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Sul perdurare degli episodi di femminicidio e delle intimidazioni a Ciudad Juarez

Lettera di protesta e di solidarietà con i parenti delle vittime e con i loro difensori inviata dai Giuristi Democratici alle autorità messicane.
7 luglio 2007

Al Dott. Felipe Calderón Hinojosa, Presidente della Repubblica
Al Dott. Francisco Ramírez Acuña, Ministro degli Interni
Al Dott. José Reyes Baeza, Governatore dello Stato di Chihuahua
Alla Dott.ssa Patricia González Rodríguez , Procuratrice Generale di Giustizia di Chihuahua
Al Dott. Eduardo Medina Mora, Procuratore Generale della Repubblica
Alla Dott.ssa Alicia Elena Pérez Duarte
Al Procuratore Speciale per l'Attenzione dei Delitti Relativi ad Atti di Violenza sulle Donne
Al Dott. Santiago Cantón, Segretario Esecutivo della CIDH
Al Dott. Amerigo Incalcaterra, Ufficiale dell'Alto Comissionato dell'ONU per i Diritti Umani in Messico

E per conoscenza:

Asociación Nacional de Abogados Democráticos
Nuestras Hijas de Regreso a Casa
Comité de América Latina y el Caribe para la defensa de los Derechos Humanos de la Mujer

L'Associazione italiana dei Giuristi Democratici esprime la propria preoccupazione per il perdurare di episodi di intimidazione e minacce nei confronti delle vittime di femminicidio e dei difensori delle famiglie delle vittime a Ciudad Juarez (Messico).

Risulta che da 9 mesi parenti delle vittime del femminicidio che fanno parte dell’Associazione “Nuestras Hijas”, così come i loro avvocati membri della ANAD, l’Associazione Messicana Avvocati Democratici, hanno subito intimidazioni, molestie da parte di funzionari pubblici, perquisizioni, minacce velate e negli ultimi giorni minacce dirette via mail e cellulare da parte di persone sconosciute, in particolar modo nei confronti di Malú García Andrade, Marisela Ortiz e di una delle avvocate della ANAD.
Addirittura si sono verificati più episodi di furto con scasso in cui l’unico oggetto prelevato erano fascicoli di documenti relativi ai casi.

Nel solo mese di giugno 2007, il 10 è stato inviato alla mail personale di uno degli avvocati un messaggio che riportava il titolo “Alla fine ci si è riusciti!!!” e con il solo testo “Tu sarai eliminata”, il 15 è stato ricevuto un altro messaggio, contenente insulti e minacce, tra le quali “E’ UNA VERA FRODE QUELLA CHE STAI FACENDO. STIAMO SEGUENDO I TUOI PASSI…. STIAMO CONTROLLANDO LA TUA MAIL E ABBIAMO GIA’ COPIA DI TUTTO, CONTROLLEREMO ANCHE IL TUO CONTO BANCARIO", il 18 è stato ricevuto un messaggio ricevuto nella mail dell’organizzazione con il titolo "Informazione" contenente insulti e minacce tra cui: "smettetela con queste cazzate e dedicatevi ad altre cose reali siete delle stronze solo voi credete nelle vostre cazzate andate a farvi fottere”. “Smetti di rompere i coglioni con le vostre cazzate se realmente vuoi che questo paese progredisca smettila con queste stupidaggini e mettetevi a lavorare. VIVA IL MESSICO COGLIONE”, il 22 è stato inviato un messaggio via cellulare al telefono di Marisela Ortiz con il testo "goditi la vita fino a che puoi" e con un mittente che apparentemente non esiste perché non entra alcuna chiamata al numero e non vi è alcuna risposta.

E’ evidente il clima di continua tensione nel quale vivono le famiglie delle vittime e gli avvocati difensori, peraltro oggetto di intimidazioni anche da parte delle forze dell’ordine.

Ricordiamo che lo Special Rapporteur dell’Onu ha definito il femminicidio in Messico “un crimine di Stato” per la complicità di soggetti appartenenti alle Istituzioni nel consentire il perpetrarsi di tali brutalità e per le omissioni nelle indagini sui casi di femminicidio.

Ricordiamo anche che il Comitato per l’Applicazione della CEDAW, nella Raccomandazione 15 del 2006 “sollecita lo Stato membro ad adottare senza indugio tutte le misure necessarie per eliminare la violenza contro le donne commessa da qualsiasi persona, organizzazione, impresa, così come tutte le violenza commesse o risultanti dalle azioni od omissione dei funzionari dello Stato, a tutti i livelli.” , e richiede inoltre allo Stato membro di “favorire l’accesso delle vittime alla giustizia, ed assicurare che si abbia l’effettiva e concreta punizione dei colpevoli e che le vittime possano beneficiare di programmi di protezione.”

Con specifico riferimento alla situazione di Ciudad Juarez, il Comitato per l’Applicazione della CEDAW, nella Raccomandazione 16 del 2006 “lamenta che i crimini contro le donne e le sparizioni di donne continuino, e che le misure adottate sono del tutto insufficienti per compiere una positiva indagine sui casi e perseguire e punire i colpevoli, così come sono insufficienti per consentire alle vittime ed ai loro familiari l’accesso alla giustizia, misure di protezione, risarcimento economico. Il Comitato lamenta in modo particolare che queste misure di gran lunga sono lontane dal poter prevenire la commissione di altri crimini.”

In ragione di ciò richiediamo fermamente e con convinzione alle Autorità Statali e Federali Messicane quanto segue :

Che si diffondano ufficialmente le notizie relative alle azioni intraprese dalle autorità rispetto alle precedenti denunce sporte e ai fatti che si denunceranno nei prossimi giorni.

Che si svolgano ufficialmente le indagini necessarie per identificare i responsabili di questi atti intimidatori e minacce, e che gli stessi vengano opportunamente puniti.

Che si assicuri l’applicazione dei principi della Dichiarazione di Difesa dei Diritti Umani, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 9 dicembre 1998, e si provveda a rendere possibile l’esercizio del diritto di promuovere e difendere i diritti umani, ed a tutelare le persone che esercitano tale diritto in qualunque circostanza.

Che nell’esercizio dell’attività giudiziaria, legislativa e politica si rispettino le Raccomandazioni mosse al Governo Messicano dal Comitato per l’Applicazione della CEDAW.

Roma, 4 luglio 2007

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