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    Glifosato: uccide la coca E tutto ciò che è vivo

    Reportage dell'Amazzonia ecuadoriana inondata dal pesticida, al confine con la Colombia. La storia di José Bone è la storia di migliaiaia di campesinos, stretti fra la fuga e la morte. Le responsabilità di Uribe e degli Usa
    14 gennaio 2007 - Diletta Varlese
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    José Bone è un campesino sulla cinquantina. Cappello di flanella e camicia a quadretti slacciata. Lascia intravedere il suo petto, macchiato di apparente vitiligine, pelle biancastra e puntellata da macchie color caffè. José Bone però non è affetto da vitiligine congenita. Sospira, con un sorriso triste che mostra la sua bocca sdentata, e racconta la sua storia.
    Stava lavorando, José Bone, nel 2001, nel suo campo: sole cocente dell' Amazzonia ecuadoriana, machete in mano e schiena china su quella terra che dà poco più di yucca, mais, riso e caffè. Sudava e sentì il bisogno di scendere al fiume e rinfrescarsi nel Rio San Miguel, che segna il confine con la Colombia.
    Non fece in tempo a uscir dall'acqua che un prurito insopportabile si impossessò del suo corpo. «Parevo un indemoniato - dice -, mentre mio figlio mi indicava un aereo che sorvolava la nostra testa e sembrava rilasciasse fumo».
    José Bone era in quel momento spettatore e vittima ignara delle fumigaciones. Nè lui nè suo figlio sapevano che quella piaga si stava abbattendo su di loro e sulla loro gente, rovinandone le vite. Le fumigazioni sono parte della strategia del Plan Colombia, accordo tra Colombia e Usa per combattere, ufficialmente, il narco-traffico. Aerei dell'aviazione statunitense sorvolano dal 2001 l'area sud della Colombia, a confine con l'Ecuador, spruzzando un potentissimo mix pesticida, a base di glifosato, che brucia le coltivazioni di foglia di coca e tutto ciò che di vivo tocca.
    Anche la pelle di José Bone, i suoi capelli, le labbra, le gengive.
    Quella notte, dopo il bagno al fiume, si sentiva morire: «Mi volevo strappare la pelle. Dopo un anno la pelle mi era caduta, e quella che è ricresciuta non ha colore, è come si vede adesso: bianca. Anche i capelli e i denti hanno fatto la stessa fine. Mi sono reso conto che non potevo più stare al sole, pena un bruciore incredibile alla pelle e scottature da ustione. Non posso più lavorare, non posso più stare nel mio campo».
    La sorte di José Bone ha toccato migliaia di persone, contadini che vivono di sussistenza, di ciò che coltivano, con un salario medio di 2 dollari al giorno. Sono concentrati nelle province nord dell' Ecuador: Esmeraldas, Carchi e Sucumbios, in totale 37.172 km quadrati. Il Plan Colombia non prevede fumigazioni oltre frontiera. Però il territorio ecuadoriano è stato ripetutamente fumigato dagli aerei Usa fino al 2005.
    Uno studio condotto da Accion Ecologica, la maggior ong ambientalista dell'Ecuador, rivela che ad un anno dall'inizio delle fumigazioni, nel 2002, la popolazione contadina di quest'area aveva perso l'80% delle coltivazioni di caffè e il 90% di mais e riso ed un' alta mortalità degli animali. Conseguenza sia della pioggia di pesticidi che dell'uso dell'acqua conseguentemente inquinata.
    L'attraversamento aereo della frontiera Ecuador-Colombia è illegale. Lo dice anche il Plan Colombia. Il governo colombiano del presidente Uribe, però, ha tentato di dimostrare che le coltivazioni di foglia di coca si espandono anche in suolo ecuadoriano e quindi ha ordinato per 4 anni di violare il confine, con il beneplacito degli Usa, che eseguono materialmente l'operazione.
    L'Onu, nel febbraio 2006, ha inviato in Ecuador una delegazione formata dalla Ops-Oms e della Fao che ha immediatamente richiesto studi approfonditi sugli effetti delle fumigazioni aeree per la salute umana e le coltivazioni.
    Un'ulteriore effetto collaterali è la fuga in massa degli abitanti, i desplazados, colombiani ma anche ecuadoriani. Nella città di Nueva Loja, a 20 km dal confine con la Colombia, incontriamo il rappresentate della organizzazione per i rifugiati, sfollati e migranti, John Fredy Perlazo, un ragazzo colombiano anch'egli profugo dal proprio paese. «Gli effetti della in Colombia ha costretto molte famiglie ecuadoriane a scappare verso le periferie povere delle città, lasciano quel poco che avevano qui che però bastava a sopravvivere. Se restano diventano ancora più poveri e la mancanza di assistenza, educazione e salute rende la situazione insostenibili».
    Nel 2001 i contadini ecuadoriani della frontiera si sono uniti nella Federacion de Organizaciones Campesinas del Sector Fronterizo per fare fronte al problema della violazione territoriale, dei diritti umani e nella difesa della loro terra. Daniel Alarcon ne è stato presidente fino al 2006 e negli ultimi 4 anni ha guidato una battaglia difficile che per una volta sembrava essere andata a buon fine: «Abbiamo chiesto supporto medico e legale a Accion Ecologica. Con loro e i gruppi di difesa dei diritti umani siamo riusciti a strappare nel dicembre 2005 un accordo bilaterale ai governi di Ecuador e Colombia. L'accordo prevede una zona di sicurezza di 10 km all'interno del territorio colombiano in cui le fumigazioni sono proibite. Non è molto perché la pioggia ed il vento qualcosa sempre lo portano, ma è qualcosa».
    La vittoria dei campesonos ecuadoriani però è durata solo un anno. Infatti il governo di Uribe, subito dopo la vittoria di Corresa, ha annunciato che avrebbe ripreso le fumigazioni anche nella zona di sicurezza, ignorando l'accordo. La giustificazione ufficiale è che in area ecuadoriana le foto aeree hanno rilevato 15 mila ettari di coltivazioni illegali di foglia di coca. Il ministro della difesa dell'Ecuador ha definito « maleintenzionate» quelle giustificazioni smentendo l'esistenza di coltivazioni illegali.
    Fatto sta che l'11 dicembre sono riprese le fumigazioni nell'area protetta.
    Lo scontro diplomatico tra Uribe e Correa è stato inevitabile. Tanto che il neo-presidente ecuadoriano ha cancellato una visita prevista a Bogotà. Martedì scorso Uribe e Correa si sono incontrati e parlati a Managua, in occasione dell'insediamento del presidente Ortega. Ma la crisi non è risolta e Quito ha già portato il caso all'Osa, l'Organizzazione deli Stati americani. Le fumigazioni sulla frontiera non sono che il tentativo di Uribe e di Bush di trascinare Correa (che ha detto di averne abbastanza della grande base aero-navale americana a Manta) nel Plan Colombia.

