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Messico, nessun "miracolo" per Rodrigo Castro e i lavoratori dell'azienda tessile di Morelos
24 giugno 2007 - Monica Di Sisto
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Rodrigo Castro vive a Morelos, una piccola città della sponda sud tra Stati Uniti e Messico. Morelos è una delle città che doveva essere trasformata in metropoli dal miracolo del North American Free Trade Agreement, che conosciamo come Nafta, firmato nel 1994 e che fece entrare la dicitura "libero mercato" nel nostro parlare di tutti i giorni. I suoi sacerdoti avevano predicato il verbo della prosperità incondizionata per la povera gente del Messico e Castro è uno di quelli che ci avevano creduto. Gli attivisti di Corpwatch, osservatorio americano sul mancato miracolo globale, lo trovano ad aspettarli sulla porta di una piccola casa, in pantaloni comodi e t-shirt, assediato da biciclette e giochi per bambini.
Quando entrano in casa, il suo soggiorno assomiglia più ad un ufficio: Castro è un logista che ha fatto per diciotto anni il manager di un negozio a Minneapolis. Poi, un paio d'anni fa, è tornato a casa sua, a Morelos, perché ha trovato lavoro presso la Sights Systems Denim, un'azienda familiare americana che ha circa vent'anni di storia e produce abbigliamento di tendenza stile "falso povero", acquistandolo nuovo e "rovinandolo" ad arte per venderlo a grandi aziende americane come Levi Strauss. La sola Levis, ad esempio, ha circa trentacinque fornitori dai quali compra pezzi per le sue collezioni in capannoni in giro per il Messico. «Era divertente lavorare per Sight - racconta Castro - ci trattavano con un certo rispetto, lo devo ammettere».
Nel settembre dello scorso anno l'azienda informa i suoi lavoratori che chiuderà gli impianti per tre giorni, a cavallo della Festa per l'Indipendenza messicana. «Il sabato, però - racconta Castro - sono andato comunque in fabbrica ad occuparmi di alcune spedizioni e ho capito che qualcosa non andava per il verso giusto». Il manager ha cominciato a pressarlo perché finisse in fretta, e alle tre del pomeriggio Castro è stato spinto dalla vigilanza fuori dalla porta. In paese giravano dal giorno prima strane chiacchiere su camion giganteschi e mai visti che si aggiravano intorno ai capannoni caricando pacchi su pacchi. All'indomani a Castro e agli altri la Sight Systems Denim notificò che non ci sarebbe più stato alcun lavoro per loro né per nessun altro all'ombra di quei capannoni.
«Una donna è andata a chiedere che cosa era successo - continua Castro - ma è stata subito bloccata dalla sicurezza. Il manager, Shane Smithart, però, ci aveva assicurato che non era cambiato nulla». Nessuno gli aveva creduto, per fortuna, e in pochi minuti il piazzale tra i capannoni era pieno di tutti gli ottocento impiegati che ci lavoravano. Sei camion erano già partiti, però cinque erano ancora dentro. «Abbiamo chiamato la compagnia elettrica e gli abbiamo chiesto di staccare al luce all'impianto, cosa che è successa». Castro se la ride un po' al ricordo, perché quando arrivò il sindaco sul posto gli addetti all'import avevano già tracciato gli altri camion: così il sindaco chiamò il governatore e insieme ordinarono ai fuggitivi di fare dietrofront e di tornare a Morelos, con la promessa degli operai che non li avrebbero assaltati né danneggiati.
«Avevamo 250mila paia di jeans stipati dentro i camion, un tesoro - stima Castro - da circa un milione di dollari visto che in negozio alcune di quelle paia le puoi pagare fino a trecento euro. Abbiamo chiesto undici milioni di pesos, pari all'importo della liquidazione che avremmo preso tutti andando in pensione e cioè tre mesi di paga, più o meno, a seconda dell'anzianità. Loro ci hanno fatto una controfferta ridicola, nonostante le pressioni di Levis e altri suoi committenti e l'abbiamo rifiutata».
Alla fine gli operai sono stati pagati, dopo molti e molti giorni di tira e molla, ma sono rimasti comunque tutti e ottocento senza lavoro. A Rodrigo Castro, che gli chiedeva come aveva mai potuto fare questo ai suoi dipendenti, Bart Sights, il titolare della fabbrica omonima gli ha risposto: «Queste fabbriche non durano mai».
Le cifre del "miracolo" della sponda sud dell'Eldorado gli danno ragione: secondo il ministero per il commercio degli Stati Uniti, il Messico nel 2001 ha esportato 143 miliardi di dollari di prodotti ai partners dell'accordo Nafta, con una crescita del 232 per cento dal 1993 «il doppio della crescita dell'export nel resto del mondo», vanta il suo sito web. Global Insight conferma: nei primi cinque anni di liberalizzazione le fabbriche in Messico sono passate da 2.267 a oltre 3.400, offrendo posti di lavoro che sono cresciuti da 681mila a oltre un milione nel 2004. Ma rivela anche che negli anni successivi la tendenza si è invertita: solo nel 2004, infatti, ben 2.800 fabbriche sono state impacchettate e chiuse in giro per il Messico e un altro milione di Rodrigo Castro sono finiti in strada. Un "miracolo" quasi a somma zero, quello del Nafta e dei suoi "parenti" liberalizzatori, con un perdente certo: Rodrigo Castro.

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