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Gli 80 anni di Fidel: Confidenze

3 gennaio 2007 - Fray Leonardo Boff

Quello che scriverò qui di seguito possibilmente darà fastidio o scandalizzerà tutti coloro che non amano Cuba o Fidel Castro. Questo non mi preoccupa. Se non vedi la stella che brilla nella notte scura, la colpa non è della stella ma tua.

Nel 1985 l’allora cardinale Joseph Ratzinger mi sottopose, a causa del mio libro “Chiesa: carisma e potere”, ad un “silenzio ossequioso ". Accettai la decisione, smise di insegnare, di scrivere e di parlare in pubblico. Mesi dopo mi sorprese l’invito del Comandante Fidel Castro a passare 15 giorni insieme a lui nell’isola, durante le sue vacanze.

Accettai immediatamente vedendo in questo invito l’opportunità di riprendere i dialoghi critici che insieme a fray Betto avevamo fatto in precedenza. Feci rotta verso Cuba. Mi presentai al Comandante. Lui, davanti a me, chiamò immediatamente il Nunzio Apostolico col quale aveva buoni rapporti e gli disse: “Eminenza, c’è qui fray Boff; sarà mio ospite per 15 giorni. Dato che sono molto disciplinato, non permetterò che parli con nessuno, né che conceda interviste, così potrà rispettare quello che il Vaticano vuole: silenzio ossequioso. Veglierò perchè questo sia rispettato”.

E così fu. Durante 15 giorni, in macchina, in aereo e in nave, mi fece vedere tutta l’isola. Insieme al viaggio procedeva anche la nostra conversazione, in totale libertà, su mille argomenti di politica, religione, scienza, marxismo, rivoluzione e anche di critiche sul deficit della democrazia.

Le serate erano dedicate a delle lunghe cene, seguite da serie conversazioni che arrivavano fino all’alba inoltrata. A volte fino alle 6 del mattino. Allora si alzava, si stiracchiava un po’, e diceva: “adesso vado a nuotare 40 minuti e poi vado a lavorare”. Io andavo a prendere nota di quello che avevamo parlato e poi, a dormire.

Alcuni punti della convivenza mi sembrano rilevanti. Primo, la persona di Fidel. È più grande dell’Isola. Il suo marxismo è più etico che politico: come poter fare giustizia per i poveri? Inoltre, la sua buona conoscenza della teologia della liberazione. Aveva letto una grande quantità di libri, tutti segnati con lunghi elenchi di parole e dubbi che verificava insieme a me.

Sono arrivato a dirgli: “se il Cardenale Ratzinger capissi soltanto la metà di quello che capisce Lei sulla teologia della liberazione, ben diverso sarebbe il mio destino personale e il futuro di questa teologia”. E in questo contesto confessò: “sono sempre più convinto che nessuna rivoluzione latinoamericana sarà veramente popolare e vittoriosa se non riesce ad incorporare l’elemento religioso”.

Forse a causa di questa sua convinzione ci “obbligò”, a fray Betto e a me, a dare corsi consecutivi di religione e cristianesimo ai massimi dirigenti del governo e, in alcuni casi, con la partecipazione di tutti i ministri. Questi corsi sono stati decisivi per aprire il dialogo, e un certo tipo di “riconciliazione”, fra il Governo Cubano, la Chiesa Cattolica e le altre religioni.

Per finire, una sua confessione: “Sono stato in collegio dai gesuiti per diversi anni; mi hanno trasmesso la disciplina ma non mi hanno insegnato a pensare. In carcere, leggendo Marx, ho imparato a pensare. A causa della pressione statunitense ho dovuto avvicinarmi all’Unione Sovietica ma se, in quel momento, avessi conosciuto la teologia della liberazione, sicuramente l’avrei abbracciata e messa in pratica a Cuba”. E concluse: “Se un giorno tornerò alla fede della mia infanzia, lo farò preso per mano da fray Betto e fray Boff”.

Siamo arrivati a momenti di così alta sintonia che ci mancava soltanto di pregare insieme il Padre Nostro.

Avevo riempito quattro grossi quaderni con i nostri dialoghi, ma a Rio di Janeiro
forzarono la mia macchina e si portarono via tutto.

Il libro immaginato non potrà essere mai scritto, ma conservo nella mia memoria l’esperienza indimenticabile di un Capo di Stato preoccupato per la dignità e il futuro dei poveri.

Note:

Tradotto da Alejandra Bariviera per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte, l'autore e il traduttore.

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