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    Nicaragua - Ortega in Parlamento propone ristrutturazione del Debito Interno

    Approvati fondi per la ricostruzione e lanciato il progetto di riforma dello Stato
    2 novembre 2007 - Giorgio Trucchi

    Il presidente Ortega durante la sessione in Parlamento (Foto G. Trucchi)

    52,3 milioni di córdobas (circa 3 milioni di dollari) dal Bilancio del 2007 e probabilmente altri 936 milioni (circa 50 milioni di dollari) del Bilancio 2008 da destinare alla ricostruzione è il risultato ottenuto dal presidente Daniel Ortega durante la sua prima visita alla Asamblea Nacional.
    74 deputati hanno votato ed approvato la riforma del Bilancio 2007, che permetterà l'inserimento di questi fondi aggiuntivi, derivanti dalle maggiori entrate dell'IVA e il loro utilizzo per le prime urgenti opere di ricostruzione delle vie di comunicazioni distrutte dall'Uragano Félix e da 50 giorni di intense piogge in tutto il paese.

    La richiesta presentata dal Governo è stata preceduta da una lunga e dettagliata presentazione dei danni provocati al paese e della grave situazione sanitaria che si è creata nei Dipartimenti di Chinandega e León (un'epidemia di leptospirosi ha colpito oltre 2 mila persone, 10 delle quali sono decedute e 117 sono attualmente in stato critico).
    Secondo gli ultimi e pressoché definitivi dati, le famiglie colpite sono 40.060, per un totale di 227 mila persone. Sono stati interessati 51 dei 153 municipi del paese, 609 località, distrutti 27 ponti, resi inagibili più di 3 mila km di vie di comunicazione e persi completamente 100 mila ettari di produzione agricola. Invariati gli altri dati già presentati la scorsa settimana (vedi "Schegge di ottobre" su www.itanica.org ).

    L'interminabile elenco dei danni provocati dai fenomeni atmosferici che hanno colpito il Nicaragua, è reso oggi ancora più drammatico dalle difficoltà logistiche che stanno rallentando l'arrivo degli aiuti (soprattutto nella zona della RAAN), dalla distruzione delle coltivazioni che hanno fatto lievitare enormemente i prezzi dei beni di prima necessità (riso, fagioli e mais) e dalla mancanza di risorse economiche liquide per far fronte all'emergenza.

    Secondo il rappresentante governativo della Cooperazione Estera, Rodolfo Delgado, attualmente sono arrivati nel paese circa 13 milioni di dollari in contanti e 20,2 milioni in beni materiali per la ricostruzione ed alimenti, quantità totalmente insufficiente per far fronte al disastro.

    Le richieste del governo

    Per poter far fronte ai prossimi sei mesi di emergenza nazionale (Ortega ha dichiarato pochi giorni fa lo Stato di Calamità nazionale), il Ministro del Tesoro e Credito Pubblico, Alberto Guevara, ha presentato la proposta di riforma ai Bilanci 2007 e 2008, accompagnata da una serie di misure che hanno l'obiettivo di accelerare il processo di ricostruzione.
    Grazie alle maggiori entrate fiscali relative all'IVA, Guevara ha proposto un aumento di 53,2 milioni di córdobas nel Bilancio 2007, da destinare ai primi urgenti lavori di ricostruzione delle vie di comunicazioni (fondamentale per la distribuzione della produzione agricola di prima necessità e per quella dei prodotti per l'esportazione).
    Ha inoltre proposto che il Ministero dei Trasporti (MTI) venga esonerato temporalmente dal rispetto delle norme che regolano la Contrattazione per Opere Pubbliche (gare d'appalto), lasciando inoltre aperta la possibilità di poter inserire d'urgenza nuovi eventuali prestiti o donazioni internazionali, senza dover così ricorrere ad ulteriori richieste di riforme al Bilancio della Repubblica.
    Sul discorso degli aumenti spropositati dei generi alimentari (come esempio basti pensare che una libbra - mezzo chilo - di fagioli è passata da 7-8 córdobas a quasi 20 nel giro di qualche giorno), Guevara ha annunciato che il governo abbasserà tutti i dazi doganali sui prodotti sensibili per le famiglie nicaraguensi, facilitando in questo modo la loro importazione, accorderà con la FAO l'acquisto di sementi da ridistribuire tra i produttori, mentre la Empresa Nicaraguense de Alimentos Básicos (ENABAS) acquisterà forti quantitativi di alimenti (riso, fagioli e mais) per abbassare e calmierare i prezzi di mercato interno.

    Per quello che riguarda il Bilancio 2008, presentato dal Governo alla Asamblea Nacional durante la scorsa settimana e che dovrà essere approvato entro il 15 dicembre, Guevara ha ufficializzato la decisione del presidente Ortega di rinegoziare con le banche il pagamento dei tristemente famosi Certificados Negociables de Inversión (CENIs), liberando in questo modo 936 milioni di dollari (50 milioni di dollari) da utilizzare per l'emergenza. Questa decisione dovrà comunque essere presentata ufficialmente alla Asamblea Nacional per la sua approvazione.

    Rinegoziare i CENIs: un atto dovuto

    Durante un intervento di oltre un'ora, il presidente Ortega ha finalmente annunciato ciò che gran parte della popolazione stava aspettando e cioè che per almeno due anni (2007-2008) non verranno pagati ai banchieri gli interessi e la parte di capitale relativi ai CENIs, che questi fondi verranno utilizzati per la ricostruzione e che sono in corso negoziazioni con le tre banche che posseggono questi titoli (BANPRO, BANCENTRO e BDF) per rinegoziarne i tempi di pagamento e il loro tasso d'interesse.

