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    Un'analisi a livello sociale, economico e politico a tutto campo sul Sudamerica ha caratterizzato il convegno

    Latina: a Pistoia il Convegno Europeo sull'America Latina

    Docenti universitari, rappresentanti dei movimenti popolari ed economisti hanno discusso per due giorni sul futuro del continente più diseguale del pianeta.
    30 marzo 2007 - David Lifodi

    Un'analisi a livello sociale, economico e politico a tutto campo sul Sudamerica ha caratterizzato il "Convegno Europeo sull'America Latina"(organizzato da Rete Radiè Resch e Comitato Italiano di Appoggio ai Sem Terra) e svoltosi lo scorso fine settimana a Pistoia in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune. Docenti universitari, rappresentanti dei movimenti popolari ed economisti hanno discusso per due giorni sul futuro del paese più diseguale del continente.
    Di seguito riporto i passaggi principali di alcuni degli interventi tenuti nella giornata di sabato 24 marzo, con la peculiarità che si tratti di relatori esclusivamente sudamericani, quindi non siamo stati noi occidentali a dibattere di America Latina, ma sono stati loro ad affrontare direttamente i problemi, le necessità e le aspettative future del continente.

    Edgardo Lander (sociologo venezuelano docente all'Università di Caracas): "Progetti di integrazione a confronto: Alca e Trattati di Libero Commercio, Mercosur e Can, Comunità Sudamericana delle Nazioni, Iirsa e Alba"

