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    Lula e Chavez in viaggio. Ma su due strade diverse

    I due maggiori protagonisti della scena continentale visitano diversi paesi latinoamericani. Uno per promuovere agro-combustibili, l'altro per promuovere (e condividere) gas e petrolio. Due «modelli» sempre più lontani
    23 agosto 2007 - Raúl Zibechi (Alai)
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Nella prima settimana di agosto l'America latina ha visto due importanti viaggi presidenziali dai propositi diametralmente opposti. Uno il viaggio di Luiz Inacio Lula da Silva, l'altro il viaggio di Hugo Chavez.
    Molti osservatori e analisti hanno preferito eludere il fatto che due fra i principali protagonisti politici del continente hanno intrapreso tournée in contemporanea e in parallelo che mettono in evidenza le difficoltà dell'integrazione regionale. Lula ha visitato cinque paesi: Messico, Honduras, Nicaragua, Panamà e Giamaica con l'obiettivo di promuovere gli agro-combustibili. Chavez è andato nello stesso periodo in Argentina, Uruguay, Ecuador e Bolivia per firmare accordi che accelerino l'integrazione.
    Quella di Lula si potrebbe chiamare «la seconda tournèe dell'etanolo». La prima la fece George W. Bush ai primi di marzo di quest'anno, quando firmò accordi di lungo periodo con Lula per promuovere gli agro-combustibili. Adesso il presidente del Brasile si è messo in viaggio per agevolare l'installazione nei paesi centro-americani di impianti per l'etanolo da canna da zucchero da parte di imprenditori brasiliani.
    In Messico, prima tappa del suo viaggio, Lula ha perorato un accordo fra la compagnia statale messicana Pemex e la transanzionale brasiliana Petrobras per l'esplorazione e lo sfruttamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico. L'accordo è interessante per la Petrobras dal momento che l'impresa è il leader mondiale dell'estrazione di greggio in acque profonde, una tecnologia che l'impresa messicana non possiede.
    La sinistra messicana ha reagito duramente. Andres Manuel Lopez Obrador, vittima di una frode elettorale nelle elezioni del 2006 che ha beneficiato l'attuale presidente Felipe Calderon, ha avvertito che la Petrobras potrebbe essere usata come «punta di lancia» per privatizzare la Pemex, un obiettivo a lungo accarezzato dalle multinazionali. «Lo rispetto molto, però il movimento che rappresento, un'opposizione reale e vera, non accetta che si svenda la ricchezza petrolifera messicana a stranieri, sotto qualsiasi forma», ha detto Lopez Obrador commentando le mosse di Lula sul quotidiano La Jornada del 6 agosto. Il leader messicano ha aggiunto che la Petrobras cercherà il petrolio nel mar dei Caraibi e in cambio si terrà una parte degli idrocarburi trovati, ciò che non implica alcun rischio perché già si sa dove si trovano i giacimenti. Ma dietro la Petrobras - ha osservato - potrebbero arrivare le altre multinazionali.
    Sugli agro-combustibili, Lula ha detto che conta sull'appoggio del Messico «nella campagna per lanciare un mercato mondiale di combustibili più puliti, economici e rinnovabili. Abbiamo l'opportunità di democratizzare l'accesso a nuove fonti di energia moltiplicando la generazione di lavoro e diversificando la matrice energetica». E' chiaro che il presidente brasiliano non ha tenuto in nessuna considerazione le argomentazioni presentate in questi ultimi mesi sul Granma da Fidel Castro, fra molti altri, contro questo tipo di energia.
    In Nicaragua, Lula ha offerto a Daniel Ortega il suo appoggio per fare di questo paese il pioniere degli agro-combustibili nella regione. «E' del tutto inammissibile ed è un crimine produrre etanolo derivato dalla coltivazione del mais», gli ha risposto il presidente nicaraguense.
