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    Nicaragua

    Nicaragua - Cinquanta giorni di Governo

    Luci ed ombre dell'amministrazione Ortega
    1 marzo 2007 - Giorgio Trucchi

    Il Presidente Daniel Ortega Saavedra (© Foto G. Trucchi) Che il nuovo governo presieduto da Daniel Ortega avrebbe suscitato reazioni molto diverse all'interno della società nicaraguense era facile da prevedere.
    L'ex comandante guerrigliero e per la seconda volta Presidente della Repubblica, è arrivato al cinquantesimo giorno di governo tra luci ed ombre, mantenendo però ancora intatta nella gente la speranza di uscire dalla drammatica situazione in cui si trova il paese dopo 17 anni di neoliberismo più che selvaggio.

    I numeri ormai (purtroppo) si conoscono.
    - Il 79,9 per cento della popolazione vive con 2 dollari al giorno, circa il 45 per cento vive con meno di 1 dollaro ed il 27 per cento soffre di denutrizione.*
    - Circa 800 mila bambini/e e giovani rimangono ogni anno fuori dal sistema scolastico e la tassa di analfabetismo ha superato il 30 per cento (9,8 per cento è invece la media latinoamericana).*
    - Più della metà della popolazione non ha accesso alle medicine essenziali, la tassa di mortalità materno-infantile è di 96,3 ogni 100 mila nati vivi e la mortalità infantile del 64 per mille.**
    - L'accesso all'acqua potabile raggiunge il 75,8 per cento della popolazione a livello nazionale, ma solo il 48,5 per cento nella zona rurale***.
    - Il deficit di abitazioni è di circa 400 mila case ed aumenta di 45 mila ogni anno.
    - La Spesa Pubblica per fini Sociali è la metà di quella che si realizza in paesi estremamente poveri come Honduras e Bolivia**.
    - Negli ultimi 16 anni, più di un milione di giovani sono entrati nel mondo del lavoro con un grado di scolarità che va dai due ai cinque anni, molto al di sotto del livello minimo necessario per non vedersi condannati a sopravvivere, durante i prossimi 50 anni, in condizioni di povertà estrema****.

    Le principali misure del nuovo Governo

    In questi primi cinquanta giorni, l'amministrazione Ortega ha consolidato e rafforzato i legami con paesi considerati strategici, come Cuba (soprattutto sul versante medico-sanitario e scolastico), Venezuela (energia/petrolio, sanità, istruzione e credito rurale) e Taiwan (forse questa la maggiore sorpresa, dato che ci si aspettava un'apertura immediata alla Cina). Il Nicaragua è entrato a far parte della Alternativa Bolivariana para las Américas (ALBA) ed ha firmato accordi commerciali con l'Iran. Ha inoltre iniziato a tessere relazioni positive con gli Organismi finanziari internazionali (come Banca Mondiale, FMI e BID), con importanti imprese multinazionali interessate ad investire in Nicaragua e con la stessa amministrazione nordamericana (Bush ha addirittura chiamato Ortega per congratularsi al momento dell'investitura lo scorso 10 gennaio), che fino a pochi mesi fa lo considerava pubblicamente come "il nefasto passato che non deve tornare".
    La stessa politica tesa a "cloroformizzare" le tensioni post vittoria elettorale di molti settori è stata adottata con gli imprenditori locali (Consejo Superior de la Empresa Privada - COSEP), tra cui l'arci miliardario Carlos Pellas il quale, solitamente restio alle apparizione pubbliche, si è riunito più volte con il nuovo Presidente e gli altri imprenditori.
    Alternando accesi discorsi anticapitalisti e antineoliberisti a gioviali riunioni con i principali esponenti di queste dottrine (è proprio di questi ultimi giorni un duro attacco alla multinazionale spagnola Unión Fenosa, che controlla la distribuzione di energia elettrica e che Ortega ha accusato di non rispettare il contratto firmato con il Nicaragua, minacciandola di cacciarla dal paese e l'inizio della revisione di tutti i contratti di concessione alle imprese generatrici di energia elettrica), Ortega ha lanciato i principali programmi annunciati durante la campagna elettorale.

