stati che onorassero l’impegno preso con le popolazioni indigene. E lunedì scorso la Coordinatrice ha continuato ad insistere, sottolineando che avrebbero rifiutato “qualsiasi intenzione di posticipo” da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. “Non c’è alcuna giustificazione possibile. La discussione e la negoziazione vanno avanti da più di 20 anni”, si legge in un comunicato.

Ma al contrario, la richiesta della Coordinatrice affinché venissero riconosciuti i diritti delle popolazioni indigene non ha sortito alcun effetto. La Dichiarazione sui Diritti delle Popolazioni Indigene, si afferma nel documento dei popoli originari delle Ande, è enormemente importante e tutti i cittadini e le cittadine devono mostrare la loro solidarietà con questa causa.

La Dichiarazione si basa su principi e valori internazionali fondamentali che adottano la tolleranza, la pace e il rispetto per la dignità di tutte le culture e di tutti i popoli. La Dichiarazione è descritta come una “norma di punti positivi che devono essere perseguiti con uno spirito di associazione e di rispetto mutuo”.

Tra i vari punti, la Dichiarazione considera che i diritti umani di tutti devono essere rispettati, che i diritti sono relativi e non assoluti.
Il Conclave dei Popoli Indigeni, in difesa della adozione della Dichiarazione, ha affermato che il progetto di Dichiarazione non crea nuovi diritti, ma sì elabora, basandosi sulle norme internazionali dei diritti umani esistenti, la loro applicazione ai Popoli Indigeni.

Note:

Tradotto da Giulia Ghisu per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte, l'autore e il traduttore.

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