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    Nicaragua - Bananeros: due mesi a Managua senza molti risultati

    Intervista con Victorino Espinales - Presidente ASOTRAEXDAN
    7 agosto 2007 - Giorgio Trucchi

    Victorino Espinales con esponenti della Ass. Italia-Nicaragua

    Sono ormai passati due mesi da quando gli ex lavoratori e lavoratrici ammalati a causa del pesticida Nemagón si sono nuovamente accampati, in segno di protesta, di fronte al Parlamento nicaraguense a Managua.
    Tra le loro principali richieste vi sono la creazione di una legge che conceda una pensione vitalizia a tutti gli ammalati e riprendere le negoziazioni con il governo per rispettare gli accordi firmati in maggio del 2005, dopo la storica "Marcha sin retorno".

    La Lista Informativa "Nicaragua y más" ha conversato con Victorino Espinales, presidente della Asociación de Trabajadores y ex Trabajadores Afectados por el Nemagón (ASOTRAEXDAN), per conoscere la situazione dopo questa prima fase della nuova protesta dei bananeros.


    - Sono trascorsi due mesi dal vostro arrivo a Managua. Possiamo fare una prima valutazione di questa nuova tappa della lotta di ASOTRAEXDAN?

    - Come primo punto siamo riusciti ad ottenere dalla Asamblea Nacional che si formasse una Commissione Speciale, coordinata dal deputato Luis Callejas, la quale si occuperà di discutere ed approvare il progetto di legge che abbiamo presentato. Questo progetto ha l'obiettivo di concedere una pensione vitalizia a tutti gli ammalati e sappiamo che dovremo mantenere una certa pressione sulla Commissione, affinché la presenti in tempi brevi in aula per la sua approvazione definitiva. Abbiamo preparato una lettera da inviare a tutti i deputati e sono anche iniziati i primi contatti con la Previdenza Sociale (INSS) per verificare la fattibilità di questa nuova legge.

    - Chi sarebbero le persone beneficiate? Solo gli associati ad Asotraexdan o tutte le persone ammalate a causa del Nemagón?

    - Il nostro progetto include tutte le persone ammalate e questo nonostante gli altri gruppi di bananeros non si siano mobilitati per ottenere questo importante risultato. La nostra associazione si è differenziata dalle altre proprio per aver lavorato a favore di tutte le persone ammalate e lo stesso era successo nel passato con l'approvazione della Legge 364. Nonostante il progetto di legge abbia chiaramente un taglio di carattere nazionale, è possibile che gli altri gruppi abbiano nel futuro dei problemi con i meccanismi di implementazione della legge stessa, ma questa è una cosa che non dipenderà da noi.

    - Quali sono i meccanismi per determinare se una persona è ammalata ed ha quindi diritto alla pensione?

    - La Legge 364 contiene una descrizione dei diversi gradi di malattia che riguardano la sterilità ed inoltre si fa riferimento ad "altre malattie" collegate al Nemagón. Nel 2005, il Ministero della Sanità (MINSA) ha inoltre iniziato un'indagine per scoprire quali fossero queste malattie e ne sono state riconosciute 29. Ci sono quindi elementi sufficienti per poter portare avanti il processo di approvazione della pensione vitalizia. Quello su cui invece dobbiamo ancora lavorare molto è la formazione di una équipe tecnica composta da rappresentanti delle imprese, delle istituzioni e della nostra associazione, con il compito di studiare ogni caso di persona ammalata e certificarne il diritto alla pensione. Anche questo aspetto dovrebbe essere regolato dalla nuova legge.

    - Un altro punto ancora irrisolto è la riapertura delle negoziazioni con il governo. Come sta procedendo?

    - Per il momento il governo non ha dato nessun segnale di disponibilità. Abbiamo inviato sei lettere ed abbiamo contattato persone molto vicine al presidente Ortega per vedere se fosse possibile cominciare a dialogare, ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta. C'è gente che dice che il presidente non voglia dialogare perché usiamo pubblicamente termini molto forti nei suoi confronti, ma dovrebbe ricordarsi che è suo compito mettersi al servizio della gente e non viceversa. È un suo dovere risolvere questo problema e nonostante sembra non voglia farsene carico, prima o poi crediamo che invierà qualche delegato per cercare di risolvere questa situazione.

    - Come è la situazione della gente nell'accampamento?

    - Ultimamente è arrivata molta gente ed in media abbiamo una presenza di circa 3.500 persone e questo nonostante la mancanza quasi totale di aiuti da parte della società civile. Praticamente non abbiamo cibo e ci siamo dovuti organizzare in squadre per andare a chiederlo nei mercati locali od addirittura dover contare con gli aiuti che mandano le persone, che non sono potute venire a causa del loro stato di salute.

