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Nicaragua

Nicaragua: Bisogna cominciare a difendere gli interessi dei lavoratori

Lavoratori dell'Alimentazione riuniti con nuova ministra
6 febbraio 2007 - Giorgio Trucchi

La Federazione Unitaria dei Lavoratori dell'Alimentazione (FUTATSCON) ha chiesto un incontro con la nuova Ministra del Lavoro, Jeanette Chávez, affinché i singoli sindacati aziendali affiliati potessero presentare la situazione della loro impresa e cercare una nuova modalità di lavoro e collaborazione tra il Ministero ed i lavoratori organizzati.

La Lista Informativa "Nicaragua y más" ha conversato con Luis Navarro, Segretario Generale del sindacato "Armando Llanes" di Parmalat Centroamérica S.A., per conoscere quello che la Federazione Unitaria ha esposto in questo incontro e in che modo si è affrontato il tema molto delicato del conflitto lavorativo all'interno dell'impresa di capitale italiano.

Come valuta questa prima riunione con la nuova Ministra del Lavoro (MITRAB)?
La prima impressione è stata positiva. È un ministero che, oltre a voler creare una nuova filosofia nella gestione delle contraddizioni di classe tra lavoratori e datori di lavoro, considera la legge come punto di riferimento per sviluppare il proprio lavoro. Questo è proprio quello è stato sistematicamente negato ai lavoratori in tutti questi anni di governi neoliberisti.
Se la nuova Ministra lavorerà in questa direzione potrà contare sul sostegno della classe lavoratrice e sui settori più poveri della popolazione.

Come si è sviluppata la riunione? Tutti i sindacati hanno avuto l'opportunità di presentare la loro situazione?
Hanno partecipato dodici sindacati affiliati alla Federazione. I Segretari generali hanno presentato la situazione di ogni impresa, le problematiche esistenti ed i punti ancora da risolvere.
La ministra Chávez ha manifestato la volontà di lavorare insieme. Abbiamo toccato il tema della corruzione all'interno del Ministero e delle relazioni tra funzionari del MITRAB e gli imprenditori. A questo proposito, ci ha assicurato che se si riescono a dimostrare questi atti di corruzione, procederà immediatamente ad una ristrutturazione interna.
Siamo coscienti che le cose non possono avvenire come per magia, ma che ci sarà bisogno di un nostro impegno e di una pressione costante. Le cose non possono cambiare o risolversi da sole, ma è necessario un lavoro continuo per rafforzare le organizzazioni di base, che alla fine sono quelle che devono produrre i cambiamenti necessari nella relazione tra datori di lavoro e lavoratori.

Nel caso specifico della Parmalat, che punti avete affrontato con la ministra e che risposte avete avuto?
Si è impegnata a visitare immediatamente l'impresa come parte di una filosofia di relazione integrale, difendendo gli interessi di entrambi i settori. In questo senso è stata abbastanza equanime, molto responsabile e corretta, perché in fin dei conti questo ministero è con i lavoratori che è in debito. Non è una novità che si difendano gli interessi dei datori di lavoro ed ora è il momento di introdurre la difesa dei diritti e degli interessi dei lavoratori.
Abbiamo presentato un documento in cui abbiamo esposto una sintesi dei rapporti tra l'impresa e i lavoratori della Parmalat Centroamérica S.A., la repressione che abbiamo subito in tutti questi anni e come essa si sia acutizzata con l'arrivo del nuovo Direttore, Claudio Enrique Sales Costa, a partire dal 8 settembre 2005.
In tre mesi sono stati licenziati ingiustamente dieci lavoratori e non hanno ancora pagato loro l'esatto ammontare della liquidazione.
Inoltre l'impresa continua ad adottare diverse forme di pressione e di violazione al Contratto aziendale.