    In Giamaica, Lula ha inaugurato un impianto di proprietà di investitori giamaicani e brasiliani per la disidratatazione dell'etanolo, e in Honduras e Panamà ha firmato accordi per lo sviluppo dei combustibili a partire dalla canna da zucchero. Il quotidiano La Folha di San Paolo, il 5 agosto, ha ricordato i motivi di fondo del Brasile per espandere l'etanolo in quella regione: «L'interesse è usare l'America centrale come piattaforma d'esportazione dell'etanolo». Il Brasile ci mette la tecnologia e i capitali, i centro-americani ci mettono il lavoro semi-schiavo nelle piantagioni di canna, e in questo modo la potenza continentale emergente riesce ad aprire un mercato protetto in cui ha enormi difficoltà ad entrare. Il ragionamento di Lula è trasparente: «Insieme possiamo costruire una potenza economica mondiale», ha detto in Messico al super-derechista Felipe Calderon.
    La torunèe di Chavez è stata molto diversa. In Argentina ha firmato un accordo con Nestor Kirchner per l'acquisto di 500 milioni di dollari in titoli del debito argentino e si è impegnato a comprarne altrettanti nei prossimi mesi. Questo accordo è vitale dal momento che dopo il default del 2001, l'Argentina non ha più accesso ai crediti internazionali. Poi ha firmato un accordo per la costruzione di un impianto di rigassificazione del gas liquido venezuelano a Bahía Blanca, anch'esso vitale visto che l'Argentina soffre una seria crisi energetica.
    In Uruguay ha firmato un Trattato di sicurezza energetica con Tabaré Vazquez perché le due compagnie statali - l'uruguayana Ancap e la venezuelana Pdvsa - possano raddoppiare la capacità di produzione dell'unica raffineria dell'Uruguay e creare un'impresa mista per l'estrazione del greggio della Fascia dell'Orinoco, considerata la maggior riserva petrolifera mondiale. Con questo l'Uruguay si garantisce l'energia sul lungo periodo.
    Questa volta Vazquez e Chavez si sono trovati d'accordo: «Quale altro governo del mondo ha fatto un'offerta di tale grandezza e generosità?», ha detto il presidente uruguayano. «Noi argentini dovremmo, e dobbiamo, essergli molto riconoscenti, perché ogni volta che ne abbiamo avuto bisogno, lui c'era», ha detto un ministro molto vicino a Kirchner.
    E in Ecuador, Chavez ha sottoscritto un investimento di 5 miliardi di dollari con il presidente Rafael Correa per la costruzione di una raffineria nella provincia di Manabí, e che sarà la più grande sulla costa del Pacifico, per raffinare 300 mila barili di greggio al giorno.
    In Bolivia, Chavez e Evo Morales hanno stretto un accordo destinato alla creazione dell'impresa petrolifera bi-nazionale Petroandina - fra la boliviana Ypfb e la venezuelana Pdvsa -, che prevede come progetto di partenza un investimento di 600 milioni di dollari nelle attività di esplorazione in Bolivia. Con la nascita della Ypfb-Petroandina, la Bolivia ha recuperato il suo diritto a esplorare e sfruttare i propri idrocarburi.
    Nel viaggio di Chavez si è discusso anche delle difficoltà frapposte all'ingresso del Venezuela nel Mercosud. Fino a oggi i parlamenti di Argentina e Uruguay hanno ratificato l'adesione di Caracas al Mercato comune. Ma Paraguay e Brasile lo stanno rallentando. Si sa che il parlamento di Brasilia è restio ad approvare l'ingresso, dal momento che la maggioranza è di centro-destra, per quanto il governo Lula possa far valere il suo peso. A Buenos Aires, Chavez ha detto, al chiuso di una riunione ristretta a cui però il quotidiano Pagina 12 ha avuto accesso, che i problemi fra Venezuela e Brasile non si devono a «una disputa di leadership» ma a «un confronto fra modelli energetici».
    Uno lavora per l'integrazione sulla base della suddivisione del petrolio e del gas, per assicurare così l'autonomia energetica al continente; l'altro spinge per un'integrazione sulla base degli agro-combustibili, portando avanti la stessa politica dell'impero.

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