    - Da che cosa dipende questo cambiamento di atteggiamento da parte delle organizzazioni della società civile?

    - Da un lato credo dipenda dal fatto di essersi rese conto che non sono obbligate a sostenere la nostra lotta, mentre dall'altro credo che dipenda dal fatto che molte di esse siano vicine al nuovo governo e non vogliano che si attacchi in modo deciso il Presidente della Repubblica. Credo che alla fine sia un errore, ma in effetti il risultato è che sono molto poche le organizzazioni che ci stanno aiutando.

    - Rispetto alla "Marcha sin Retorno" del 2005 state usando strumenti di pressione molto più morbidi. Da che cosa dipende?

    - È una nuova strategia con la quale vogliamo dimostrare che questo governo si sta comportando come il governo Bolaños od addirittura in modo peggiore. Questo non vuol dire che in qualsiasi momento non si possa adottare qualche misura più estrema, come per esempio lo sciopero della fame.

    - Durante le scorse settimane avete subito due attentati e due persone sono state ferite da armi da fuoco. A che punto sono le indagini?

    - La situazione continua ad essere molto strana e direi anche sospetta. Per il momento né la Polizia, né la Procura per la Difesa dei Diritti Umani (PDDH) hanno fatto conoscere una risoluzione su questi casi.

    - Il mese scorso vi siete presentati davanti ai mezzi di comunicazione per far conoscere un comunicato emesso dalla ASOTRAEXDAN e dall'impresa DOLE. In questo comunicato chiedevate alle istituzioni di integrarsi al processo di negoziazione che va avanti da più di un anno. C'è stata qualche risposta?

    - Da parte del governo non c'è stata nessuna risposta, mentre ci è stata espressa la totale disponibilità da parte dei deputati. Credo che alla fine sia stata una decisione giusta, in quanto abbiamo presentato una seconda agenda di lavoro al presidente Ortega ed in qualità di presidente di tutti i nicaraguensi, deve partecipare a questo sforzo che stiamo facendo per risolvere questo problema.

    - Il fatto di apparire pubblicamente ed emettere un comunicato insieme alla DOLE ha destato una certa preoccupazione e molti dubbi a livello nazionale ed internazionale. La DOLE ha inoltre espresso nuovamente che non ha intenzione di riconoscere l'esistenza di malattie provocate dal Nemagón tra gli ex lavoratori e nemmeno di riconoscere che anche le donne sono state colpite dagli effetti del pesticida. Non si poteva trovare un'altra forma che non fosse quella di apparire pubblicamente a fianco di questa impresa, che voi segnalate come una delle responsabili di tanti danni e sofferenze?

    - Credo che la società civile e gli analisti a livello nazionale ed internazionale stiano vedendo il problema da un punto di vista errato. Stanno osservando solamente ciò che di negativo ha detto il Vicepresidente della DOLE, Michael Carter, e non considerano che ha anche ammesso di voler risolvere questo problema.

    - Ma vi siete seduti ed avete condiviso la lettura di un comunicato nel quale si dice che non esistono prove che attestino che il Nemagón ha fatto ammalare ed ha ucciso migliaia di persone e che, di fatto, esclude le donne dagli eventuali indennizzi...

    - Sì, ma contemporaneamente dice che vuole risolvere il problema e che cosa significa questo? Che sta riconoscendo che il problema esiste. Il vero problema è che la gente non vuole vedere ciò che dicono le due parti. Noi stiamo dicendo che abbiamo una proposta integrale e se i signori della DOLE non l'accettassero, non si sarebbero nemmeno seduti per negoziare. Siccome invece stanno partecipando alle negoziazioni ed accettando che il problema esiste e che dobbiamo trovare una soluzione, chiediamo ora che il governo sia parte di questa negoziazione.
    È per questo motivo che considero questo passo come positivo e voglio esprimere la mia protesta nei confronti degli analisti, perché guardano solo ciò che dice Michael Carter e non prestano attenzione al nostro progetto.

    - Non è comunque facile vedervi seduti insieme alla controparte, condividendo un comunicato in un caso così emblematico come quello del Nemagón…

    - È indubbiamente molto delicato sedersi con questa gente, ma se non ci sediamo col demonio, con chi ci sediamo? La gente dovrebbe piuttosto far pressione sul governo affinché accetti di partecipare alle negoziazioni per aiutarci a trovare una soluzione. Questo è il vero problema e ti assicuro che il giorno in cui ci rendessimo conto che questa negoziazione sta danneggiando la nostra gente, abbandoneremmo il dialogo con questa multinazionale. Per il momento non siamo soddisfatti, ma si è aperta una porta e non vogliamo che si chiuda.

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