    - Istruzione e Sanità gratuita per tutti ed aumento dei salari e degli investimenti pubblici in questi settori;
    - Inizio (seppur più lento del previsto) del programma "Fame Zero" diretto a migliaia di famiglie estremamente povere per uscire immediatamente dalla situazione di denutrizione ed iniziare a produrre;
    - Credito per il settore rurale (il nuovo Ministro dell'agricoltura ha annunciato la disponibilità di circa 55 milioni di dollari per la prossima semina);
    - Politica di austerità, con la diminuzione dei salari di tutti i funzionari del governo e la proposto di fare altrettanto all'interno degli altri Poteri dello Stato, eliminazione dell'uso di carte di credito, prestiti personali, cellulari, viaggi non giustificati per i funzionari statali, la revisione e ristrutturazione del personale e delle cariche nei vari Ministeri (la scorsa amministrazione, con l'aiuto di pseudo sindacati, aveva firmato contratti aziendali economicamente insostenibili ed aveva assunto un numero spropositato di persone negli ultimi mesi), la riduzione della pubblicità governativa ai mezzi di comunicazione (gli scorsi governi utilizzava questo metodo come strumento per "comprare coscienze", premiare gli alleati e punire gli oppositori) e una riforma delle esenzioni fiscali ai privati;
    - Riforma della struttura e delle competenze governative con la nascita dei tanto discussi "Consejos" (Consigli) nazionali, dipartimentali e municipali, che dovrebbero avviare il paese verso un sistema di democrazia diretta;
    - Inizio di un sostanzioso programma di viviendas (case) per i settori più disagiati e di regolamentazione delle proprietà, tema da sempre fonte di conflitto in Nicaragua.
    - 50 per cento delle cariche governative, a tutti i livelli, riservate alle donne (per ora è stato raggiunto il 36 per cento).
    - Ricomposizione dell'intero settore energetico, importazione di nuovi centrali elettriche e petrolio a basso costo dal Venezuela e sviluppo di energia rinnovabile.

    Non solo rose e fiori...

    Durante questi primi mesi di nuovo governo non sono certo mancate le polemiche.
    Le continue riforme apportate alla Legge 290 (Legge di Organizzazione, Competenza e Procedimenti del Potere Esecutivo) e il Decreto 03-2007, che di fatto hanno ristrutturato buona parte dell'apparato del Potere Esecutivo, creando i Consejos nazionali, dipartimentali e municipali, hanno scaturito numerose polemiche.
    I Consejos sono una sorta di strutture parallele ai vari ministeri, conformati dalle varie espressioni della società che si occupano di un determinato ambito o settore.
    Se Ortega considera questi cambiamenti come un primo passo verso la "democrazia diretta e governo del popolo" (prendendo spunto dal nuovo motto del governo "Il popolo Presidente!"), chiedendo che questi Consejos abbiano potere decisionale, anche in relazione agli stessi ministeri, la destra nicaraguense e buona parte della società civile ha chiesto a viva voce che si mantengano all'interno di funzioni consultive (come avvenuto fino ad ora), che i loro rispettivi coordinatori non ricevano un compenso e che si utilizzino quelle figure già previste dalla Legge di Partecipazione Cittadina, senza creare doppioni.

    L'aver inoltre affidato la coordinazione del Consejo de Comunicación y Ciudadanía, una struttura che sulla carta si occuperà di una grande quantità di ambiti e settori, alla moglie-factotum, Rosario Murillo e il continuare ad esercitare le sue funzioni di presidente all'interno della sede del FSLN, utilizzando tutti gli strumenti, meccanismi e personale della Segreteria del partito, ha creato ancor più preoccupazione.
    A questo si aggiungono elementi che creano molta incertezza e che il Presidente Ortega non ha voluto ancora chiarire, creando l'impressione che ci si stia avviando nuovamente (come negli anni 80) verso una situazione di estrema confusione tra Stato-Partito, aggiungendo il terzo elemento della Famiglia ed un coinvolgimento diretto del Cardinale Obando y Bravo come coordinatore del Consejo de Reconciliación, creando seri dubbi sulla laicità di questo Stato.