    Edgardo Lander sociologo venezuelano docente all'Università di Caracas ha incentrato il suo intervento sul significato e le prospettive dell'integrazione latinoamericana estesa attualmente a livello economico, sociale e culturale.
    Il disegno principale dell'imperialismo americano, argomenta Lander, è l'Alca (il Trattato di Libero Commercio delle Americhe). L'Alca sorge nel 1990 quando, caduto il muro di Berlino, gli Stati Uniti celebrano la vittoria della società liberale occidentale e impongono questo modello di vita come l'unico possibile: si tratta dello stile di vita neoliberista che si affermerà definitivamente alcuni anni dopo. Malgrado si presenti come negoziato commerciale, l'Alca segna il tentativo di ridisegnare a livello politico e commerciale tutto il Sudamerica, è un modello globale volto a modificare profondamente le istituzioni del continente e a mettere in discussione la democrazia, la salute, la sovranità alimentare, i servizi pubblici e la vita stessa dei popoli. Quando gli Stati Uniti utilizzano l'Alca per penetrare internamente all'economia sudamericana, in America Latina inizia una nuova fase di resistenza a queste politiche che rappresentano un duplice tentativo, sia portare a termine le riforme neoliberiste sia fare pressione tramite accordi internazionali che renderebbero impossibile ai governi seguire orientamenti politici diversi. L'Alca differisce dagli altri accordi di integrazione perché è volta a consolidare la differenza tra l'economia americana e quella latinoamericana ed è un progetto che mira a difendere i diritti del capitale ponendoli ad un livello superiore rispetto a quelli dei popoli. Nella fase iniziale dei negoziati per l'Alca (a cui hanno partecipato 34 paesi sudamericani, esclusa Cuba) tutti i governi erano favorevoli e sembrava allora impossibile svolgere un'opera di contrasto sia per l'appoggio degli Stati Uniti e delle multinazionali sia per l'approvazione dei presidenti latinoamericani, ma alla fine l'Alca fu sconfitto soprattutto grazie alla mobilitazione dei movimenti sociali. Finchè si è parlato dell'Alca tenendo all'oscuro i popoli il progetto è andato avanti, ma quando i movimenti sociali ne sono venuti a conoscenza sono sorte mobilitazioni enormi di sindacati, donne, indigeni, studenti, ambientalisti e contadini che hanno dato vita all'Alianza Social Continental, fin dall'inizio impegnata a stilare una piattaforma di lotta comune a tutti i movimenti.
    Inoltre il Venezuela è stato inizialmente l'unico paese ad opporsi all'Alca, ma poi le mobilitazioni contrarie al libero commercio delle Americhe hanno inciso anche a livello elettorale in molti paesi. Si può quindi affermare a buon diritto che la sconfitta dell'Alca è stata possibile grazie alle denunce e alle resistenze dei movimenti dei piccoli agricoltori, dei contadini e a quelli sorti in difesa della sovranità alimentare, che però non sono riusciti a intervenire per imporre ai governi dei loro paesi una diversa idea di agricoltura: nel confronto tra l'idea di agrobusiness degli Stati uniti e quella di Argentina e Brasile in entrambi i casi hanno comunque influito gli interessi delle multinazionali (per esempio la Monsanto).
    Il neoliberismo applicato negli ultimi 25-30 anni in Sudamerica ha provocato una grande debolezza nelle organizzazioni sindacali e una maggiore disuguaglianza nel continente più diseguale del pianeta, oltre ad un sempre più profonda concentrazione delle ricchezze nelle mani di una minoranza. Inoltre si sono indebolite le istituzioni democratiche del paese a vantaggio della repressione militare e si è prodotta in quasi tutti i paesi la privatizzazione dei servizi pubblici (soprattutto quello idrico).
