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    Bahia, il cuore nero del Brasile. E dei suoi contrasti

    Lo stato della negritudine, delle saghe di Jorge Amado e del sertão non è più il feudo familiare degli ultimi 40 anni. Ora è governato dal Pt, con i suoi programmi sociali. Ma le contraddizioni vecchie stentano a essere superate mentre le nuove si affacciano. Come gli agro-combustibili
    9 settembre 2007 - Serena Corsi
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    E' passata solo qualche settimana dalla morte di Antônio Carlos Magalhães, padre-padrone di Bahia per 40 anni, sempre saldamente al timone della politica locale: governatore, sindaco, deputato federale, ma soprattutto amico dei potenti che negli ultimi 4 decenni contavano a Brasilia. Suo figlio ha preso il suo posto come deputato federale, ma - finalmente - l'egemonia della dinastia Magalhães é al tramonto.
    Prima di morire, il 20 luglio, ACM, come era conosciuto qui in Brasile, aveva giá assistito alla propria morte política nell'ottobre scorso, quando le elezioni per il governatore, in concomitanza con le presidenziali, avevano dato la vittoria al Pt di Jaques Wagner, uomo molto vicino a Lula. Wagner ha ereditato Bahia, luogo mitico del sertão brasiliano, sfondo delle saghe di Jorge Amado e cuore della negritudine brasiliana. Ma se Bahia é il cuore profondo del paese, il Brasile é cardiopatico: nonostante abbia uno dei Pil piú alti del paese, lo Stato di Bahia é il secondo dal basso per tasso di analfabetismo e per percentuale di popolazione vicina allá soglia di povertá.
    Come nel resto dell'arretrato Nord-est, il caciquismo - declinazione brasiliana della mafia clientelare - ha tenuto in scacco la societá fino ad oggi, forte della scarsitá diffusa dei beni primari. Nelle piccole cittá dell'interno, congelate in un passato indefinibile, la corruzione si respira, si tocca, si legge fra le righe dei giornali locali(tutti saldamente in mano alle oligarchie latifondiarie).
    Il fatto che, nonostante il clima, un uomo del Partido dos Trabalhadores abbia conquistato il posto di governatore, la dice lunga sulla tela intrecciata dalla societá civile (dai sem terra alle dicoesi piú illuminate, dai movimenti dei sem teto alle femministe, alle associazioni di meninos de rua) negli ultimi anni. La sconfitta di Magalhães, piú ancora della corrispondente vittoria di Wagner, é un segnale forte.
    Eppure i segnali dal basso faticano a incidere a fondo gli enormi squilibri dei rapporti di forza brasiliani. E' vero che sono state giá gettate le basi dell'orçamento partecipativo, il bilancio partecipativo che fu il fiore all'occhiello di Porto Alegre durante le amministrazioni del Pt, promesso da Wagner in campagna elettorale e che dovrebbe suggerire alle amministrazioni le prioritá dei bahiani Ora i programmi sociali non raggiungono piú la popolazione (solo) attraverso la rete clientelare, ma grazie a comitati e commissioni creati ad hoc. Piú burocrazia ma piú trasparenza. Si tratta di un cambiamento epocale, almeno nelle intenzioni. Bisogna vedere se sarà l'inizio di un nuovo modello di sviluppo o si fermerà a una forma - per quanto più onesta e più efficace - di assistenzialismo sociale. I programma della Bolsa Família e della Luz para todos sono certo un bel passo in avanti ma non intaccano il nodo vero: il latifondo che è la causa principale delle storiche e drammatiche disuguaglianze bahiane. In Brasile l'1% dei proprietari terrieri detiene il 50% della terra e nella Bahia la situazione é aggravata dalla mancanza di industrializzazione e quindi di lavoro ( il 70% del reddito generato dall'industria brasiliana é concentrato a sud, nel triangolo San Paolo-Rio de Janeiro-Belo Horizonte).
    E' anche per questo che nella Bahia sopravvive, non solo come retaggio storico, la piaga del lavoro schiavo: ai diseredati viene lanciato l'amo di un piccolo credito iniziale, da cui dovranno sdebitarsi lavorando in qualche lontana fazenda, sostanzialmente sequestrati per mesi o anni. Un disegno di legge che voleva destinare la terra in cui viene scoperto lo sfruttamento di lavoro schiavo alla redistribuzione agraria, é perennemente bloccato dalla gruppo (trasversale) ruralista del Congresso.
    Ma anche quando non é lavoro schiavo, la paga dei braccianti delle piantagioni di caffé é da fame: 12 reais (circa 5 euro) al giorno per un uomo, 10 per una donna.
    Per il futuro, le speranze sono tutte riposte nella fedele adesione di Wagner al PAC (Programma di Accelerazione della Crescita), il prodotto piú importante del secondo mandato di Lula. Per Bahia, il PAC rappresenta 9 miliardi di reais (3 miliardi di euro) in entrata: due terzi destinati al settore agricolo (ma solo per la coltivazione intensiva in prospettiva degli agro-combustibili), a quello energetico e, soprattutto, alla deviazione del fiume San Francisco che sta suscitando forti contrasti perché al conclamato obiettivo di irrigare il semi-arido bahiano, nasconde la privatizzazione dell'acqua in Brasile. L'única infrastruttura sociale prevista dal PAC a Bahia é la costruzione della metropolitana a Salvador. Una decisione su cui ha pesato non poco la pressione degli imprenditori coinvolti in un'altra gallina dalle uovo d'oro: l'industria del turismo. Uova delle quali gli abitanti della cittá non raccolgono che il guscio, vendendo acarajé e ciabatte in qualche incrocio dello storico quartiere Pelourinho, mentre l'amministrazione si limita ad osservare da fuori gli immensi giri di denaro fra gestori locali e grandi imprese turistiche straniere.

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