    Note:

    Glifosato/scheda
    Un prodotto della Monsanto da un miliardo di dollari l'anno
    Il glifosato è un erbicida non selettivo, la cui formula roundup appartiene a Monsanto.
    Il glifosato fu creato negli anni sessanta penetrando, tempo dopo, in America latina. La sua vendita produce incassi superiori al miliardo di dollari annuali. Il roundup tradizionale di Monsanto contiene, aggiunta al glifosato sotto forma di sale isopropilamina (IPA ), una sostanza chimica tensio-attiva denominata polioxietileno-amina ( POEA ) che amplifica la sua azione. Tuttavia fu considerato poco efficace nel distruggere le coltivazioni di coca e papavero in Colombia. Quello che alla fine fu utilizzato nelle operazioni di fumigazione è conosciuto col nome di Roundup Ultra. Contiene sempre POEA, ma è stato aggiunto un nuovo agente tensio-attivo : il Cosmoflux 411F. Approvatone l'uso, senza aver prima effettuato degli studi sui possibili effetti collaterali, tanto meno in eco-sistemi tropicali, questo agente amplifica di 4 volte l'azione del Roundup, incrementando l'effetto del glifosato. Ciò significa che potrebbe, allo stesso modo, incrementare di 4 volte la sua azione tossica.

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