    Il disinteresse contingente degli Stati Uniti verso il Sudamerica per via dell'intervento in Irak e Afghanistan ha spianato la strada alle transnazionali europee che adesso svolgono un ruolo quasi più importante di quelle statunitensi e questo ha provocato difficoltà nel portare avanti progetti di integrazione e nello sviluppo dei mercati interni latinoamericani. Tutto ciò emerge chiaramente con l'Iirsa, l'enorme progetto di megaopere che consiste nella produzione di investimenti nel settore delle infrastrutture per promuovere l'esportazione di beni verso gli Usa. L'Iirsa vuol dare un carattere esportatrice all'economia latinoamericana, e questo è ben lontano dal condurre verso un'integrazione dei paesi sudamericani e purtroppo questo progetto è sostenuto dal governo Lula. Inoltre, nonostante il fallimento dell'Alca gli Usa stanno tentando di imporre singoli trattati di libero commercio con i paesi latinoamericani: hanno firmato trattati di libero commercio separati con Messico e Cile, sono in corso negoziazioni con Panama, Repubblica Dominicana, Perù e Colombia, infine cercano di ottenerne la ratifica dall'Uruguay allo scopo di distruggere il Mercosur. Bisogna altresì sottolineare come gli accordi preesistenti interni alla Can (Comunità Andina delle Nazioni) e al Mercosur non costituiscano però un'alternativa perché con gli anni si sono adattati alle condizioni di trasformazione neoliberista degli stati latinoamericani: la Can attualmente è svuotata di significato poiché due stati hanno firmato il Trattato di Libero Commercio con gli Usa mentre il Mercosur stesso è un accordo di libero commercio più che di integrazione produttiva.
    Nella Comunità Sudamericana delle Nazioni si dibatte invece sui possibili modelli di sviluppo dell'America Latina con la Bolivia e Venezuela impegnate a lanciare un progetto di integrazione produttiva, geopolitica, culturale e dei popoli. Per il futuro della Comunità Sudamericana delle Nazioni è però fondamentale capire l'atteggiamento del Brasile poiché la politica di Lula in questo senso è stata molto ambigua. Il Brasile punta alla sua integrazione nel continente, ma il capitale brasiliano e l’agrobusiness sono più interessati all'accesso ai mercati internazionali che alla Comunità Sudamericana delle Nazioni.
    Possibili alternative sono l'Alba (Alternativa Bolivariana per le Americhe) e il Trattato di Commercio dei Popoli proposto da Morales. Entrambi i modelli propongono una relazione tra i popoli molto differente dagli accordi dell'economia di mercato. L'Alba intende approfondire le relazioni politiche tra i governi aderenti ed è rivolta principalmente a stipulare accordi basati sulla solidarietà e complementarietà tra i popoli: ci sono, ovviamente, anche accordi di tipo economico ma l’aspetto mercantile non è quello prioritario. L'esempio più significato è quello della cooperazione tra Cuba e Venezuela nel settore "medici per il petrolio". Cuba può contare su un'eccellente formazione dei medici e il loro arrivo ha costituito per la popolazione venezuelana una e vera e propria rivoluzione sanitaria.
    Un altro esempio riguarda la creazione di un'informazione indipendente di notizie sudamericane per i sudamericani (è il caso di Telesur), mentre prima l'unica fonte di informazione in America Latina era la Cnn. Altri progetti riguardano: la fornitura di petrolio a prezzi contenuti ai paesi caraibici da parte del Venezuela, la creazione del Banco Sur per aiutare i paesi del continente a raggiungere una maggiore autonomia finanziaria, l'Operacion Milagro Cuba-Venezuela per gli interventi chirurgici alla vista, l'aiuto di Cuba e Venezuela alla Bolivia nel campo della sanità, istruzione, energia, investimenti, sicurezza alimentare.
    L'integrazione dal basso però non è sperimentata solo dai governi, ma messa in pratica anche dai movimenti sociali. La Cumbre Social de los Pueblos riunitasi lo scorso Dicembre a Cochabamba ha dichiarato la sua volontà di sviluppo parallelo a quello della Comunità Sudamericana delle Nazioni e ha affrontato tematiche relative a cittadinanza, giustizia, diritti sociali redigendo un eccezionale documento sull'integrazione dal basso dal punto di vista dei popoli.