    Un miscuglio nel quale non sempre è facile districarsi. In definitiva la non chiarezza e la mancanza di comunicazione sta creando non pochi problemi a questo governo.

    Altri elementi di discussione sono stati il piano di ristrutturazione all'interno dei ministeri e delle imprese pubbliche, le relazioni governo-mondo del lavoro, il tema delle esenzioni fiscali e la pubblicità governativa ai mezzi di comunicazione.
    Su questi ultimi due temi (esenzioni e pubblicità), la destra nicaraguense ed i loro mezzi di comunicazione (sicuramente tra i più ricchi e potenti) hanno lanciato una vera e propria campagna antigovernativa, denunciando l'intenzione dell'amministrazione Ortega di chiudere gli spazi della libertà d'espressione.
    L'impressione è che comunque queste siano reazioni più che altro legate alla perdita dei grossi privilegi di cui questi mezzi d'informazione godevano con le passate amministrazioni e aprono un elemento di discussione su se i mezzi di comunicazione debbano sussistere basandosi sulle entrate pubblicitarie e sulle esenzioni fiscali del Governo.

    Lavoro, sindacato, occupazione

    Ben più complicato è il tema del lavoro e dell'occupazione.
    All'interno dei vari ministeri ed enti pubblici è iniziata una lenta ma graduale sostituzione del personale a tutti i livelli, la qual cosa viola la Legge di Servizio Civile e Carriera Amministrativa, la quale fissa le regole per poter licenziare impiegati pubblici. Allo stesso tempo non è un segreto per nessuno che, durante tutto il 2006, il governo Bolaños aveva assunto un numero spropositato di persone, inventato dipartimenti per dare lavoro a conoscenti o parenti e firmato contratti aziendali con sindacati filogovernativi, proprio per creare instabilità alle nuove autorità.

    Desta invece una certa preoccupazione il legame che si sta creando tra alcune federazioni sindacali, i cui dirigenti sono anche deputati o alti funzionari del FSLN ed il nuovo governo. Se da una parte questo fatto crea stabilità lavorativa e calma sociale (come nel caso dei maestri, del settore sanità, del settore rurale), dall'altra rischia di ricreare una situazione di omologazione e mancanza di criticità nei confronti del nuovo governo.
    Cosa che invece non accade in altri ambiti, come per esempio quello della Zona Franca o delle imprese multinazionali presenti in Nicaragua, dove i sindacati rivendicano la loro autonomia e sono disposti a giudicare il nuovo governo in base ai fatti.
    Uno degli elementi di giudizio su questo governo sarà proprio il cambiamento di atteggiamento da parte del Ministero del Lavoro e la disponibilità a difendere i diritti sindacali e lavorativi in tutte le imprese e non solamente ciò che fino ad ora ha proclamato Ortega e cioè la garanzia, la sicurezza e la tranquillità per gli imprenditori che investono nel paese.

    A questo proposito, il governo Ortega sarà sottoposto a una vera e propria prova nel fuoco al momento di iniziare le negoziazioni con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e disegnare le politiche economiche future, soprattutto quelle relative al pagamento dei famosi CENIS (Titoli di Stato emessi illegalmente dal Banco Central de Nicaragua a favore dei banchieri nazionali per coprire i fallimenti bancari del 1999 e 2000) e alle esenzioni fiscali di cui hanno da sempre goduto i banchieri in Nicaragua.


    Fonti:
    * Banca Mondiale
    ** CEPAL e MINSA
    *** UNICEF
    **** Adolfo Acevedo Vogl - economista

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )

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