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    Nicaragua - Grave conflitto con la ESSO Standard Oil

    Messi sotto sequestro gli impianti di Corinto
    4 settembre 2007 - Giorgio Trucchi

    A seguito di una denuncia della Dirección General de Aduanas (DGA), la giudice Socorro Toruño del Tribunale di Chinandega (occidente del Nicaragua), ha disposto il sequestro degli impianti della ESSO, una delle più importanti compagnie petrolifere presenti nel paese.
    L'accusa riguarda la presunta importazione non dichiarata di grosse quantità di petrolio nel paese ed a questo si aggiungerebbe l'errato pagamento delle imposte da parte della compagnia. Secondo le due istituzioni, la ESSO avrebbe evitato di pagare alla DGA circa 54 milioni di cordobas (3 milioni di dollari) in concetto di imposte per l'importazione del petrolio ed avrebbe anche pagato solo il 25% (invece del 30% previsto dalla Legge di Equità Fiscale) in concetto di Imposta sul Reddito alla DGI, su un totale dichiarato di 49 milioni di cordobas (circa 2.7 milioni di dollari).

    La giudice Toruño ha quindi accolto la richiesta della DGA ed ha messo sotto sequestro gli impianti di stoccaggio e distribuzione di Corinto (principale porto del Nicaragua sull'Oceano Pacifico), affidandone la custodia all'amministratore della DGA a Corinto. Mentre iniziavano le negoziazioni tra la compagnia, il Ministro dell'Energia e Miniere, Emilio Rappaccioli e le istituzioni coinvolte nella denuncia e mentre l'ambasciata statunitense tuonava contro la violazione alla proprietà privata ed al libero commercio, ventilando la possibilità di una crisi tra i due stati, la DGA ha deciso di affittare per sei mesi l'Area Uno di stoccaggio alla Empresa Nicaraguense de Petróleo (PETRONIC). Poco dopo la firma del contratto d'affitto, alcune decine di lavoratori e tecnici di PETRONIC hanno preso possesso dei sette enormi serbatoi di stoccaggio ed hanno iniziato il travaso di parte del petrolio proveniente dal Venezuela, petrolio che il governo di Ortega ha negoziato con questo paese all'interno dei progetti di cooperazione tra i paesi che fanno parte dell'Alternativa Bolivariana para las Américas (ALBA).

    Pochi giorni dopo il sequestro degli impianti e mentre proseguivano le negoziazioni tra le parti, la giudice Toruño ha deciso di affidarne la custodia a un nuovo soggetto, il gerente generale della ESSO di Corinto, Gabriel Cedeño, con l'obbligo però di rispettare il contratto di affitto con PETRONIC firmato dal suo predecessore.
    Secondo l'Assessore Internazionale per gli Affari di Governo della ESSO, Milton Chávez, "questa nuova disposizione della giudice Toruño non è accettabile, in quanto all'interno delle istallazioni continua a permanere personale di PETRONIC e questo vuol dire che la ESSO non ha ancora ripreso possesso dei propri impianti".

    Per questo motivo, la compagnia nordamericana ha rifiutato di prendere in consegna gli impianti ed il responsabile degli Affari Pubblici ed Internazionali della ESSO, Alfredo Fernández, ha quindi dichiarato di aver già presentato un ricorso d'appello contro la decisione della giudice.
    "Vogliamo che si rispetti la legge e la legge dice che il bene deve essere restituito senza che ci sia gente non della ESSO nelle istallazioni. Fino a che non ritorneremo in possesso dei nostri impianti non potremo conversare, né negoziare", ha dichiarato Fernández.

    La difficile situazione che si è creata con la multinazionale nordamericana ha destato molte critiche da parte dell'opposizione e moderate reazioni da parte dell'impresa privata nicaraguense (COSEP).
    Se da una parte è piuttosto ovvio che la ESSO abbia qualcosa da nascondere circa le sue importazioni di petrolio e le imposte che avrebbe dovuto pagare secondo quanto previsto dalle leggi nicaraguensi, dall'altra è altrettanto sicuro che la grave emergenza energetica che sta affrontando il governo di Ortega a circa un anno dalle prossime elezioni municipali, abbia fatto accelerare i tempi per la ricerca di una soluzione.
    È quanto mai probabile, quindi, che di fronte alle difficoltà nelle negoziazioni con la ESSO per affittare alcune delle sue cisterne dove stoccare il petrolio venezuelano, il governo abbia utilizzato questa tattica per superare gli ostacoli presentati dalla compagnia nordamericana.

    Secondo Rodolfo Zapata, gerente di PETRONIC, "non possiamo negare che abbiamo bisogno di cisterne per poter immagazzinare il petrolio venezuelano. Attualmente abbiamo stoccato circa 70 mila barili di petrolio negli impianti di PETRONIC, ma abbiamo bisogno di altre cisterne per altri 50 mila barili. Con quelle affittate alla ESSO potremo immagazzinarne altri 20 mila e stiamo negoziando con altre imprese per poter immagazzinare ciò che resta", ha concluso il responsabile dell'impresa nazionale di petrolio.

    Mentre si discute e la situazione vive un momento di impasse, la ESSO si trova di fronte a nuovi problemi. Secondo Eduardo Gaitán, Direttore delle Imposte del Comune di Managua, "la compagnia nordamericana deve pagare più di 90 milioni di cordobas (circa 4,9 milioni di dollari) in concetto di licenza comunale di operazioni".
    Le quattro compagnie petrolifere presenti in Nicaragua avrebbero un debito di oltre 9,6 milioni di dollari e Gaitàn ha spiegato che "non si tratta di una nuova imposta, in quanto il petrolio e i suoi derivati sono esonerati dalle imposte municipali. Si tratta invece della licenza per poter operare sul nostro territorio e questa si deve pagare in base al guadagno lordo degli ultimi tre mesi, sulla cui media viene poi calcolato il 2 per cento".

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