    Aleida Guevara: "La cooperazione sud-sud: l’esempio cubano"

    La cooperazione tra Venezuela e Cuba è al centro dell'intervento di Aleida Guevara, che sottolinea l'impatto devastante dei trattati di libero commercio, affronta il riscatto della popolazione cubana umiliata dall'embargo e soprattutto intravede nell'azione del Movimento Sem Terra la chiave per scuotere dal basso l'America Latina.
    Da anni, rileva Aleida Guevara, gli Stati Uniti pretendono di imporre il loro dominio su tutta l'America Latina, ma non considerano che noi popoli latinoamericani siamo in grado di pensare con la nostra testa. Troppo spesso sono stati discussi e studiati progetti per unificare l'America Latina, ma mai per migliorare le condizioni di vita dei popoli sudamericani. Inoltre gli Stati Uniti si sono resi conto di aver temporaneamente dimenticato il loro cortile di casa mentre l'Europa se ne stava impossessando, come è dimostrato dalle imprese europee impegnate a diventare partner commerciali dei paesi sudamericani sotto gli occhi del gigante nordamericano.
    Gli effetti dei trattati di libero commercio sono stati devastanti: prima dell'entrata in vigore del trattato di libero commercio in Messico era presente l'economia più sviluppata del Centroamerica, mentre oggi il paese è talmente in difficoltà da essere costretto a comprare i cereali per alimentare il proprio popolo e i tessuti e il cotone affinché gli indigeni possano cucirsi i loro vestiti. A causa del Nafta (il trattato di libero commercio tra Usa, Messico e Canada entrato in vigore nel 1994) il Messico si è trovato in una questa situazione economica difficilissima: il Nafta è definito un trattato di libero commercio, ma un camion messicano non è libero di attraversare la frontiera con gli Usa perché non rispetta le norme fitosanitarie statunitensi, mentre camion americani e canadesi possono oltrepassare la frontiera messicana.
    Un altro esempio: alcune aziende americane hanno costruito alcune discariche di rifiuti chimici in Messico, ma nonostante le autorità locali ne abbiano più volte richiesto lo sgombero le imprese sono rimaste al loro posto poiché la costruzione delle discariche è tutelata dal libero commercio, quindi si tratta di una forma di libero commercio a senso unico, ad unico vantaggio di Stati Uniti e Canada.
    E'altrettanto evidente e risaputo che le informazioni sui trattati di libero commercio non circolano in tutto il mondo, la popolazione ne resta all'oscuro e di conseguenza non ci si può schierare perché non sappiamo con precisione quello che sta accadendo, ovviamente a vantaggio delle multinazionali, della finanzia internazionale e dei sostenitori del neoliberismo. La lotta contro i trattati di libero commercio è stata caratterizzata dalla risposta venezuelana alle politiche neoliberiste: con Chavez per la prima volta il Venezuela è proprietario delle proprie risorse naturali, ma è costretto a fronteggiare le aggressioni degli Stati Uniti. Bolivar aveva tentato di unificare il Sudamerica ed è morto senza riuscire a trasformare l'integrazione in realtà, mentre ad oggi per l'America Latina l'unico modo per difendersi dagli Stati Uniti è quello di unirsi. La difesa dei popoli latinoamericani passa attraverso il tentativo di liberarsi dal dominio del Fmi che indebita l'America Latina: è un debito ingiusto e impagabile, oltre ad accrescere il divario a livello economico tra Stati Uniti e Sudamerica.
    Aleida Guevara passa poi a mostrare con orgoglio i risultati raggiunti da Cuba. Cuba è uno dei paesi più poveri del continente, ma dal punto di vista delle risorse umane è uno dei paesi più ricchi rispetto al resto dell'America Latina grazie al suo avanzato sistema sociale. L'istruzione gratuita è un diritto per tutti, non può essere un business, ed ogni essere umano ha diritto ad essere educato gratuitamente. La medicina è un principio sacro, non può essere trasformata in business e non può essere privatizzata: i medici hanno il solo dovere di servire eternamente il popolo.
    Quando in Venezuela sono emersi dei cambiamenti sociali, fa notare Aleida Guevara, Cuba ha offerto subito il suo appoggio. In questo contesto l'Alba non ha come unico fine quello di cercare nell'altro paese quello che manca nel proprio, ma far si che ogni popolo dell'America Latina diventi autosufficiente. Il Venezuela ha ancora bisogno di medici cubani, però gli stessi cubani hanno cominciato a formare medici venezuelani. Il Progetto Barrio Adentro è un tipico esempio di cooperazione sud-sud e questo ha talmente infastidito gli Stati Uniti che sono arrivati a creare il Progetto Barrio Afuera appoggiando le organizzazioni di esiliati cubani in Florida e invitando i medici cubani a lavorare negli Usa.
    Infine Aleida Guevara resta convinta che la Sanità e l'istruzione gratuita sono due priorità per i popoli sudamericani e che il Brasile rappresenti il futuro dell'America Latina: ripongo tutte le mie speranze nel Movimento Sem Terra, che possiede una profonda cultura in quanto movimento e ha sempre dimostrato la sua solidarietà verso i movimenti sociali di tutti i continenti. Il Mst ha le capacità per far tremare le fondamenta del continente latinoamericano.

    Lucia Marina Dos Santos (dirigente del Movimento Sem Terra): "Quale rapporto tra movimenti sociali e governi amici in America Latina? L'esperienza del Mst in Brasile"

