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    Colombia

    Non c'è pace per Uribe

    13 febbraio 2007 - Guido Piccoli
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    «Non invecchierai. Non te lo meriti». Dopo gli annunci mortuari spediti ai fratelli, le minacce a Gustavo Petro arrivano sul portale del quotidiano El Tiempo, tra i commenti agli articoli che si occupano di quello che potrebbe essere il round finale dello scontro che oppone il giovane senatore del Polo Democratico al presidente colombiano Alvaro Uribe. La posta in gioco è alta: per Uribe significa la permanenza a Palacio, per Petro la vita. Dopo aver contribuito a svelare alcune ruberie colossali ad opera dell'indecente ceto politico di governo, l'ex guerrigliero dell'M-19, rieletto in parlamento con il record delle preferenze, ha concentrato le sue attenzioni sulla «oligarchia mafiosa» emersa con la legalizzazione delle bande paramilitari. Provocato lo scandalo della «parapolitica», che ha coinvolto decine di deputati, amministratori e alti ufficiali, che fungevano da rappresentanti o soci criminali delle Autodefensas Unidas (Auc), Petro è arrivato inesorabilmente ad insidiare lo stesso Uribe. E' bastato l'annuncio della richiesta di un dibattito parlamentare sulla sanguinaria conquista paramilitare della regione di Medellín, dal 1995 al 1997, quando Uribe era governatore, o ricordare l'inchiesta sul paramilitarismo del fratello Santiago (insabbiata da Luis Camilo Osorio, ex ambasciatore colombiano a Roma, che, quando la dirigeva, mise la Fiscalía al servizio dei paras) per alzare la tensione nel paese.
    Toccato nel vivo, Uribe ha reagito rabbiosamente, accusando Petro di essere «un terrorista che si è tolta la tuta mimetica per indossare abiti civili e farsi eleggere al Congresso»: un'accusa più che sufficiente in Colombia (oltretutto se pronunciata dal presidente) a scatenare i sicari statali o para-statali. Ma Uribe ha fatto di più. Nel tentativo disperato di salvarsi dallo scandalo che finora ha colpito, come ha risposto Petro, «tutti e solo i suoi amici, sia terroristi in tuta mimetica che terroristi in abiti civili», Uribe ha annunciato di volere organizzare un processo storico allo Stato per paramilitarismo, portando sul banco degli imputati i suoi predecessori colpevoli di aver contribuito alla nascita del paramilitarismo, «lasciando indifeso rispetto alla guerriglia buona parte del paese». Un isterico «muoia Sansone con tutti i filistei», parzialmente neutralizzato dall'intervento dei consiglieri più vicini ad Uribe, tra i quali Fabio Valencia, altro ex ambasciatore a Roma (ma che farà l'Italia per meritare simili diplomatici?). Così come avviene tra politici, generali e paramilitari, anche le accuse tra il presidente rieletto e gli ex presidenti evidenziano il degrado dello stato, mantenuto in piedi soltanto da uno degli eserciti più criminali e corrotti del pianeta. Secondo la Commissione Colombiana dei Giuristi, dalla prima presidenza di Uribe del 2002, il 75% degli assassini e delle sparizioni forzate accadute nel paese sono da attribuire agli agenti statali o ai loro alleati paramilitari. «E' il risultato della politica di sicurezza nazionale, della pressione esercitata sulle Forze Armate per ottenere risultati nella lotta alla sovversione e della scelta di Uribe di non distinguere tra combattenti e civili», ha dichiarato Gustavo Gallón, direttore della Commissione. In questo contesto, Uribe chiede ai suoi sponsor a Washington e Bruxelles di finanziare, nei prossimi cinque anni, con 13 miliardi di dollari la seconda fase del Plan Colombia, battezzata disinvoltamente «Strategia per il rafforzamento della democrazia e dello sviluppo sociale». Una bella faccia tosta, visti i penosi risultati ottenuti contro le coltivazioni di droga e contro la guerriglia (il bersaglio vero del Plan Colombia), che non hanno fatto che spostarsi da una regione all'altra. Uribe prevede di continuare ad irrorare le montagne con tonnellate di glifosato della Monsanto (il cui uso sulle piantagioni di papavero in Afghanistan è stato rifiutato, nei giorni scorsi, perfino dal governo-fantoccio di Hamid Karzai) e di accumulare cadaveri di militari, guerriglieri e civili, pur d'assecondare l'ossessiva utopia di eliminare la sovversione dal paese. Un futuro da incubo per la Colombia, che Gustavo Petro e tutta l'opposizione politica e sociale colombiana fa di tutto per evitare. Anche rischiando la propria esistenza.

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