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Molti reporters colombiani sono costretti all'autocensura

Colombia: Il 2 Maggio è nata la Federación Colombiana de Periodistas

Soltanto tra Gennaio e Marzo di quest'anno in Colombia si sono registrati otto casi di minacce e tre di aggressione contro i giornalisti
4 maggio 2007 - David Lifodi

Alla vigilia della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa la Colombia ha vissuto un evento particolarmente significativo: il 2 Maggio infatti, a Medellin, è nata la Federación Colombiana de Periodistas (Fcp) in un paese dove svolgere la professione di giornalista è considerato quasi un "atto suicida", secondo le parole di Eduardo Marquez, responsabile della Federación Internacional de Periodistas del paese andino.
Uno studio condotto dal Centro de Investigación y Educación Popular (Cinep), diretto dal sacerdote gesuita Javier Giraldo, dimostra che in Colombia l'informazione non svolge il ruolo di servizio pubblico come diritto fondamentale della popolazione, ma risponde purtroppo a tutt'altre logiche.
In un contesto in cui solo una parte esigua della popolazione ha accesso a Internet non solo per i costi di connessione, ma anche per le scarse capacità tecniche e lo scarso livello di istruzione della maggioranza della gente, quasi tutti si alimentano esclusivamente delle notizie diffuse da radio e televisione mentre sono in pochi a potersi permettere l'acquisto quotidiano di un giornale, e quindi è molto facile per le grandi catene informative monopolizzare le notizie e diffondere ciò che vogliono. Giraldo, fondatore della Comisión Intereclesial de Justicia y Paz, sostiene che solo un gruppo ristretto di intellettuali ha accesso all'informazione, mentre Javier Restrepo, conosciuto giornalista colombiano, punta il dito contro l'autocensura a cui sono costretti molti suoi colleghi.
L'autocensura, spiega, non è dettata solamente dal violento clima che si respira nel paese a causa del conflitto armato che da decenni si protrae nel paese tra i guerriglieri delle Farc (Forza Armate Rivoluzionarie Colombiane) e dell’Eln (Esercito di Liberazione Nazionale) da un lato e gli squadroni paramilitari (che godono di compiacenza e appoggio in Parlamento e sono i principali alleati del Presidente Uribe) dall'altro, ma anche (o per meglio dire soprattutto) da parte dei direttori dei quotidiani. Secondo sondaggi e interviste le pressioni maggiori provengono dall'interno delle redazioni, dove editori, pubblicitari e direttori hanno il potere di imporre il silenzio su determinate notizie e obbligare alla pubblicazione di altre: "se non fosse per il lavoro delle associazioni che si battono in difesa dei diritti umani", denuncia Restrepo, "probabilmente nessuno sarebbe a conoscenza delle azioni commesse dai paramilitari delle Auc (Autodefensas Unidas de Colombia)".
"La paura di informare realmente è tale che manca un lavoro in cui emerga un’opinione o un dibattito, ad esempio se si viene a sapere di un massacro attribuito all'esercito i giornalisti si limitano ad intervistare un ufficiale dell'esercito, oppure in occasione di una tragedia di qualche tipo viene data la parola ad eventuali testimoni oppure alle autorità, che ovviamente danno una loro versione dei fatti deformata rispetto alla realtà", constata invece Javier Giraldo.
La situazione più difficile è quella in cui si trovano i giornalisti di provincia, costretti a lavorare quotidianamente su eventi riguardanti il conflitto armato in corso in luoghi dove tutti conoscono la loro residenza e i loro spostamenti quotidiani, insomma emerge un terrore latente che spesso condiziona il loro lavoro.
Soltanto tra Gennaio e Marzo di quest'anno in Colombia si sono registrati otto casi di minacce e tre di aggressione contro i giornalisti, mentre nel 2006 si sono verificate 140 violazioni denunciate contro i reporter colombiani rispetto alle 122 dell'anno precedente, secondo i dati forniti dalla Fundación para la Libertad de Prensa (Flip). Inoltre, gli attacchi contro il lavoro svolto dai giornalisti è attribuibile, sempre secondo i dati della Flip, nel 33% dei casi ai paramilitari e nel 18% alle formazioni guerrigliere. Nonostante le difficoltà in cui operano i lavoratori dell'informazione in Colombia, la Federación Colombiana de Periodistas rappresenta la principale associazione sindacale di un paese in cui il lavoro di giornalista spesso rischia di scontrarsi con il potere del narcotraffico (che gode inoltre di appoggi e compiacenze all'interno dello Stato): a questo proposito è significativo che il premio mondiale della stampa organizzato annualmente dall'Unesco in memoria di Guillermo Cano (direttore del quotidiano di Bogotà “El Espectador” ucciso nel 1986) quest'anno sia stato idealmente consegnato alla giornalista Anna Politkóvskaya, uccisa per avere denunciato i massacri delle forze armate russe contro la popolazione cecena.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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