    Il tema del rapporto tra movimenti sociali e governi "amici" tocca molto da vicino il Movimento Sem Terra, che nonostante le contraddizioni della politica di Lula ha proseguito in modo indipendente il suo percorso. Lucia Marina dos Santos svela gli obiettivi futuri dei Sem Terra e spiega i motivi che hanno reso il governo Lula fin qui abbastanza accondiscendente verso il Fondo Monetario, l'agronegozio e gli Stati Uniti.
    Negli anni '70 in Sudamerica dominava l'egemonia del grande capitale, la classe lavoratrice era in crisi, erano al governo i regimi militari, la rivoluzione sandinista era stata sconfitta e si imponevano accordi di pace in Centroamerica. Oggi invece il modello neoliberale prevede una democrazia di facciata che presuppone la subordinazione degli interessi sudamericani al grande capitale finanziario. Nonostante la congiuntura attuale facesse prevedere una vittoria del capitale internazionale la reazione popolare ha invece raggiunto un incremento: il popolo ha compreso le disuguaglianze sociali (a partire dalla mancanza della terra e di istruzione) e a partire dal nuovo secolo siamo entrati in un nuovo periodo della storia del continente in cui le forze popolari hanno preferito il campo elettorale come campo di lotta politica concentrandosi verso la strada istituzionale.
    In questa contesto Lucia Marina Dos Santos divide i governi del Sudamerica in tre gruppi: i governi progressisti di sinistra (Cuba, Venezuela, Bolivia) che affrontano il capitalismo e le economie liberali, i governi progressisti moderati (Brasile, Argentina, Uruguay, Ecuador) che conducono una politica ambigua verso il capitalismo, a volte preferiscono scegliere la strada delle concessioni, mentre altre volte lo affrontano, i governi conservatori (Cile, Paraguay, Colombia) compiacenti verso le forze dell'impero.
    La fase attuale vede la presenza di una resistenza popolare contro un nemico molto potente a livello interno e internazionale e le sfide per i movimenti sociali sudamericani riguardano l'impegno per svolgere una coscientizzazione politica rivolta alle basi sociali affinché si creino lotte sociali di massa e partecipate. Questo significa anche mantenere l'autonomia dei movimenti rispetto ai governi, anche nei confronti di quelli che si definiscono progressisti. Un'altra sfida consiste nel costruire mezzi di comunicazione propri, gestiti direttamente dai movimenti popolari, ma è un nuovo progetto di sviluppo popolare che deve coinvolgere a livello generale tutta l'America Latina.
    Nonostante in Brasile il 60% della popolazione abbia votato Lula per ottenere un cambio sociale (anche perché lo sfidante Alckmin incarnava un progetto neoliberale borghese puro), la borghesia finanziaria continua ad egemonizzare l'economia, tanto da adattarsi senza troppi problemi al governo Lula stesso. L'obiettivo della borghesia, che domina anche i mezzi di comunicazione, è quello di tenere in ostaggio il governo e aumentare i propri vantaggi. L'incontro di questi gruppi dominanti con Bush in occasione della sua recente visita in Brasile rivela inoltre uno scontro interno alle classi dominanti tra i sostenitori di un modello di neoliberismo puro (quello di Alckmin) e uno più temperato, quello di Lula, che è stato appoggiato dai movimenti come il male minore anche se lui stesso continua ad essere legato ai settori della classe dominante. Le priorità di Lula non sono quelle del popolo che lo ha eletto e non ci sarà nessun cambiamento in Brasile con questo governo: Marina Lucia Dos Santos prevede che il secondo mandato di Lula sarà caratterizzato da un governo centrista e pragmatico che agirà solo ai fini della governabilità e della classe dominante. Inoltre una gran parte del popolo brasiliano è depolicizzata e impegnata perlopiù a tentare di sopravvivere quotidianamente e quindi è molto difficile giungere ad una completa coscientizzazione dei brasiliani. Al tempo stesso le forze di sinistra sono molto frammentate e continuano credere nell'importanza degli spazi istituzionali. Citando l'intervento di Frei Betto della giornata precedente, Marina Lucia Dos Santos si preoccupa perché in Brasile il latifondo avanza, così come le imprese transnazionali che lavorano nell'agrobusiness, mentre aumenta la concentrazione della terra nelle mani delle multinazionali che acquistano grandi appezzamenti di terra in Brasile con l'obiettivo di aumentare la monocoltura (soia, eucalipto): migliaia di ettari di terra sono destinati all'esportazione, mentre molte comunità indigene rischiano l'estinzione soprattutto negli stati di Bahia e Spirito Santo.
    Infine Marina Lucia Dos Santos enuncia brevemente la recente piattaforma di lotta elaborata da Mst e Via Campesina: la trasformazione della lotta per la terra in una lotta di conquista dei territori, la costruzione di una nuova matrice tecnologica basata sull'agroecologia, la lotta contro l'agrobusiness imposto delle transnazionali, la richiesta al governo di privilegiare le politiche pubbliche in agricoltura, la richiesta di un credito rurale per i piccoli agricoltori, la difesa della sovranità alimentare e della biodiversità, un programma di formazione sul campo per l'universalità dell'accesso alla formazione in ambito rurale e l'opposizione all'Organizzazione Mondiale del Commercio.