    Pur riconoscendo che si tratta di un "debito criminale", Ortega ha comunque confermato l'intenzione di non voler in nessun modo sospendere il pagamento futuro del Debito Interno, in quanto questa azione farebbe perdere credibilità e futuri crediti al paese. Ha inoltre intimato ai "saggi" dell'economia che hanno un posto fisso nei canali televisivi a spiegare "come farebbero, senza pagare questo Debito Interno che considero immorale, a migliorare le condizioni dei lavoratori e della popolazione povera, di fronte a uno schema di dominazione globale imperialista che ci tiene legati. Se uno di questi saggi - ha continuato Ortega - mi dice che prendendo questi 8 mila milioni e ripartendoli allegramente non sprofonda l'economia nicaraguense, sicuramente riceverebbero il premio Nobel, perché nessuno, fino a questo momento, ha trovato la formula per farlo! Per dovere di responsabilità non c'è altra strada che quella di negoziare".

    I CENIs (vedi "Lo sporco gioco delle banche" apr. 2006 su www.itanica.org ) fanno parte di una delle pagine più nere della storia recente del Nicaragua e contribuiscono a mantenere legato questo paese ad un Debito Interno di molto superiore a quello Estero, favorendo quelle banche che hanno rilevato quelle fallite tra il 1999 e il 2001 e che, in cambio, hanno ricevuto Buoni del Tesoro a tassi d'interesse altissimi (oltre il 20 per cento). La loro storia e la rivalutazione avvenuta durante il governo di Enrique Bolaños è inoltre percorsa da episodi di corruzione e di malaffare, che ha portato la Contraloría de la República (Corte dei Conti) ad accusare penalmente vari ex amministratori pubblici, uomini politici, tra cui il leader della Alianza Liberal Nicaraguense (ALN), ex candidato presidenziale, ex banchiere ed attuale deputato, Eduardo Montealegre.

    Da più parti si è sollevata la voce sulla necessità di rinegoziare questi titoli ed alcuni settori hanno più volte chiesto la totale sospensione dei pagamenti, appellandosi ad un'altra risoluzione della Contraloría che ha dichiarato nulla la loro emissione.

    Per dover di informazione è importante ricordare che nel Bilancio del 2008 figura un pagamento del Debito Interno di 5.780 milioni di córdobas (290 milioni di dollari), pari al 25 per cento degli Ingressi fiscali del governo. Di questa somma, i CENIs rappresentano "solo" il 16 per cento, mentre i Bonos de Pago por Indemnización (BPI) rappresentano circa il 50 per cento. Tali BPI sono Buoni del Tesoro emessi dal governo di Violeta Chamorro negli anni 90 per "rimborsare" persone e società espropriate dal governo sandinista negli anni 80. Come per i CENIs, anche i BPI hanno un passato di corruzione e traffici illegali, per mezzo dei quali molte persone sono state più volte indennizzate e i Buoni sono in gran parte stati venduti alle banche nazionali.

    Le reazioni

    All'interno della Asamblea Nacional la maggior parte degli interventi sono stati a favore della proposta di Ortega, anche se con accenni diversi.
    Mentre i gruppi parlamentari della ALN e del PLC hanno riconosciuto l'importanza della rinegoziazione dei CENIs, chiedendo però il rispetto del pagamento futuro per evitare al paese ripercussioni a livello d'immagine e l'inclusione dei BPI nella stessa rinegoziazione, i membri della Alianza MRS hanno chiesto il non pagamento dell'interno ammontare del Debito Interno, considerandolo "illegale, illegittimo, immorale ed impagabile" e l'utilizzo di questi fondi per la ricostruzione e l'emergenza.

    Secondo Mónica Baltodano, "questo Debito Interno ha raggiunto i 3.111 milioni di dollari, equivalente al 60 per cento del PIL. La proposta del presidente è ancora troppo cauta e non risolverà i problemi che dobbiamo affrontare come paese".
    La posizione della deputata della Alianza MRS è stata in un certo senso sostenuta durante la settimana da vari economisti indipendenti, i quali ritengono positiva la decisione di Ortega, ma allo stesso tempo la giudicano come debole e poco incisiva.

    L'economista indipendente e membro della Coordinadora Civil, Adolfo Acevedo, ha invece risposto alle critiche di Ortega nei confronti di vari economisti, riproducendo varie dichiarazioni di famosi economisti internazionali, tra cui Joseph Stiglitz, ex Vice presidente della Banca Mondiale, che dimostrano l'efficacia e la viabilità di una sospensione dei pagamenti.
    Acevedo ha inoltre ricordato che "il Nicaragua si trova di fronte a un bivio: o paga l'oneroso ed illecito Debito Interno o al contrario, effettua gli investimenti indispensabili per rispettare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ed affronta il gigantesco debito sociale che esiste nei confronti di milioni di esseri umani che vivono nel paese".

    In mezzo a tanto clamore, il Presidente Ortega ha inoltre approfittato dell'occasione della sua presenza in Parlamento per lanciare ufficialmente la proposta di negoziazione (comunque già avviata) per un cambiamento radicale della Costituzione, passando da un sistema presidenzialista a quello parlamentario ed eliminando il divieto di rielezione del Presidente della Repubblica.
    Nei giorni scorsi il dibattito su questo argomento si è acceso in tutto il paese e non è un segreto per nessuno che il FSLN ed il PLC stanno già discutendo ampiamente del tema.

    © (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - gtrucchi@itanica.org - www.itanica.org )

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