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Fonte: Segnali di Fumo. - 17 giugno 2007

Il 13 aprile scorso il ricercatore Flaviano Bianchini (nella foto insieme all’autore) è intervenuto a una conferenza organizzata a Milano da Amnesty International sui danni ambientali provocati dalle miniere d’oro in Centro America.
Bianchini, dopo essersi laureato nel dicembre del 2005 in scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, è partito per il Centro America per adempiere a quella che considera una vera e propria missione: la difesa dell’ambiente e della salute umana. Ha così deciso di dare supporto tecnico-scientifico al collettivo ecologista Madreselva del Guatemala che si oppone alla costruzione di miniere d’oro a cielo aperto ritenute dannose per l’ambiente e per la salute delle popolazioni indigene Maya.
Nel corso della conferenza tenutasi a Milano, Bianchini ha ricostruito la storia del progetto minerario Marlin che sta monitorando dal febbraio del 2006. Tale progetto portato avanti dalla Montana Exploradora de Guatemala concessionaria della multinazionale canadese Glamis Gold, ora acquisita da Goldcorp, prevede l’estrazione di circa 6,4 tonnellate di oro l’anno per la durata di 10 anni nei comuni di Sipakapa e San Miguel Ixaguacan, entrambi nel dipartimento di San Marcos in Guatemala.
La miniera d’oro occupa un territorio di circa 10 Km2 sottratto in parte alla foresta e in parte alle terre coltivate dai Maya.
Franco Mazzarella e Flaviano Bianchini


Bianchini ha quindi accennato all’attività estrattiva evidenziando che per ottenere un’oncia d’oro (circa 28 grammi) occorre distruggere una tonnellata di roccia i cui detriti vengono dispersi nell’ambiente e che la miniera consuma giornalmente una quantità d’acqua che è 4 volte quella consumata dai 50.000 abitanti dei due comuni della zona. Ma la cosa più sconcertante è che, per estrarre l’oro dalla roccia, si fa uso del cianuro di sodio, il potentissimo veleno che viene poi disperso nel fiume che fornisce l’acqua alla miniera.
Bianchini, lo corso gennaio a Città del Guatemala ha pubblicato un rapporto nel quale riportava i risultati delle analisi effettuate sulle acque del fiume Tsalá che scorre nei pressi della miniera. Da tale rapporto si evince che mentre a monte della miniera l’acqua del fiume è pressoché pura, a valle risulta arricchita di sostanze nocive la cui concentrazione supera in alcuni casi i limiti imposti dalle norme sanitarie internazionali.
Dopo la pubblicazione del rapporto, Bianchini ha iniziato a subire minacce telefoniche e a essere pedinato e controllato nei suoi movimenti, con evidente scopo intimidatorio. Del suo caso si è occupato anche Amnesty International che da tempo è impegnata a svolgere azioni in favore di ambientalisti minacciati in Guatemala e in altri paesi del Centro America.
Ultimamente il ricercatore italiano ha ricevuto una denuncia per diffamazione da parte della direzione della Montana Exploradora, che avrebbe sposato la tesi governativa in base alla quale la miniera non recherebbe alcun danno al fiume Tzalá.
Gli abitanti del luogo non vogliono la miniera e lo hanno espresso quasi all’unanimità attraverso un referendum che vieta qualsiasi insediamento di miniere nel loro territorio. La vicenda è stata racconta nel film-documentario di Alvaro Revenga Sipakapa no se vende nel quale si vede come il potere politico, violando palesemente la convenzione ILO 169, non tiene in alcun conto la volontà del popolo.
Ma non in tutto il Centro America le cose funzionano allo stesso modo. Bianchini lo scorso anno ha realizzato uno studio simile anche in Honduras, monitorando il progetto minerario San Martín portato avanti dalla Minerales Entre Mares Honduras, sussidiaria della stessa ditta canadese che opera in Guatemala. I risultati del suo studio, pubblicati nell’agosto del 2006, sono stati ancora più sconvolgenti di quelli relativi alla miniera del Guatemala. La presenza di metalli pesanti e altre sostanze nocive era talmente al di sopra dei limiti consentiti dalla normativa internazionale da convincere il presidente della repubblica Manuel Zelaya a sospendere tutte le licenze concesse dal precedente governo e a promuovere una nuova legge sulle miniere che tenga conto dell’impatto ambientale e della salute dei cittadini.
Chissà quanta gente è consapevole del fatto che il processo di estrazione dell’oro contamina l’acqua e di conseguenza il suolo, contaminazione che si ripercuote sulle piante e quindi sugli animali e su chi li mangia.
A pensarci bene, senza oro si può vivere, senza acqua no.

Note:

http://www.amnestylombardia.it/comunichiamo.asp#a9

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