    Pablo Mamani (sociologo e docente boliviano all'Università di El Alto): "Dalla resistenza al potere, la lotta dei movimenti indigeni"

    Il ruolo fondamentale dei movimenti indigeni è stato il tema affrontato da Pablo Mamani, che ha messo l'accento sulle modalità di organizzazione degli aymara, quechua, guaranì e sulla futura eventualità di uno stato andino.
    La Bolivia è un paese di 10 milioni di abitanti di cui, secondo un censimento della popolazione nel 2001, gli indigeni rappresenterebbero il 62,5% della popolazione senza considerare coloro che hanno meno di 15 anni. Secondo i calcoli degli indigeni stessi sarebbero il 77%, alcuni testi sostengono invece che l'80% dei boliviani è indigeno e questa presenza così massiccia ha condotto ad una territorializzazione della lotta indigena. Gli aymara rappresentano il 25% degli indigeni, i quechua il 30%.
    Wipala (il nome della bandiera indigena), spiega Pablo Mamani, è un termine aymara-quechua che significa "tessuto cucito con diversi colori". Per la wipala molti indigeni hanno dato la vita e tuttora è usata per avvolgere le vittime delle nostre lotte. Alla base della wipala sta l'idea che sono diversi i popoli e le lingue che possono dar vita ad un territorio e inoltre rappresenta le diversità del mondo andino e amazzonico. La wipala è il simbolo del nostro futuro stato andino.
    Gli indigeni, precisa Mamani, non abitano solo in montagna, ma vivono anche nelle città e nelle aree rurali, per questo esistono diversi progetti politici di lotta. L'emancipazione indigena è partita dal Chapare, dove è sorta la leadership di Morales, ma un altro importante centro di lotte è El Alto, dove nel 2003 si combattè la guerra del gas contro il governo neoliberista e sono sorti microgoverni di quartiere.
    Un ruolo di primo piano è giocato anche dagli indigeni guaranì, dai movimenti di Cochabamba (dove nel 2000 esplose la guerra dell'acqua) e dal movimento sin tierra. E' impossibile quindi decifrare con precisione tutti i movimenti sociali, che tuttavia nei momenti più difficili si uniscono: un governo potrà sconfiggere uno di questi movimenti, ma non riuscirà mai a sconfiggerli tutti insieme, anche perché i vari leaders cambiano a rotazione (come avvenne durante la guerra del gas, quando il governo di Sanchez De Losada era disorientato e non sapeva chi arrestare).
    Nel Chapare nel 1988 avvenne una strage con 16 cocaleros uccisi, ricorda Mamani: quel fatto, sconosciuto a livello nazionale, fu però la scintilla che a livello locale accese il desiderio di rivolta con Morales che proprio in quella circostanza passò da giovane militante a rappresentante dei cocaleros.
    Nelle regioni aymara è invece molto forte la tradizione dell'ideologia katarista (l'esempio di Tupac Katari è ancora tenuto in grande considerazione). L'avanzata indigena sosteneva che lo stato era in crisi e da qui sono nati governi autonomi territoriali guaranì, aymara, quechua: in questo scenario sono nati i movimenti sociali che alla fine hanno dato vita ad una lotta unitaria e una volta compreso come gestire la situazione a livello locale, gli indigeni hanno capito che bisognava discutere sul futuro del paese, mentre prima erano stati sempre gli altri a decidere per loro. La differenza maggiore è che sotto Morales siamo noi a decidere per noi stessi. Quando la Bolivia ha raggiunto l'indipendenza nel 1825, gli indios rimasero comunque sottomessi per via della nascita di uno stato coloniale e razzista e per loro non ci sono stati dei cambiamenti sostanziali, mentre oggi, conclude Mamani, Morales inizia ogni suo discorso dicendo: "siamo i popoli indigeni aymara, quechua e guaranì".

    Note:

    Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
    Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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