Che tipo di violazioni?
In dicembre, per esempio, i giorni 24 e 31 cadevano di domenica ed i lavoratori non hanno lavorato perché si trattava del loro settimo giorno e quindi era riposo. L'impresa non solo ha tolto loro il pagamento dei due giorni, ma anche il settimo (riposo) ed gli hanno anche inviato un richiamo ufficiale scritto. Questo è un furto e quando l'ho fatto presente alla responsabile del Personale, mi ha detto che era una mancanza di rispetto.
Se non vogliono ricevere queste accuse dovrebbero semplicemente smettere di derubarci...

Passando ad altro. Dopo l'introduzione presso il Ministero del Lavoro della richiesta di revisione del Contratto aziendale, qual è stata la reazione dell'impresa?
C'è stato un raffreddamento delle relazioni e l'impresa ha iniziato un processo di riorganizzazione.
Stanno cercando di creare nuove normative interne che colpiscono i lavoratori, imponendo con la forza elementi che alterano il Regolamento interno. È stata una manovra unilaterale perché non hanno preso in considerazione il sindacato. Stessa cosa con i codici di condotta. Non li abbiamo firmati e non possiamo accettarli come validi, soprattutto quando li utilizzano come arma contro i lavoratori.
Abbiamo comunicato al Direttore l'introduzione della richiesta di revisione del Contratto aziendale, ma si è mostrato molto intransigente e non ha fatto commenti.
Esiste quindi un tentativo di creare squilibri all'interno dei lavoratori organizzati, provocare per generare reazioni che giustifichino il nostro licenziamento. Non hanno mai rinunciato a questo. Vogliono distruggere il sindacato per non avere una controparte con la quale negoziare i temi relativi all'impresa. Le loro concezioni e la loro prepotenza di imprenditori, in quanto padroni dei mezzi di produzione, non permettono loro di capire che devono rispettare i diritti dei lavoratori, perché prima di tutto siamo essere umani.
Purtroppo, la scorsa amministrazione del MITRAB aveva un chiaro accordo con gli imprenditori permettendo loro di violare la legge.

C'è stato un impegno esplicito della nuova amministrazione su questi punti?
La nuova ministra ha dimostrato interesse e noi sappiamo che non possiamo chiederle subito dei miracoli.
Abbiamo organizzato un calendario delle visite che farà nelle varie imprese multinazionali presenti in Nicaragua e siamo sicuri che la sua presenza in queste imprese, dove continuano ad esistere conflitti lavorativi a causa della repressione, significherà molto.
All'interno del ministero verrà creato il Dipartimento di Intervento per la Discriminazione sul Lavoro.
Quando parliamo di discriminazione sul lavoro ci riferiamo alle situazioni che vivono le persone con deficit psicomotori e il loro diritto a poter lavorare. Di solito l'impresa licenzia queste persone. La nostra proposta è che in questo nuovo Dipartimento vengano presi in considerazione anche i casi dei lavoratori pagati "in nero", perché vivono una situazione di discriminazione lavorativa permanente.

Esistono casi di questo tipo alla Parmalat?
Attualmente ci sono circa cento lavoratori temporanei pagati in nero. Siamo riusciti a far eliminare la denominazione "diéros" (giornalieri), perché era una discriminazione ed un eufemismo per occultare un'aberrazione nella contrattazione. Continuano a non avere un contratto, senza diritti ed inoltre si sta usando questa figura per atti di corruzione. Ci sono casi dove la persona non è mai stata contrattata ma che, a fine anno, viene chiamata per ritirare la sua liquidazione.
Questo vuole dire che qualcuno ha ritirato il suo stipendio durante tutto l'anno e sono i famosi "lavoratori fantasma". Qualcuno se ne sta approfittando e beneficiando illegalmente.
L'impresa è in un processo di presunta ristrutturazione. Si lamentano che non c'è liquidità ma, contemporaneamente, stanno creando nuove cariche con salari molto elevati. Stanno indirizzando le risorse in modo scorretto, per garantirsi la presenza di un corpo repressore ben pagato.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi -Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )

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